II Municipio, abbandonata l’area di via Foce Dell’Aniene

Inches: "via Foce Dell’Aniene sconosciuta a Babbo Natale ed alle Istituzioni"
Enzo Luciani - 28 Dicembre 2009

Percorrendo via del Foro Italico, poco prima dell’uscita per l’elegante quartiere dei Parioli di Roma, a poche centinaia di metri in linea d’aria da piazza Euclide, vi è una stradina sterrata semi-nascosta, il cui ingresso sembrerebbe condurre in una scarpata, e si interrompe sotto il ponte della Ferrovia di Monte Antenne; da questo posto si può notare il punto dove il fiume Aniene si congiunge al Tevere, che ha dato il nome a tutta la zona, in uno scenario suggestivo, dove si può udire solo il canto dei gabbiani reali.

Ai lati della stradina, percorribile con gran difficoltà nelle giornate piovose, a causa delle grandi buche ricolme d’acqua, vivono un centinaio di cittadini stranieri, per lo più filippini, di cui 14 minori, e tre famiglie di peruviani, con regolare residenza anagrafica, in baracche-favelas tirate su circa venti anni fa, con materiali recuperati. Le costrizioni abusive sono state denunciate in passato dal 2° gruppo della Polizia Municipale, ma sembrerebbe che non ne sia mai stata abbattuta neanche una, così come non è mai stato preso alcun provvedimento per l’immissione delle loro acque nere nel fiume Tevere, con tubazioni abusive collegate ad ogni baracca, o in pozzi neri a dispersione, con grave inquinamento.

Le precedenti amministrazioni di sinistra che si sono alternate al Comune di Roma, nonostante la loro superiorità morale in tema di accoglienza, su noi comuni uomini e donne di destra, non si sono mai interessate a questa realtà, lasciando isolata dalla civiltà tutta la zona di via Foce Dell’Aniene, senza acqua potabile, né gas di città, né fogne, né illuminazione pubblica.

E’ quanto dichiara il consigliere del PDL del II Municioio Massimo Inches. "Di questa situazione – prosegue Inches – ne hanno approfittato i nomadi del vicino campo abusivo di via del Foro Italico, dotato di acqua comunale, che hanno fatto sotterrare una lunga tubazione, passando sotto il ponte della ferrovia, che porta l’acqua in tutte le abitazioni dei filippini, facendo pagare 20 €uro al mese ad ogni famiglia. Solamente le famiglie peruviane non si sono volute sottomettere all’estorsione, e si sono così ritrovate con le tubazioni tranciate. Poi in un successivo susseguirsi le intimidazioni sono proseguite col taglio dei pneumatici delle loro auto, la colla nei lucchetti delle abitazioni e perfino nelle serrature dei furgoncini che usano per lavorare. Quando qualche famiglia rimane indietro con i versamenti – racconta Inches – i nomadi sono soliti mandare “avvertimenti” chiudendo temporaneamente l’erogazione dal loro campo e mettendo così in ginocchio anche i più risoluti. Fortunatamente sono in corso indagini penali, scaturite dalla mia denuncia e coperte dal segreto istruttorio, che sicuramente porteranno grossi risvolti giudiziari.

Per questa situazione ho presentato interrogazioni al presidente del 2° municipio, chiedendo di attivarsi in favore di questa comunità, senza ricevere alcun riscontro; ho protocollato nuovamente altre richieste, firmate congiuntamente dal consigliere aggiunto straniero municipale, ma a tutt’oggi non sono stato neanche convocato, pur essendo l’attuale amministrazione di via Dire Daua del mio stesso colore politico.

Io – conclude Inches – continuerò la mia battaglia in favore di questa popolazione, formata da persone per bene, onesti lavoratori, ben inseriti e benvoluti nella nostra città, e non mi fermeranno certamente le intimidazioni ricevute, che mi hanno convinto di avere preso la strada giusta".

Foce dell’Aniene, una discarica a cielo aperto
Da un sopralluogo del consigliere del II Municipio Massimo Inches è emersa una situazione allarmante: favelas, inquinamento e pizzo


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