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Il 25 Aprile sui muri e per le strade del Sesto municipio

Lapidi e pietre d’inciampo ricordano la Resistenza e le Liberazione nei quartieri
di Francesco Sirleto - 23 Aprile 2012

Per chi, cittadino del VI municipio, fosse intenzionato a celebrare in maniera diversa e originale il 25 Aprile del 2012 (ma anche tutti quelli futuri), consigliamo di mettersi in cammino, lungo le strade dei quartieri, alla scoperta delle lapidi e delle iscrizioni intitolate a personaggi che combatterono e caddero per la libertà e la rinascita dell’Italia.

I quartieri del VI Municipio, infatti, nei nove mesi dell’occupazione nazista della Capitale, videro svilupparsi una lunga e quotidiana Resistenza agli invasori, fatta di azioni armate, atti di sabotaggio, scontri sanguinosi, ma anche di sostegno, di rifornimento, di protezione di combattenti all’interno delle case, di azioni di collegamento tra un reparto e l’altro delle varie formazioni partigiane.

Il Pigneto, Torpignattara, Quadraro, Villa Gordiani, furono il rifugio ma anche la fucina nella quale nascevano, crescevano, si sviluppavano i G.A.P. (Gruppi d’azione patriottica) legati al PCI, le bande di Bandiera Rossa (comunisti dissidenti), le formazioni Matteotti (socialisti), le formazioni di Giustizia e Libertà (Partito d’Azione). Anche i cattolici contribuirono alla lotta di Resistenza, molto spesso furono sacerdoti e suore i più impegnati nella protezione e nell’azione di soccorso nei confronti di perseguitati politici, di partigiani, di parenti e familiari di perseguitati o di renitenti alla leva. Perciò, a chi volesse percorrere le strade caratterizzate da segni e simboli di questa lotta quotidiana, diamo alcune indicazioni.

Innanzitutto si può incominciare dal Pigneto, magari da via Montecuccoli, dove all’inizio della strada vi è una lapide (alquanto scolorita e quasi illeggibile) che ricorda che in quella strada vi furono girate, nel 1945, alcune delle più drammatiche sequenze del film “Roma città aperta”, di Roberto Rossellini, con Anna Magnani e Aldo Fabrizi. Da via Montecuccoli si attraversa la Prenestina e si percorre via Ascoli Piceno, dove, davanti al civico 18, sono poste due lapidi che ricordano l’operaio sardo immigrato Antonio Atzori, deportato e morto nel campo di concentramento di Mauthausen nel 1944. Oltre alle due lapidi, installata sul marciapiede ma ben visibile vi è anche una “pietra d’inciampo” (una sorta di mattone in bronzo) che ricorda lo stesso personaggio. Lo stesso discorso (le due lapidi e la pietra d’inciampo) vale anche per altri due deportati nello stesso lager di Mauthausen: Fernando Persiani (in via Ettore Giovenale n. 95) e Ferdinando Nuccetelli (in via Romanello da Forlì n. 34). Una sola lapide ricorda invece Angelo Galafati (ucciso alle Fosse Ardeatine) sul muro della casa dove abitava, in via Fortebraccio n. 25. Sempre al Pigneto è da ricordare la lapide, posta all’interno della chiesa di Sant’Elena (via Casilina n. 205) che ricorda il coraggioso parroco Padre Raffaele Melis, morto mentre prestava soccorso ai feriti del bombardamento del 13 agosto 1943, e la cui figura, insieme ad altre figure di sacerdoti, ispirò Rossellini per delineare il personaggio interpretato da Aldo Fabrizi in “Roma città aperta”.

Scendendo a Torpignattara, è necessario fermarsi in piazza della Marranella: sul muro a fianco dell’ingresso alla Sala del Consiglio del VI municipio, è posta una grande lapide sulla quale sono inscritti i nomi di ben 27 “martiri della libertà”, giovani di Torpignattara, parecchi dei quali uccisi alle fosse Ardeatine. Tra questi ricordiamo: i fratelli Cantalamessa, i fratelli Bruni, Orazio Corsi, Mario Passerella, Cataldo Grammatica, Leopoldo Orsini, Angelo Innocenti. Valerio Fiorentini, valoroso comandante dei G.A.P., ucciso alle Ardeatine, è ricordato invece in una targa posta sul muro del civico 97 in via Torpignattara, mentre il più giovane partigiano di Torpignattara (caduto a 16 anni nella battaglia di Monte Tancia il 7 aprile 1944) ha avuto, recentemente, l’intitolazione del giardino adiacente a Largo Raffaele Pettazzoni, a ridosso dell’Acquedotto Alessandrino. In via Galeazzo Alessi n. 132, invece, è posta una lapide che commemora i due partigiani di Bandiera Rossa, entrambi abitanti nella zona popolare di Villa Certosa, Pietro Principato e Guerrino Sardella. Il primo fu l’ultimo caduto della Resistenza a Torpignattara, precisamente il 5 giugno del 1944 (il giorno successivo alla Liberazione di Roma); il secondo fu fucilato a Forte Bravetta il 2 febbraio del 1944.

Lasciando Torpignattara e raggiungendo il Quadraro, troviamo, in Largo dei Quintili, ben 2 targhe: la prima commemora il grande rastrellamento del Quadraro del 17 aprile del 1944 (947 furono i deportati in Germania); la seconda riporta i nomi (posti alfabeticamente in senso contrario) di Goffredo Romagnoli, Gastone Gori, Leonardo Butticé, Gaetano Butera, Adolfo Bonfanti, partigiani socialisti appartenenti alle formazioni Matteotti. Un’altra targa, all’interno della chiesa di Santa Maria del Buonconsiglio, è intitolata a padre Gioacchino Rey, allora parroco, il quale svolse un grande lavoro di convincimento (ma anche di falsificazione di carte) al momento del rastrellamento, riuscendo a ridurre di alcune centinaia il numero di rastrellati destinati alla deportazione.

Infine, lasciato il Quadraro e raggiunta Villa Gordiani, leggiamo sul muro di via dei Gordiani n. 349 (che corrisponde al muro esterno della parrocchia di Santa Maria Addolorata) i nomi di 5 operai dell’allora Borgata Gordiani, antifascisti e martiri della lotta di Liberazione: Otello Valesani, Carlo Lucchetti, Carmine Fusilli, Ilario Canacci, Ugo Codani. A Largo delle Terme Gordiani, poi, troviamo un monumento fatto erigere dal Comune nel 1978, sul quale si legge la semplice scritta “Ai caduti per la lotta di Liberazione”.


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