

Sempre più stretto e scivoloso, sotto le scarpe di chi lo percorre
Non date retta alle frottole pinocchiesche che ogni giorno corrono attraverso i mezzi d’informazione, dove il campo largo vuol apparire l’espediente più efficace per battere l’attuale maggioranza di governo. E’ soltanto un nuovo Campo dei Miracoli, dove basterebbe seminare un’idea comune di onesta politica programmatica rivolta alla stabilità futura del Paese, affinché spuntasse il germoglio di solidarietà del “tutti per uno e uno per tutti”, finora intravisto qualche volta solo alla nascita, ma sempre appassito appena nato.
Il campo largo è soltanto qualcosa di simile al Campo di Marte, dove gli eserciti della sedicente politica italiana sono sempre pronti alla battaglia per offrire agli spettatori un duello interessante, con l’invenzione di nuovi colpi d’arma (nera, rossa o bianca ha poca importanza) e nuove strategie belliche (o meglio bellìche), onde attrarre un pubblico pagante (guai se non fosse così), sempre più disinteressato a tifare per qualcuno dei combattenti in campo.

Purtroppo il vento è cambiato. Sempre meno spettatori affollano la tribuna, poco attratti da uno spettacolo indecoroso, offerto da quelli che dovrebbero vestire i panni dei loro paladini. Un aspetto che finora non sembra preoccupare i teatranti di quell’arena che chiamano ancora Arengo Politico, dopo averla trasferita dai parlamenti, luoghi istituzionali, ai social, che di sociale offrono ben poco, se non la comodità offerta dalla licenza di mentire, offendere e scagliarsi con piglio gaglioffo sul nemico di turno, senza accorgersi dell’esistenza di molti italiani che, per fortuna, rifiutano l’insolenza della volgarità, preferendo l’astensionismo, non comprendendo chi sia meritevole del loro consenso.
Mi chiedo fin quando è destinata a durare la voglia di non andare più a votare. Me lo chiedo io, ma non vedo presente la stessa domanda nel comportamento di chi è riuscito a strappare, quasi per misericordia, una scheda votata dall’elettore.
Il campo largo si fa sempre più stretto e scivoloso, sotto le scarpe di chi lo percorre. E fate attenzione parlamentari e senatori, governatori e assessori regionali, sindaci e consiglieri comunali, perché non sono un giornalista politico, quanto piuttosto un chimico bio-organico, laureato da tempo e familiare con le analisi di tipo organolettico; fate attenzione perché il cammino che state percorrendo tutti non è reso scivoloso dal fango. No, all’odore è lampante: trattasi di tutt’altro tipo di melma che non sempre porta bene come a teatro.
C’è speranza? Temo proprio di no, con la speranza di sbagliarmi. Il globo terraqueo è a rischio per troppe cause che si assommano l’una con l’altra, talvolta l’una correlata all’altra e i nostri politici, ivi inclusa tutta la ciurma europea, continuano a scambiarsi galantemente il partner, dentro un ricco maniero medievale, al ritmo di minuetto, sull’aria di Oh che bel castello, tarutino, tarutello; noi l’abbiam più bello, tarutino, tarutà!…
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Come sempre condivido tutto ciò che hai detto ! La miseria morale dei nostri governanti e’ il “fango” cui facevi cenno
Oh!! Come scrivi bene tu!! Giuseppe