Il Centro di Lavoro di Castel di Guido

Sarà ricordato con una lapide all’interno dell’Azienda Agricola
di Franco Leggeri e Giorgio Giannini - 26 Novembre 2009

Nella seduta del 26 ottobre 2009 del Municipio XVIII è stato approvata, all’unanimità, per alzata di mano, la mozione n.3. Con questa mozione, finalmente, si stabilisce di apporre una lapide per ricordare la presenza di un Centro di Lavoro all’interno dell’Azienda Agricola per i dissidenti del Governo di allora. Il Centro di Lavoro è stato l’unico istituito e funzionante nella Capitale.
Si è stabilito di organizzare un convegno, entro il 2010, sui Campi di internamento civile istituiti durante la seconda guerra mondiale.

Il Centro di Lavoro di Castel di Guido

Nel 1941, il Ministero dell’Interno decide di realizzare un Centro di lavoro (sul modello della colonia di Pisticci – Provincia di Matera) nell’azienda agricola di Castel di Guido, nel Comune di Roma, di proprietà del Pio Istituto Santo Spirito ed Ospedali Riuniti di Roma.

Alla fine del 1941, il Governatorato di Roma (così era chiamato il Comune di Roma nel periodo fascista), che aveva ottenuto la concessione di 1.200 ettari dell’azienda agricola, inizia la costruzione, nel nucleo centrale dell’Azienda, ubicato in località Castel di Guido, al km 18 della Via Aurelia, di alcun case (ufficialmente destinate agli sfrattati) e di un Centro di Lavoro, che comprendeva dormitori, refettorio e servizi, in grado di accogliere fino a cento persone.

Il Centro di Lavoro è pronto nella primavera del 1942 e vi vengono inviati gli internati civili (ma anche confinati per motivi politici). E’ dato in gestione al sig. Eugenio Parrini, Direttore dell’azienda agricola, che utilizza gli internati come manodopera a basso costo nei lavori dell’azienda.

La direzione del Centro di Lavoro è affidata ad un Brigadiere dei Carabinieri.

Gli internati alloggiano al primo piano di un grande edificio, attrezzato in modo da accogliere una cinquantina di persone. Al piano terra dello stesso edificio ci sono le stalle.

In un edificio vicino ci sono l’officina e la falegnameria, dove lavorano gli internati, e la mensa. Nelle vicinanze, ci sono la caserma dei Carabinieri, gli uffici della direzione dell’azienda agricola. Nel piccolo borgo rurale di Castel di Guido ci sono anche le abitazioni di alcune famiglie di dipendenti dell’azienda ed una piccola bottega di generi vari.

Adotta Abitare A

La maggior parte degli internati lavorano per l’azienda agricola, ma alcuni svolgono attività artigianale in proprio. Il lavoro non è obbligatorio, ma tutti svolgono un’attività sia per guadagnare, in aggiunta al sussidio, la paga giornaliera di 10 lire (se operai dell’azienda) sia per stare all’aria aperta. Infatti, l’internato che decide di non lavorare, deve rimanere nella camerata.

In caso di insubordinazione, gli internati vengono portati nel carcere romano di Regina Coeli.

Dopo la caduta del fascismo,il 25 luglio 1943, i dirigenti del Centro di Lavoro si rendono irreperibili, ma l’attività prosegue.

Il 31 luglio 1943 i primi internati vengono prosciolti, ma gli altri rimangono nel Centro. Il 29 ottobre 1943, il Questore di Roma comunica alla Direzione Generale di Pubblica Sicurezza che il “Grand’Ufficiale Parrini, già rappresentante del Governatorato nel Centro di Lavoro di Castel di Guido, dove erano occupati internati e confinati, ha sospeso i lavori ed ha ritirato il materiale di casermaggio” e chiede di conoscere la “sorte degli confinati, tuttora presenti”. Pochi giorni dopo, gli ultimi internati e confinati vengono prosciolti ed il Centro di lavoro è chiuso.


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