Il Concerto della domenica al Quirinale

Ettore Visibelli - 14 Febbraio 2021

Oggi, domenica 14 febbraio 2021 (San Valentino), nell’ambito dei concerti del Quirinale, si terrà quello della Fisarmonica Politecnica, voluta dalla Presidenza della Repubblica e messa insieme in fretta e furia dal Maestro Drakes, attingendo ad elementi provenienti da diversi conservatòri dello Stivale, integrata con liberi solisti di grande spessore musicale, per quanto autodidatti, voluti dallo stesso Direttore d’orchestra a rinforzare le fila di strumentisti piuttosto debolucci, come i fiati (pesanti), le percussioni (violente), gli ottoni (macchiati) e gli archi (privi di frecce).

Nonostante l’insistenza del Quirinale, ho ringraziato e declinato l’invito.

I musicisti, chiamati a comporre l’Orchestra, pur nel giorno degli innamorati non dimostrano troppo amore gli uni con gli altri e, per questa ragione, siamo tutti molto curiosi nello  scoprire – ammesso che ci riesca – come il Maestro Drakes potrà riuscire a ottenere una performance accettabile – nella overture di inizio, di Cristine Lagarde, “Son casi amari” – da un gruppo tanto eterogeneo, per provenienza di formazione scolastica, di genere e di attitudine a interpretare un programma musicale per i componenti inusitato, nell’economia esecutiva e nell’affiatamento reciproco, avendo, fino adesso, sperperato inutilmente guadagni e sovvenzioni, elargite a sostegno di miglioramenti strutturali. Non sono amanti di un settore epocale prediletto e poco specializzati in musiche che per lo più suonano a orecchio, con l’accompagnamento a piatti di pastasciutta.

Finora – e mi spiace doverlo ammettere – i musicisti italiani di Monte Citorio e di Palazzo Madama, così come i maestrini che si esibiscono, non meno modestamente, nei Governatorati di Regione, solo in rarissime occasioni hanno ricevuto il plauso del pubblico e tanto meno della critica interessata alle loro composizioni, collezionando una serie di insuccessi, veri fiaschi (e purtroppo non di vino) ovunque abbiano ambito al successo.

Adesso, sinceramente non riesco a immaginare come, accorpando un’ensemble tanto eterogenea, il Maestro Drakes, potrà riuscire nell’impresa di ottenere un’armonia – almeno accettabile – da un insieme di elementi, taluni dei quali non li accetterebbe neppure la Banda Comunale di Poggio al Melo, per la pressoché inesistenza della loro preparazione musicale.

È sicuro che se ci dovesse riuscire, sarebbe la prima volta, dopo il successo Littorio, ottenuto da un Solista degli anni ’30 del secolo scorso – tuttavia finito male – sfiorato successivamente per un  breve periodo dal Quartetto Biancofiore negli anni ’50 e ripetutosi, con alti e bassi, dal 1980 al 2010, dal duo Betty e Sylvì, finito in una bancarotta, che ha rischiato di allargarsi a tutto il panorama musicale italiano (ivi incluso il Festival di Sanremo, iceberg incontrastato nel mare canoro del consenso nazionale).

A parte brevi periodi illusori, i concerti dei migliori musicisti sul mercato nazionale, non hanno mai sortito finali, connotati da acclamazioni entusiastiche, con richieste ininterrotte di bis e repliche. Per lo più si sono conclusi con fallimenti di cassetta e fischi prolungati di biasimo, da un pubblico profondamente deluso.

Auguri, quindi, di tutto cuore alla nuova, inconsueta formazione, richiesta dal Direttore dei Teatri al Quirinale e varata dal Maestro Drakes, per un lungo e duraturo successo di pubblico e di critica, anche su scala internazionale.

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Lo dico, specie pensando al balletto, prossimamente in cartellone, “il Laghetto dei Mattei”, opera musicale tutt’altro che di facile esecuzione, nella quale non esiste il ruolo di primo ballerino, ruolo ambito da entrambi i due talentuosi interpreti.


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