Il Consiglio di Stato dichiara illegittima l’emergenza rom

Azzerati tutti gli atti del Commissario Straordinario sul "piano nomadi"
di Alvaro Colombi - 22 Novembre 2011

Il decreto del Presidente del Consiglio del 21 maggio 2008, con cui si dichiarava l’emergenza rom e si concedevano al Commissario governativo Pecoraro poteri straordinari in ordine al “piano sulle popolazioni nomadi”, deve considerarsi illegittimo.

E’ quanto ha stabilito il Consiglio di Stato con la sentenza del 16 novembre 2011, confermando la sentenza del Tar dell’estate 2009 che aveva già dichiarato incostituzionali le norme sull’identificazione dei rom.

Ciò significa che tutti i provvedimenti fin qui emanati in regime di commissariamento decadono in modo automatico e che la gestione della scottante “questione nomadi” ritorna al Comune, o meglio, ad essere proprio precisi, a Roma Capitale.

Del resto, che non c’erano le condizioni per giustificare la richiesta di un’emergenza rom lo avevamo sostenuto a più riprese nel nostro giornale (si veda p.e. abitarearoma.net del 24.2.2009). Ci chiedevamo infatti come facessero i rom, cioè lo 0,26% della popolazione romana, a costituire un allarme sociale e non invece il facile capro espiatorio di una politica della sicurezza troppe volte incerta e scarsamente efficace.

Che farà ora la Giunta capitolina? “Noi – dice l’assessore Belviso – andiamo ugualmente avanti col piano nomadi, anche perché il Consiglio di Stato ci dà la possibilità di sanare gli atti del Commissario in base alle nostre competenze”.

Non sembra dello stesso avviso Sergio Gaudio, responsabile del Forum immigrazione del Pd, il quale sostiene che “certi atti non potranno comunque essere sanati perché eseguiti solo grazie ai poteri straordinari conferiti dal Governo. Il Comune, per esempio, non avrebbe mai potuto superare i vincoli archeologici e ambientali cui è soggetta l’area della Barbuta”.
Ma che si è fatto veramente, nel corso della gestione commissariale, in materia di provvedimenti sulle popolazioni nomadi”?

Se vogliamo dirla tutta il cosiddetto “piano nomadi”, ad ora, è consistito nello sgombero di Casilino 900 e della Martora (i campi più popolosi e “difficili”) e in una serie di sgomberi di campi minori. Tutte operazioni che hanno prodotto uno spostamento dei campi rom, sotto forma di micro-insediamenti abusivi, in altre parti della città. Anche perché degli otto nuovi campi attrezzati che, secondo un piano tanto reclamizzato, avrebbero già dovuto sorgere intorno al Gra e ospitare centinaia di rom, non ne è stato realizzato che uno: quello della Barbuta, all’interno di una zona, peraltro, vincolata.

La “molto parziale” realizzazione del piano, mancando all’appello addirittura sette campi attrezzati, finora è costata 25 milioni (dei 30 stanziati). Come sono stati spesi lo chiediamo al sindaco Alemanno. 

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