Il ‘consumo di suolo zero’ esige la revisione del Piano Regolatore Generale

Elezioni a Roma. Senza un impegno in questa direzione le promesse “verdi” ed ambientaliste di partiti e candidati sono merce avariata
di Aldo Pirone - 16 Febbraio 2013

“Consumo di suolo zero” è il grido che in questa campagna elettorale nazionale e regionale va per la maggiore nell’ambito delle forze che si rifanno al centrosinistra, alla sinistra alternativa di Ingroia e anche alla marea montante del M5S.

Alcuni esponenti e candidati o ricandidati della sinistra progressista che oggi lanciano l’acuto grido hanno partecipato negli anni passati in vario modo, misura e responsabilità a non fermare questo consumo demenziale.

C’è chi ha fatto credere, come gli estensori dell’attuale PRG di Roma durante la giunta Veltroni, che lo stava contenendo mentre invocava le magnifiche sorti e progressive del mercato nazionale e internazionale che, qual Spirito Santo (vedi il fulgido esempio della centralità di Romanina), sarebbe disceso sulle aree edificabili per farle decollare insieme al policentrismo cittadino. C’è chi dice, per lo più esponenti della sinistra alternativa, di averlo subìto, il consumo insieme al PRG, ma non condiviso, (però alcuni di essi nelle loro responsabilità di amministratori vi si sono acconciati più o meno volentieri).

Dar Ciriola asporto

La crisi in corso, con la caduta delle attività edificatorie dovuta a sovrapproduzione di case, ha provocato un amaro risveglio nelle menti addormentate e dato nuovo vigore a chi si batte da sempre contro l’insana distruzione del bene più prezioso che abbiamo: le nostre città, i nostri borghi, i nostri paesaggi, i nostri beni culturali e archeologici frutto di secoli di storia. Di queste menti non fanno parte ovviamente Berlusconi che se sente parlare di ambiente e paesaggio che non sia quello delle sue innumerevoli ville “mette mano alla pistola”, né Alemanno che ancora oggi tenta di seppellire altre consistenti porzioni di agro romano sotto milioni di mc con il pretesto dell’housing sociale.

Le parole più usate nella tenzone elettorale per ciò che riguarda il territorio sono quelle dell’ambientalismo e dell’ecologismo storico: “rigenerazione urbana”, “difesa e valorizzazione del paesaggio”, “green economy”, “energie alternative” ecc.. Qualcuno, addirittura, arriva a prospettare la cosiddetta “decrescita felice” contrapposta ad una crescita basata su un modello di sviluppo eccessivamente consumistico, divoratore di suolo, energia e di futuro per le nuove generazioni. Su tutto poi viene agitata la parola magica di “Bene comune” che, come l’altra parola magica che è andata per la maggiore in questi anni di sperperi vergognosi, di subalternità al capitale e alla speculazione terriera e finanziaria, la parola “riformismo”, viene stiracchiata qual pelle di zigrino per mascherare e nascondere nella penombra degli slogan ad effetto cose diverse, incoerenti e perfino opposte alle declamazioni elettorali.

Curiosamente negli slogan e nei pochi programmi che circolano se le parole magiche fin qui ricordate vengono diffuse a profusione è difficile scovare quelle che indicano il vero motore del consumo di suolo e del distorto sviluppo di cui ci si lamenta: “rendita urbana speculativa”. Così come non si troveranno i nomi e i cognomi dei soggetti che impersonano gli interessi speculativi (Caltagirone, Bonifaci, Toti, Scarpellini, Parnasi, Mezzaroma e via cementificando) che danno carburante copioso a quel motore. Li chiamano tutt’al più “stakeholder” (portatori di interesse), così con l’inglese li si nasconde meglio.

Nella situazione attuale del territorio comunale di Roma che significa “consumo di suolo zero”? Da dove comincerebbe questo zero? Le risposte dei partiti che si confrontano nelle elezioni regionali e si apprestano a quelle comunali non sono chiare. C’è chi, erede del “modello Roma”, pensa che questo zero debba cominciare una volta esaurite le previsioni di Piano che assommano a circa 65 milioni di mc pari a un consumo di suolo attualmente libero dentro e fuori del GRA di svariate migliaia di ettari. C’è chi, invece, come il vasto tessuto dei comitati e delle associazioni che si battono contro la speculazione e la cementificazione di varie parti e porzioni della città, pensa che lo zero debba cominciare da ciò che oggi è ancora fortunatamente libero dai mc anche da quelli previsti dal PRG non ancora edificati. Inoltre se si vuole passare dall’espansione alla trasformazione della città bisogna rivedere l’ossatura delle 18 cosiddette centralità urbane metropolitane disegnata dal PRG per avviare un policentrismo vero e non finto. Nel ragionamento di “rigenerazione urbana” poi debbono entrare le aree di caserme e strutture militari trasferite al Comune dallo Stato, gli ex depositi dell’Atac nonché le cosiddette aree delle stazioni ferroviarie dislocate dentro la città consolidata su cui esistono appetiti giganteschi dei soliti noti. Non a caso nel dicembre scorso il “Re dei re” dei costruttori romani Francesco Gaetano Caltagirone avanzava la candidatura a Sindaco di Roma di Mauro Moretti amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato.

Come si vede se non si vuole fare solo delle chiacchiere tanto per imbonire gli elettori si dovrebbe con chiarezza dire, volendo dare seriamente seguito al magico slogan “consumo di suolo zero”, che ci si dispone ad una sostanziale e sostanziosa revisione del PRG. Ovvero ad una variante generale di salvaguardia delle aree libere e ad un riorientamento forte dello strumento urbanistico alla trasformazione urbana, al riuso, al restauro, alla ristrutturazione del costruito, alla delineazione di un vero policentrismo. Cioè ci si prepara seriamente a spegnere il motore della rendita speculativa e a delineare un nuovo modello di sviluppo sostenibile rendendo egemoni gli interessi pubblici su quelli privati.

Finora nessuno ha avanzato questa esigenza con determinazione e chiarezza. Forse fanno paura i soliti “stakeholder” romani altrimenti detti “palazzinari” dalle cui tette fluenti di finanziamenti elettorali non ci si vuole distaccare.

Per cui gli elettori sono avvertiti: se non sentirete prender un impegno sul tema revisione “verde” del PRG da chi si profonde in “consumo di suolo zero”, “green economy”, “rigenerazione urbana” e perfino “decrescita felice” state sicuri che il marpione vuole rifilarvi merce avariata. 


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