Il lamento di Babbo Natale

Ettore Visibelli - 2 Dicembre 2020

Babbo Natale o se preferite Papà Noel, che poi in inglese diventa Santa Claus, cominciava ad avere i suoi anni sulle spalle, tanto da farlo meditare se non fosse giunto il momento di lasciare l’incarico annuale, quello di prendersi cura di tutte le richieste dei bambini e del reperimento di quanto necessario a soddisfare i loro desideri.

 Prima di tutto, l’avvento della pandemia aveva complicato non poco la ricezione delle lettere con le richieste che ogni bambino spediva ogni anno in prossimità del Natale. Tanto per dirne una, la data di scadenza si avvicinava e Papà Noel aveva saputo che migliaia di lettere destinate a lui giacevano ancora nei centri di smistamento, in attesa di essere avviate verso il Polo Nord dove abitava con la slitta, insieme alle renne.

“Ma questi sono ammattiti! Ma come pensano che possa caricare la slitta e avviarmi verso i centri dove scaricare la merce da consegnare ai miei impiegati, sparsi per il mondo, con in dosso la divisa da Babbo Natale o da Santa Claus, secondo la collocazione geografica? Al diavolo il covid-19 e a chi l’ha diffuso! E poi. i guanti in lattice da infilare nelle mani, ché mi sbaglio sempre infilandoli alla rovescia, col dito pollice al posto del mignolo, la mascherina e la crema disinfettante da spruzzare nelle mani ad ogni consegna. E poi, le renne con la mascherina, che hanno difficoltà a respirare durante l’attraversamento del cielo. Ho voglia di incitarle a volare più veloci. La renna capo-guida mi ha rimproverato: Provaci tu, Nonno bacucco, a volare più veloce con quest’impicci sul naso! E come darle torto? Il fatto è che forse hanno ragione loro quando mi chiamano vecchio bacucco.

Già tre o quattro anni fa – ora non ricordo – feci domanda alla SRN (Società Regali Natalizi) di essere sostituito. Emisero un bando di concorso, ma si presentarono solo pochi giovanotti con i requisiti in ordine per partecipare alla selezione del Nuovo Papà Noel e, per farla breve, il prescelto avanzò delle pretese inaccettabili: voleva un traino della slitta a motore, con incluso il navigatore e la radio di bordo, con bluetooth collegato e facebook per riconoscere in faccia i destinatari. E le renne? Disse: le renne sistematele in un ospizio per animali inutili. Figuriamoci la direzione della SRN! La risposta fu negativa, soprattutto per l’aumento di inquinamento atmosferico, e il prescelto perse la possibilità di essere assunto, a causa delle richieste troppo pretenziose. Così fui informato che dovevo restare io, con la promessa che avrebbero continuato a cercare. Ma sapete come vanno a finire certe promesse… Le parole le porta via il vento, i regali deve portarli ancora il solito, povero vecchio!

In definitiva, credo che il 2020 potrebbe essere l’ultimo anno in cui Babbo Natale resta in servizio.

Ho parlato al telefono con lui per una intervista. E’ stato molto chiaro e deciso. Mi ha detto che non vorrebbe essere costretto ad iscriversi al Sindacato Benefattori per aprire una vertenza, ma se la SRN non trova una soluzione, saranno le renne a rifiutarsi di garantire il servizio per il prossimo anno e, di conseguenza, tutti i bambini del mondo, già molto esperti in elettronica digitale, saranno chiamati a trovare la soluzione più idonea a modernizzare la sostituzione di un Santa Claus – o chiamatelo come più vi aggrada – se vorranno continuare a ricevere i consueti regali di Natale. Ho capito dalle sue parole, anche se educatamente non ha voluto essere più esplicito, che oltre a essere stanco, si è rotto di essere preso in giro da chi comanda e sa solo raccontare balle.

 

Ettore Visibelli

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