Il Next Generation EU per un parlamento migliore (NGEPM), secondo tentativo

GiProietti - 10 Febbraio 2021

Continuiamo dopo l’articolo di ieri a ripassare, per me e per gli onorevoli che non conoscono sufficientemente il Next Generation EU, qualche concetto sull’argomento, dopo che ieri, sulla base dell’audizione alle Commissioni Riunite V e VI della Camera e del Senato dell’ottimo F. Balassone, della Banca d’Italia dell’8 febbraio u.s., si è dato inizio a questo tentativo di divulgazione.

Seconda puntata

Siamo alla seconda puntata:
Struttura e caratteristiche economico-finanziarie del Piano presentato dal Governo quasi un mese fa al Parlamento.

Ricordiamo che l’UE si è messa a reperire sul mercato dei capitali 750 MILIARDI DI EURO, di cui:
-390 MLD per CONCESSIONI DI TRASFERIMENTI
-360 MLD per PRESTITI
agli Stati Membri.
Circa il 90% di queste risorse sono veicolate attraverso il “Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza”.
Ciascun Paese Membro dovrà richiedere la sua parte di fondi attraverso la PREDISPOSIZIONE DI UN PIANO CHE DEVE “RIFLETTERE UNO SFORZO SOSTANZIALE DI RIFORMA E INVESTIMENTO”, da presentare alla Commissione UE, dopo l’approvazione del Regolamento del Dispositivo PREVISTA A GIORNI, MA COMUNQUE NON OLTRE APRILE 2021. Poi la Commissione darà una valutazione entro due mesi , che dovrà essere ratificata dal Consiglio Europeo.
Per quanto riguarda il Regolamento il Parlamento Europeo conta di approvarlo in queste ore, per permetterne la pubblicazione in Gazzetta il 18 febbraio pv. La novità politica è che proprio qualche ora fa i deputati della Lega, dopo averlo contrastato nelle settimane passate in Commissione, hanno annunciato che in Plenaria voteranno sì, improvvisamente, miracolosamente.
Perciò si avvicina sempre di più la data in cui l’Italia dovrà presentare la sua versione definitiva di Piano.
Alla fine delle puntate ritengo utile parlare del cosiddetto “Regime di Condizionalità”, cioè dell’insieme di norme relative agli STANDARD DELLO STATO DI DIRITTO che secondo UE subordinano l’accesso ai fondi europei del Next Generation EU.

Cosa ha formalizzato finora il Governo Italiano?

Ma torniamo all’argomento di oggi: che cosa ha formalizzato finora il Governo Italiano in merito al Piano?
La bozza di Piano presentata a metà gennaio scorso al Parlamento prevede non solo gli interventi da finanziare con i 197 MLD del Dispositivo,(128 mld di € come PRESTITI e 69 mld di € come TRASFERIMENTI), ma anche quelli che utilizzano tutte le altre risorse europee disponibili (per esempio i fondi strutturali).
NEI PROSSIMI SEI ANNI, FINO AL 2026, SONO IN PROGRAMMA INTERVENTI PER CIRCA 310 MILIARDI DI EURO, 224 SUL NEXT GEN.EU, 80 MLD DELL’ATTUALE CICLO DI PROGRAZIONE EU E 8 DEL CICLO PRECEDENTE.
Il Piano Italiano, in bozza, è costituito da 6 MISSIONI , raggruppate in 16 COMPONENTI, in cui si concentrano 48 LINEE DI INTERVENTO.

MISSIONI:
1. DIGITALIZZAZ,INNOVAZIONE,COMPETIT,CULTURA: 46,3 MLD
2. RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA: 69,8 MLD
3. INFRASTRUTTURE PER UNA MOBILITA’ SOSTENIBILE: 32,0 MLD
4. ISTRUZIONE E RICERCA: 28,5 MLD
5. INCLUSIONE E COESIONE: 27,6 MLD
6. SALUTE: 19,7 MLD
che totalizzano i circa 224 MLD riferiti al Next Generation EU.

Ogni Piano Definitivo può essere banalmente spaccato in tre parti:
a. elenco dei progetti, coerenti con le Direttive Strategiche, con risorse impiegate e con tempi di realizzazione. Disaggregazione dei macrobiettivi in obiettivi reali e misurabili, con tempi e risorse intermedie utilizzate
b. gestione delle attività di realizzazione affidata ad Organi Esecutori ben precisi, con responsabilità chiare e interfacce di coordinamento ben definite
c. supervisione superiore dell’andamento delle attività, con controllo di gestione e con consuntivazione intermedia e finale, anche ai fini dell’acquisizione di tutte le risorse finanziarie.

Ma prima dell’inizio effettivo delle attività la UE pone condizioni ben definite relativamente all’avvio delle “Riforme di Contesto”, tese alla rimozioni dei vincoli alla realizzazione degli investimenti, al rafforzamento della competitività ed all’incremento della produttività.
Su questo punto la Bozza di Piano si sofferma giustamente sulla RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, con un certo dettaglio, ma è ancora molto generica sul mercato del lavoro, sulle misure per l’apertura alla concorrenza e sulla sburocratizzazione, semplificazione amministrativa e sulla riforma profonda della pubblica amministrazione. Anche se si parla di decisi investimenti nella digitilizzazione e nel miglioramento della selezione del personale, mancano sufficienti dettagli sulle strategie capillari sulla revisione delle procedure amministrative e sugli interventi di semplificazione. Insomma sulle RIFORME DI CONTESTO C’È DA LAVORARE.

Tornando alla Bozza di Piano, sono stati spesi tanti paragrafi sui macroobiettivi, ma non si specificano il profilo annuale dei fondi europei, né la loro appostazione dettagliata nel bilancio; c’è solo qualche generica macroprevisione relativamente al 70% che si spenderà entro il 2023 e il resto entro il 2025 e inoltre qualche considerazione sul 70% dei fondi utilizzati per interventi “aggiuntivi” rispetto al tendenziale… etc etc. ANCHE QUI C’E’ DA FARE MOLTO.

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MA LA PARTE PIU’ CARENTE E TRASCURATA, PER OVVI MOTIVI POLITICI, e non aggiungo altro, È QUELLA RELATIVA ALLA STRUTTURA DI GOVERNANCE DEL PIANO: CHI FA, CHE COSA, INTERFACCIATO CON CHI E CON QUALI RESPONSABILITÀ.
Ciò che Spagna, Francia e Germania hanno subito risolto (quali Ministri coordinano con altri livelli di governo e con strutture tecniche competenti), noi a Roma non riusciamo a pensarlo e su questi argomenti si disfano e si ricompongono i Governi.
Ricordo che la Gestione Progettuale e il Controllo di Gestione nelle pubbliche attività italiane, in giro, soprattutto fra i Paesi Frugali (Nord Europa e Paesi Bassi), non è assolutamente vista di buon occhio. E i dati sulla nostra capacità di impegni e pagamenti è molto al di sotto i quella dimostrata da Finlandia, Svezia, Danimarca e NL.
Senza citare i loro sospetti fondati sulle interferenze mafiose.
Molta più attenzione è necessaria sulla definizione di ruoli, compiti e responsabilità e sulle necessarie analisi di riesame dei preconsuntivi e consuntivi finali delle attività, sulle motivazione dei ritardi e dei mancati raggiungimenti degli obiettivi e delle insufficienti acquisizioni e utilizzo delle risorse finanziarie.

Questo è il punto critico

Tutti entrano per spartirsi la torta, pochissimi rendono conto ai cittadini di quanto facciano, propongano, controllino e di come misurino l’efficacia e l’efficienza delle loro azioni.
Dopo il Vajont, le ricostruzioni post terremoti degli ultimi 50 anni, dopo il crollo del bellissimo Ponte del Grande Morandi senza nessuna manutenzione, pensate che io possa avere ragione?

Buon lavoro, professor Draghi.
A domani


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