Il nucleare e le sue conseguenze nel tempo

Ettore Visibelli - 23 Gennaio 2020

Il problema del rispetto ambientale da parte dell’uomo è una preoccupazione più che legittima e doverosa. Che l’uomo sia corresponsabile di quanto sta accadendo nello stravolgimento delle stagioni, nell’innalzamento della temperatura, nell’aumento della concentrazione dell’anidride carbonica in atmosfera, nello scioglimento dei ghiacci, nella desertificazione delle zone equatoriali, tutto vero.

Che il danno ambientale sia da ascrivere all’utilizzo indiscriminato delle risorse energetiche di origine fossile è vero anche quello. Tuttavia, nell’ultimo arco di tempo che data, più o meno, dall’inizio del nuovo secolo, colpisce come si cerchi il colpevole di un delitto, senza minimamente ipotizzare che alla base dell’omicidio possa esserci un’associazione a delinquere.

Mi spiego meglio. Se con un briciolo di intuito si ripercorresse, la storia di quanto accaduto alle nostre spalle, l’ipotesi che alla base del disastro ambientale non ci sia soltanto un colpevole, bensì un concorso di colpa condiviso, dovrebbe prendere corpo in modo inequivocabile.

In tal caso, nell’indagine e nel successivo processo, non ci si potrebbe esimere dal valutare anche le singole responsabilità da attribuire ai vari componenti della banda che ha portato a termine il crimine. Per questo mi sorprende e meraviglia che i test nucleari condotti negli anni, intercorsi  dal termine della seconda guerra mondiale fino alla fine del secolo scorso, non occupino il centro dell’attenzione, nel dibattito internazionale sul clima, quasi che si dia per scontata l’ininfluenza di quanto le potenze nucleari hanno portato a compimento, di certo per niente salutare alla stabilità dell’eco sistema.

worldwide nuclear testing 1945 1998

Mi spiace che Greta non abbia vissuto lo scempio e lo scarso rispetto per il pianeta e i suoi abitanti, che la mia generazione, quella nata all’interno del periodo bellico, ha sopportato passivamente, sotto lo sguardo attonito e inerte di genitori, zii e fratelli maggiori, forse ancora duramente provati dalle sofferenze della guerra, per trovare la forza di ribellarsi allo sconsiderato comportamento delle potenze in campo, nella ulteriore guerra fredda, impegnate a mostrarsi i muscoli a vicenda, senza porsi il problema di quali conseguenze andassero a caricare sulle spalle dell’eco sistema.

In un complotto atroce, l’uomo stava tradendo se stesso. Non so se non se ne rendesse conto per eccesso di superficialità e ignoranza, oppure, spinto dall’egoismo, abbia scelto di applicare la filosofia del chi se ne frega, tanto, quando Gea presenterà il conto dei danni che abbiamo provocato, noi non ci saremo?

Difficile, ma non impossibile, dare una risposta a distanza di tanti anni. Semmai continua a meravigliare come, ancora adesso, i mezzi di comunicazione e i soloni riuniti a Davos, sembrino essersi dimenticati di quanto accaduto in passato sul pianeta, in termini di inquinamento nucleare e delle conseguenze che al presente ne derivano, come una cambiale in scadenza, da onorare.

Sta a noi, se ancora possiamo fare qualcosa, impegnarci strenuamente per non mandarla in protesto.

 

Ettore Visibelli


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