

Per non perdere i finanziamenti, Roma dovrà mettere in servizio almeno dieci nuovi tram entro il 30 giugno 2026
Dopo oltre vent’anni di attesa, il primo nuovo tram della flotta capitolina è finalmente arrivato. Il convoglio Caf Urbos, partito dalla Spagna e sbarcato ieri giovedì 5 marzo al porto di Civitavecchia, ha varcato i cancelli delle officine Atac di via Prenestina, segnando l’inizio di una nuova stagione per il trasporto su rotaia della Capitale.
Ad accoglierlo nel deposito romano l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè, che ha parlato di «un giorno storico» per la città. Roma, infatti, non vedeva l’arrivo di nuovi tram dal 2005, quando furono consegnati gli ultimi mezzi entrati in servizio sulla rete cittadina.
Quello appena arrivato è solo il primo tassello di una fornitura molto più ampia: 121 nuovi tram destinati a rinnovare profondamente la flotta capitolina, nell’ambito di un investimento complessivo da 452 milioni di euro.
Il convoglio è arrivato il 3 marzo nel porto di Civitavecchia dopo un viaggio via mare dalla Spagna. Trasportato poi fino alla Capitale, è stato portato nel deposito Atac di via Prenestina 45, dove resterà nelle prossime settimane per i test e i collaudi tecnici prima dell’entrata in servizio.
Il suo arrivo chiude una lunga attesa fatta di rinvii e passaggi amministrativi complessi. La consegna inizialmente prevista per giugno 2025 era slittata prima a dicembre e poi ai primi mesi del 2026, trasformando per molti mesi l’arrivo dei nuovi mezzi in una promessa continuamente rimandata.
Ora però il primo esemplare è finalmente sui binari romani.
I nuovi Caf Urbos rappresentano un salto tecnologico rispetto ai convogli oggi in servizio. Lunghi 33,5 metri, possono trasportare fino a 215 passeggeri e sono progettati per migliorare comfort, accessibilità e capacità di carico della rete tranviaria.
Una delle innovazioni più rilevanti riguarda il sistema di alimentazione: i nuovi tram sono infatti dotati di batterie integrate, che permettono loro di percorrere alcuni tratti senza collegarsi alla rete elettrica aerea.
Una soluzione pensata soprattutto per il centro storico, dove l’assenza dei cavi consente di ridurre l’impatto visivo nelle aree monumentali.
Con l’arrivo progressivo dei nuovi convogli partirà anche il ricambio generazionale della flotta: gli Urbos sostituiranno gradualmente gli storici tram Stanga e Socimi, in servizio da decenni sulle linee romane.
Nonostante l’entusiasmo per l’arrivo del primo mezzo, il Campidoglio guarda già alle prossime scadenze. Il calendario è infatti dettato dai fondi del PNRR, che impongono obiettivi precisi.
Per non perdere i finanziamenti, Roma dovrà mettere in servizio almeno dieci nuovi tram entro il 30 giugno 2026. Un traguardo ambizioso che richiede consegne rapide e collaudi accelerati.
L’azienda costruttrice Caf ha assicurato un ritmo produttivo più sostenuto nei prossimi mesi, con l’obiettivo di arrivare fino a tre consegne al mese.
Il battesimo pubblico del convoglio sarà accompagnato anche da un momento simbolico. Il sindaco Roberto Gualtieri ha infatti partecipato al tradizionale “unboxing” del mezzo: l’apertura degli imballaggi protettivi con cui il tram è stato trasportato fino a Roma.
Una scena già vista nei mesi scorsi con l’arrivo dei nuovi autobus e diventata ormai parte della comunicazione social dell’amministrazione.
Al di là del rito mediatico, il messaggio che il Campidoglio vuole trasmettere è chiaro: dopo anni di attesa, la modernizzazione del sistema tranviario romano è finalmente partita.
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