Il Quarticciolo da borgata a quartiere

E il pesante fardello di una nomea
Attilio Migliorato - 18 Settembre 2021

Era da mesi che volevo scrivere un articolo sul Quarticciolo, pur sapendolo borgata, ignoravo che la stessa è situata nel Quartiere Alessandrino. E’ chiaro, mi sono dovuto documentare e tutte le informazioni portano alla stessa informazione.

Il voler cercare informazioni sulla borgata nasce da una “battuta infelice” di un amico durante una corsetta nel Parco Palatucci. Sapete che può accadere, si vuole essere colti, si insiste e si fa la gaffe. Evito per delicatezza di citare … la battuta.

Partendo da Porta Maggiore si prende, e si prendeva, la via Prenestina e con la misurazione degli antichi romani, si arrivava qui al QUARTO MIGLIO, da qui: Quarticciolo.
Da bambino abitavo a Centocelle e ricordo i pratoni che scendevano verso la borgata, quindi se ci portiamo a decine di anni addietro,  possiamo immaginare tenute agricole immense. Ricordo anche il film “Il marchese del Grillo ” e il lungo  viaggio in calesse con l’ufficiale francese per raggiungere la tenuta agricola, che oggi sarebbe a pochi chilometri dal centro di Roma.

Poi c’era, e c’è,  il Vaticano. Anche oggi le tenute agricole della Santa Sede circondano buona parte del quartiere Tor Tre Teste… Quindi Vaticano, Santa Maria Maggiore per competenza, e poco prima della seconda guerra mondiale c’è il Vaticano che vende e il Governatorato di Roma che acquista l’enorme  tenuta agricola, che fotografandola oggi sarebbe  compresa tra la Via Prenestina, viale Palmiro Togliatti e il Fosso del Quarticciolo (intubato sotto il viale). Una buona parte di terreno fu ceduto all’IFACP per  realizzare un quartiere di case ultrapopolari.
il Governatorato decise di conferire alle future vie della nuova borgata i nomi di città pugliesi: Via Manfredonia, Via Ostuni con anche l’immancabile Casa del Fascio in Piazza del Quarticciolo, quale centro anche di sorveglianza della borgata. Prima dei bombardamenti del 1943, i circa ottocento alloggi preventivati e iniziati non erano stati completati ma erano iniziate le assegnazioni. Ma le strade embrionali? i marciapiedi assenti? Ed ecco che arrivano  le occupazioni abusive dei cantieri da parte degli sfollati di altri quartieri di Roma, oltre che gli insediamenti spontanei.

La storia ci racconta di  occupazione tedesca di Roma,  partigiani e antifascisti nella borgata in cui i  militari nazisti avevano difficoltà a entrare, Giuseppe Albano, noto come “Gobbo del Quarticciolo”, figura ibrida tra criminalità comune e partigiano. Unica domanda ce la dobbiamo porre: perché dopo la liberazione di Roma da parte degli anglo-americani,  i partigiani che non riconsegnarono le armi ?
Comunque la costruzione del Quarticciolo riprese con nuovi edifici comunali posti in Via Molfetta,  la Chiesa dell’Ascensione, l’Edicola del Divino Amore, situata  in Largo Mola di Bari.

Negli anni ’60 e ’70 cresce il degrado delle borgate, dei borghetti e degli insediamenti spontanei,  e il Quarticciolo ne è stato vittima.
Negli stessi anni nasce la grande arteria:  Viale Palmiro Togliatti: che costeggia il Quarticciolo e prende il posto di Via Lucera, ed ecco l’integrazione urbanistica nella città e la trasformazione da borgata a quartiere.
Da bambini o da adolescenti, quando da Piazza dei Mirti si andava verso via Lucera, scendendo per via dei Platani i “grandi” (in quegli anni i diciottenni o ventenni) ci raccomandavano di non entrare nella borgata del Quarticciolo perché “era pericolosa”. Per anni intere generazioni hanno vissuto quelle “paure” ed il quartiere ha mantenuto quella nomea.
Ma Centocelle, l’Alessandrino, la Borgata Gordiani erano tanto diversi dal Quarticciolo?

In questi mesi ho letto, ho chiesto, ho concluso: ogni mondo è paese. L’inclusione è difficile oggi, immaginate cento o anche cinquant’anni fa.

Caro amico che corri ancora con me, la tua battuta infelice, è proprio infelice. Ti invito a leggere l’illuminante intervista a Lilian Thuram (il calciatore campione del mondo) che spiega:

«……arrivato a Parigi, però, si accorge per la prima volta di ‘essere nero’. Sì, perché diventiamo qualcosa negli occhi degli altri e gli altri bambini lo vedono prima di ogni altra cosa così: nero. E non è molto bello, perché all’epoca in Francia veniva trasmesso un cartone animato con due mucche: una bianca e molto intelligente; l’altra nera e stupida. E perché? – chiede Lilian ai molti bambini e ragazzi presenti: “Perché in Francia erano bianchi”, osa rispondere il mio simpatico vicino. Già.»

E questo porta Thuram a riflettere sul peso della cultura e delle idee che costruiamo attraverso l’ambiente in cui cresciamo: “Razzisti non si nasce, si diventa. Perché il razzismo è culturale».


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