Il Sindaco di Parigi non vuole collaborare con Alemanno perché fascista

Delanoe accusa Alemanno di aver esordito in Campidoglio con saluto fascista: asse Roma-Parigi a rischio. Franceschini (Pd): Alemanno non ha fatto il saluto
di Massimiliano Napoli - 24 Aprile 2009

Amarissimo botta e risposta fra il sindaco socialista di Parigi, Bertrand Delanoe, e il nostro Gianni Alemanno, che rischia di diventare un vero e proprio incidente diplomatico fra Italia e Francia. Tutto comincia la mattina del 23 aprile, quando, ad un convegno parigino tra i cui ospiti c’erano i giovani del Pd e il segretario Dario Franceschini, il sindaco di Parigi Delanoe invitato ad intervenire all’incontro dichiara pubblicamente: “difficilmente potrò avere il rapporto che avevo con Rutelli e Veltroni, con un sindaco che ha esordito in Campidoglio con il saluto fascista”. E scoppia il putiferio.

Dario Franceschini prova a correggere il tiro del collega, anche un po’ ironicamente. “Immagino – ha detto infatti il segretario del Pd – che Alemanno abbia fatto il saluto romano qualche volta da ragazzo, ma non entrando in Campidoglio”. E poi, precisa con attenzione, Alemanno è stato eletto democraticamente e va rispettato.

Non si può dire che l’abbia presa con la stessa filosofia invece il co-protagonista della questione, Gianni Alemanno. Quello che Delanoe ha detto è “falso, offensivo e intollerabile. In questo modo si offende non solo il sottoscritto, ma anche la città di Roma con la quale Parigi ha un gemellaggio di antica data”. Alemanno, inoltre, fa sapere di aver chiesto all’ambasciatore italiano a Parigi di muoversi in direzione di un chiarimento diplomatico della faccenda. Intanto il mondo politico di centrodestra non perde un istante per scendere in campo a difesa del collega, da Giorgia Meloni (Gioventù) a Franco Frattini (Esteri) e Andrea Ronchi (Politiche comunitarie). Tutti profondamente indignati per il comportamento di Bertrand Delanoe, che se non accetterà di ritrattare scusandosi dell’accaduto rischierà di far crollare anni e anni di collaborazioni leali e sincere, fatte di scambi e iniziative congiunte, e un’amicizia che oltrepassa i cinquant’anni di vita tra la città di Roma e Parigi.

Ma i saluti fascisti, in effetti, c’erano quel giorno. Per carità non da Gianni Alemanno, ma da una ventina (queste almeno le stime accolte da maggioranza e opposizione) di giovanotti di varie formazioni più o meno politicizzate ma tutte comunque assimilabili sotto i simboli del fascio littorio e della croce celtica. Una cifra però che per molti attivisti della sinistra radicale va moltiplicata almeno per quattro, mentre Marco Damilano dell’Espresso (in un servizio del 2 maggio 2008) parlava addirittura di “una selva di braccia alzate”.
Sta di fatto che – fotografia canta! – un nutrito gruppetto di giovani ha effettivamente salutato alla romana maniera il nuovo sindaco di Roma, e le bandiere in piazza hanno rafforzato l’idea che Alemanno non fosse sgradito agli ambienti più ‘fascistoidi’ della città, ma questa non era certo una novità. Ma, per dovere di cronaca, ribadiamo anche noi (a nostra memoria) l’assenza di un qualsiasi comportamento malizioso del primo cittadino, che impugnata una bandiera italiana e una bottiglia di spumante ha salutato così l’ingresso in Campidoglio. E, oltretutto, lo stesso Gianni Alemanno dice di ricordare di aver visto quelle fotografie e di aver condannato la cosa immediatamente. E, ricordiamolo, a pochi giorni dall’insediamento ha perfino inviato un messaggio di collaborazione al rabbino capo della comunità ebraica d’Italia, Riccardo Di Segni, segno evidente di uno spirito nuovo che anima la destra romana e quella nazionale. Uno spirito che tende (almeno da parte sua) ad allontanarsi dai vecchi schemi ideologici.

E intanto al sindaco di Roma non resta che ringraziare Dario Franceschini per la precisazione che lo riguardava, consigliandogli anche di andare a spiegare al socialista Delanoe come sono andate realmente le cose, quel giorno. E ora si attendono le scuse, o quantomeno una rettifica, una nota, un gesto, anche se in molti dubitano. Bertrand Delanoe non sembra finora intenzionato a fare dietrofront, soprattutto dopo la nota rilasciata dal portavoce del sindaco parigino, Laurent Fary, che ribadisce non la rottura del gemellaggio, ma quella delle relazioni politiche con Roma, finché sarà “amministrata da responsabili politici che fanno il saluto fascista entrando in Campidoglio”.


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