Il tacchino di Pierluigi – Dai preliminari alla finale Pd – Vento, portami via con te… – “Guaglio’, nun me scuccià”

Fatti e misfatti di novembre 2012 di Mario Relandini
Enzo Luciani - 29 Novembre 2012

Il tacchino di Pierluigi 

"Capisco – ha detto, nel confronto televisivo pre-primarie pd con Matteo Renzi, il segretario Pierluigi Bersani, a proposito dell’accordo fiscale che si vorrebbe raggiungere con la Svizzera – che ci sia chi vuole un passerotto in mano piuttosto che un tacchino sul tetto".

La metafora – si è appurato – è stata mutuata da un proverbio tedesco. Che, però, è stato mal tradotto. Il proverbio tedesco, molto realisticamente, parla infatti di un piccione sul tetto. Pierluigi Bersani, invece, sul tetto ha voluto metterci un tacchino. Scelta sua, per carità. Solo che avrebbe dovuto però spiegare come fa, ad arrivare fin sul tetto, un tacchino.

Dar Ciriola asporto

Dai preliminari alla finale Pd

"Al termine dell’incontro televisivo con Pierluigi Bersani – ha detto, invece, Matteo Renzi – io ho vinto 3 a 1".

Ammesso pure che il risultato finale dell’incontro televisivo sia stato quello da lui indicato, Matteo Renzi non dovrebbe tuttavia dimenticare che quello di martedi in tv è stato soltanto un incontro preliminare. Di riscaldamento. Il vero incontro sarà quello che verrà giocato domenica prossima. E il cui risultato non potrà essere ipotizzato, sperato "sparato" da alcuno dei due contendenti in campo: sarà designato, ufficialmente e democraticamente, da chi lascerà le curve del tifo per andare ai gazebo a decretare chi abbia vinto. Anche se ai punti.

Vento, portami via con te…

"Non capisco perché Beppe Grillo – si è offesa la "show-girl" Flavia Vento – ritenga che una mia candidatura gli farebbe perdere voti. Ma che sono una drogata? No. Sono una mignotta? Neanche. E allora?"

Allora meglio non entrare in una questione in ogni caso scabrosa. Anche perché poi, alla fine, la stessa "show-girl" Flavia Vento non solo si è buttata dietro le sue spalle nude il gran rifiuto di Beppe, ma ha deciso addirittura di fondare un suo partito. Che sarebbe, dunque, l’ennesimo partito del vero, e non più soltanto metaforico, avanspettacolo politico. E al quale la "show-girl" che aspira ad essere onorevole non riesce però a dare un nome. Tanto è vero che non ha esitato a chiedere aiuto, per questo, su "Twitter". Ma perché non essere gentili con questa giovane di belle speranze? Le si potrebbe suggerire, ad esempio, un nome così: "Vento, portami via con te…"

"Guaglio’, nun me scuccià"

Ho dato a mio figlio nato dalla relazione con Claudia Villafane – ha voluto ancora una volta ricordare Diego Armando Maradona – ben un milione per non scocciarmi".

Diego Armando Maradona, insomma, un ex campione di calcio grandissimo e da applaudire, ma un padre piccolissimo e da fischiare sonoramente. Ma, d’altra parte, che cosa attendersi da uno per il quale, ancora oggi, l’unico valore della vita è il denaro? A suo figlio, Diego Armando, ha dato un milione. Ma non per riparare al danno arrecato a lui e a sua madre. Non per affetto. Solo per non essere scocciato. "Guaglio’, nun me scuccià"


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