Il Viaggio del Centro Vacanze, una favola dei nostri giorni

Ettore Visibelli - 16 Febbraio 2019

In una località, vicina a quella da dove sto scrivendo, una gita domenicale, organizzata da un famoso Centro Vacanze conosciuto per la pubblicità distribuita attraverso ogni mezzo d’informazione e che vantava un’attribuzione di qualità pluristellata, fu concordata democraticamente con i clienti della struttura.

Chiamati a scegliere chi volessero come accompagnatore e chi al volante del pullman, tra i dipendenti e gli autisti del Centro, gli ospiti furono lieti e lusingati di partecipare al referendum per eleggere l’autista e due accompagnatori, che li avrebbero guidati e assistiti durante la gita.
Come autista fu prescelto Gedeone, giovane ma promettente pilota, a suo dire profondo conoscitore della zona, nonché del percorso più breve ed agevole per condurre a destinazione il gruppo di gitanti che gli avevano dato fiducia.

Zico e Antonello furono altrettanto votati come assistenti di bordo, perché si erano detti pronti a prendersi cura degli ospiti, durante il viaggio e le escursioni previste all’arrivo.
La comitiva partì festante, forte della libera scelta che l’organizzazione della struttura vacanziera le aveva concesso.

Tutto procedeva in allegria, col gruppo felice che azzardò anche qualche coro sgangherato, intonando volare e vieni, mia bella vieni! Solo qualche stop imposto da semafori e rotonde, ma niente di più a rallentare la marcia dei gitanti verso la meta.

La giornata di sole era tiepida, con la fragranza della primavera inoltrata che spandeva all’intorno l’odore della macchia mediterranea, misto al profumo della salsedine, su per una scogliera a picco sul mare, non distante che un centinaio di metri dai finestrini aperti del torpedone.

Il primo vero problema si presentò dopo circa 8 km dalla partenza. La strada si biforcò in due tratti di carreggiata asfaltata, all’apparenza di uguale importanza, formanti un angolo più o meno di 90 gradi. Gedeone arrestò il pullman, incerto su quale delle due strade preferire.

Fra i viaggiatori si fece strada un certo sgomento. Che stava succedendo: perché si erano fermati?

“Autista, qualcosa non va?” Chiese un signore anziano, seduto in prima fila.

“No, no, entrambe le strade potrebbero portarci a destinazione. Il fatto, però, è che non so quale devo imboccare.” Rispose Gedeone, che aveva già in mano il cellulare per chiamare la Direzione del Centro Vacanze.

I viaggiatori continuavano a non comprendere l’accaduto. Intanto, la telefonata dell’autista con la Direzione continuava, senza che i presenti ne comprendessero il contenuto. A conversazione terminata, Gedeone chiamò a sé Zico e Antonello; poi, in fretta, confabulò con loro qualcosa che il resto della comitiva non comprese.

Rompere il silenzio e la perplessità del gruppo vacanziero, toccò a Zico.

“Signori, ci comunicano dalla Direzione che, nel rispetto della democrazia partecipata, viene lasciata a voi la scelta della direzione nella quale proseguire. Noi siamo e restiamo al vostro autorevole servizio.”

“Democrazia un ciufolo!” Strillò un’anziana signora dalle ultime file. “Pardon, per la volgarità, ma qui si esagera. Vi abbiamo dato fiducia e il pullman lo guida lei, Gedeone, coadiuvato dai suoi valletti, entrambi scelti e votati in precedenza. Ora, davanti a un bivio, vorreste che vi dicessimo ancora noi dove andare? No signori. Come proseguire, lo deve decidere lo staff di bordo che si è proposto alla guida dei gitanti.”

Qualcuno assentiva, altri si guardavano smarriti. Un giovane, accompagnato dalla moglie, o compagna (ormai fa poca differenza) si lasciò andare ad una affermazione.

“D’altronde, se è partecipata, questa è la democrazia che ci piace di più.”

Mentre si accingevano a votare un’altra volta, circa la direzione da prendere, il signore anziano scosse la spalla di Gedeone, seduto al posto di guida in attesa dell’esito referendario.

“Dia retta a me, la prego, con questa democrazia mistificata mi sono divertito abbastanza. Adesso decido io: marcia indietro! Si torna da dove siamo partiti e la gita finisce qui, nell’interesse comune, mi creda.”

Mentre, dopo una manovra complicata e laboriosa, il pullman viaggiava di nuovo verso il punto di partenza, Antonello andò a sussurrare, all’orecchio di Gedeone, l’esito del referendum, conclusosi in breve tempo, riguardo alla direzione che i viaggiatori avevano deciso di seguire. Quarantadue passeggeri si erano astenuti e non avevano votato. Con due voti contro uno, la strada prescelta avrebbe dovuto essere quella a destra dell’autista.

 

Ettore Visibelli


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti