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Immagini e suoni d’Abruzzo alla libreria Il Mattone di Roma

Presentato da Serrao e Fiorentino la raccolta poetica Albe e ne albe di Mario D’Arcangelo il 26 novembre 2011
di Federico Carabetta - 29 Novembre 2011

Il 26 novembre 2011, presso la Libreria Il Mattone in via Bresadola a Centocelle è stato presentato il libro di poesie in dialetto abruzzese di Mario D’Arcangelo intitolato Albe e ne albe (Edizioni Cofine, Roma, 2011, euro 8,00), con la partecipazione dell’autore (che ha letto numerosi brani dell’opera), dell’editore Vincenzo Luciani, di Achille Serrao e di Nicola Fiorentino.

Luciani ha introdotto la serata salutando i presentatori del libro Nicola Fiorentino, scrittore e critico letterario, esperto di poesia abruzzese (autore tra l’altro di un’antologia di poeti abruzzesi e di saggi critici sugli stessi) ed il poeta e critico Achille Serrao e l’autore. Mario D’Arcangelo è nato a Chieti nel 1944, ed è residente nella stessa provincia, a Casalincontrada. Ha pubblicato Senza tempe nel 2004. Nel 2009 si è classificato primo al Concorso nazionale “Vie della Memoria”. Nel 2010 è stato finalista al Premio Ischitella-Pietro Giannone. Nello stesso anno gli è stato conferito il Premio Tagliacozzo, sezione poeti abruzzesi.
Luciani ha pure salutato tra i numerosi intervenuti Cosma Siani critico letterario e poeta, i poeti Leopoldo Attolico, Aurora Fratini, Giovanna Giovannini, Rosangela Zoppi, Claudio Porena e la musicista e direttore d’orchestra Paula Gallardo accompagnata dalla figlioletta, la graziosa Maria Elena Serrao.

In Albe e ne albe, ha commentato Nicola Fiorentino, si accampano i toni smorzati, le meditazioni della sera, le ombre nel pensiero, lo sbigottimento per un presente svuotato di senso e di speranza, per una realtà sempre più virtuale che ci disorienta e – parole del poeta – dove noi, fiati di bosco, con le braccia stese ci trasciniamo fino ai limiti del mondo come anime sante del Purgatorio. Se nel libro – ha aggiunto Fiorentino – prevalgono i toni malinconici e angosciati, è perché, accanto a ragioni di carattere soggettivo, concrete e reali situazioni socio-antropologiche hanno avuto il loro peso, specialmente in questi ultimi tempi. Capita ad ognuno di noi di attraversare momenti di sconforto, che, però, non alterano il fondamentale equilibrio di una sana personalità.

Achille Serrao ha fatto notare come da questa raccolta emerge che c’è ancora germe di grano nell’avventura compositiva di D’Arcangelo. C’è, anzi, il germe migliore che la provincia poetica d’Abruzzo può offrire da un angolo di riservatezze e, prima d’ogni altra, di appartata e tenerissima umiltà e perciò di autentica devozione per la scrittura in versi e per il suo ufficio di “spinta” dal fondo della soggettività: perché da tale fondo riemerga il meglio di ciascuno in spirito e visione della vita, il meglio nei rapporti con l’altro da sé, in una costante “revisione dell’anima” che la poesia comporta da sempre.

IL LIBRO
In questa seconda raccolta di D’Arcangelo si avvertono i sintomi di una profonda crisi esistenziale. Siamo in un altro tempo: di abbandono, di perdite, di smarrimento. Tuttavia la poesia di D’Arcangelo non è passatista, non è sterile rimpianto nostalgico, né indulge a certo pessimismo ideologizzante. Al contrario, essa scommette sulle risorse dell’umanità e sulla possibilità di uscire dal tunnel, per respirare la luce della nuova aurora. A patto che non si tradisca il lascito buono dei padri. 


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