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Immigrati e cittadini: una Banglatown tra Pigneto e Torpignattara

Un libro-inchiesta di Francesco Pompeo (Università Roma 3) presentato alla Casa del Popolo di via Bordoni
di F. S. - 11 Maggio 2012

Se, in una sera qualunque del 1995, vi fosse capitato di passeggiare per le strade di Torpignattara (via Torpignattara, via dell’Acqua Bullicante, via della Marranella, il tratto della Casilina tra piazza della Marranella e via Bufalini), avreste incontrato soltanto pochi e radi passanti, per lo più anziani, in procinto di far ritorno a casa. Molti negozi chiusi (e non perché fuori orario di lavoro, bensì per cessata attività), pochissimi bar ancora aperti.

Se oggi vi capitasse di percorrere le medesime strade, le vedreste al contrario gremite di moltissime persone, nella stragrande maggioranza giovani e giovanissimi, di nazionalità non italiana (ma residenti da molti anni in Italia), stazionanti davanti a bar e locali ed esercizi commerciali aperti fino a tardissima ora.

A Torpignattara e dintorni, in questi ultimi anni, i negozi non rimangono più chiusi per cessata attività, vengono al contrario aperti, rinnovati, restaurati, riempiti di merci di ogni tipo da immigrati bangladesi e da cinesi (ma anche da indiani, pachistani, egiziani, ecc.), insediati da tempi più o meno recenti, residenti in case in affitto ma anche, in parte, di proprietà (soprattutto i cinesi), con prole.

Già, i bambini: tanti, tantissimi, la maggior parte dei quali nati a Roma, parlanti un dialetto che assomiglia moltissimo al romanesco, che tifano per la Roma o per la Lazio, che frequentano con regolarità le scuole materne, elementari e medie del quartiere.

Scuole elementari (come la Carlo Pisacane) che oggi accolgono un’utenza formalmente straniera (percentuale intorno al 90%) ma che, fino a 15 anni fa, rischiavano la chiusura.

L’insediamento delle comunità straniere (in primis bangladese e cinese) sta interessando anche il quartiere più vicino a Banglatown (così Torpignattara viene definita ormai dai suoi nuovi abitanti nonché “rivitalizzatori”), vale a dire il Pigneto, compresa quella parte del Pigneto situata tra piazza del Pigneto e la Circonvallazione Casilina: è la parte più trendy del quartiere, quella che ruota intorno all’isola pedonale, quella interessata dal fenomeno della gentryfication (insediamento di ceti medi, intellettuali radical-chic per lo più) e dalla movida serale.

Questi sono i temi che chiunque può approfondire comprando e leggendo il libro scritto da autori vari, ricercatori dell’Università Roma 3, dal titolo “Pigneto-Banglatown” e per sottotitolo “Migrazioni e conflitti di cittadinanza in una periferia storica romana”, edito da METI Edizioni (Roma, 2011).

Il curatore, nonché co-autore del libro, è il prof. Francesco Pompeo, docente di antropologia sociale all’Università Roma TRE; lo hanno coadiuvato, per questa inchiesta socio-antropologica, Andrea Priori, Silvia Cristofori e Ulderico Daniele, ricercatori nella medesima Università.

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Il libro è stato presentato, davanti ad un foltissimo uditorio che ha seguito con attenzione il dibattito, nella Casa del Popolo di Torpignattara (via Bordoni, 50), la sera di giovedì 10 maggio 2012. A illustrarlo sono stati gli stessi autori, coadiuvati dal prof. Francesco Sirleto, docente nel liceo Benedetto da Norcia e autore di libri sulla storia del Municipio VI.

Sono intervenuti anche rappresentanti di varie associazioni di migranti bangladesi, nonché insegnanti nella scuola Carlo Pisacane e nei corsi di italiano per stranieri che si svolgono regolarmente nella stessa Casa del Popolo. Il dibattito, a tratti anche vivace, ha toccato due temi abbastanza sentiti nell’universo dei migranti: il primo, quello della cittadinanza, che presenta la stridente contraddizione tra “cittadinanza di fatto” (costituita da residenza, attività economica fiscalmente regolare, frequenza scolastica di bambini nati in Italia e parlanti italiano) e mancata “cittadinanza di diritto”, a causa della pessima legge italiana basata ancora sul “medievale” ius sanguinis.

In un paese come l’Italia, nel quale i migranti hanno permesso di bloccare in parte la tendenza all’invecchiamento e al declino economico generalizzato, la sopravvivenza di un tale sorpassato istituto grida ormai vendetta al cospetto di Dio. E’ un problema reale, che interessa milioni di persone, non quel “falso problema” di cui parla insensatamente il “rivoluzionario” Beppe Grillo.

Il secondo tema emerso dal dibattito si riferisce invece alla scuola elementare Carlo Pisacane, oggetto negli anni scorsi di una feroce battaglia scatenata da esponenti della destra romana e da pseudo-comitati di quartiere mobilitati su parole d’ordine quali “la difesa dell’identità cristiana del quartiere” oppure, addirittura, la difesa della tradizionale cucina italiana, in opposizione all’introduzione di “piatti esotici” nelle mense e nelle diete scolastiche. Alla domanda, posta in un intervento, relativa ad un presunto generalizzato rifiuto da parte dei genitori italiani, residenti nel quartiere, di iscrivere i propri figli alla scuola Pisacane, è stata data risposta da parte dei relatori attraverso il ricorso alle statistiche sulla struttura della popolazione.

A fronte di una popolazione italiana caratterizzata da una preponderante presenza di fasce non giovanili, anzi decisamente anziane se non addirittura ultrasessantacinquenni, vi è invece una popolazione straniera (che nella Banglatown raggiunge ormai quasi il 20%) composta da giovani in età fertile e bambini in buona parte nati in Italia, e che formano pertanto (e sempre più formeranno in futuro) la vera e maggioritaria utenza scolastica.

Infatti, se è vero che alla Carlo Pisacane i bambini di formale nazionalità straniera sono il 90%, è altrettanto vero che nelle scuole viciniori (Deledda, Mancini, Manzi, De Amicis, Toti) essi stanno ormai intorno al 50%, con tendenza alla crescita.

In conclusione: questo libro di Pompeo e collaboratori rappresenta il risultato di una ricerca di solido impianto scientifico ed è disponibile per chiunque, cittadino o rappresentante delle Istituzioni, voglia conoscere, senza pregiudizi e senza stereotipi, i termini reali di un fenomeno irreversibile e in costante crescita. 


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