In un libro, l’incredibile storia del cane Lazzaro

“Sono vivo. Dopo otto anni di morte vissuta e, dopo un salto nella morte vera, io sono finalmente e veramente vivo.”
di Bruna Fiorentino - 9 Settembre 2019

Trae spunto da una storia vera, un povero cane maltrattato e trovato agonizzante in Sicilia, l’ultimo libro di Eleonora Giovannini, scrittrice e saggista italiana, dal titolo emblematico “Rinato – Il ritorno alla vita di Lazzaro”, Regioni&Ambiente srls – Editore.

Le vicende tristissime di Lazzaro, un cane anziano, simile al lupo, hanno riempito il web e la carta stampata dove è diventato una sorta di star con migliaia di persone che lo seguono ogni giorno. I suoi salvatori, Angelo e Alfia Scuderi, da anni dediti alla lotta contro il randagismo e “anima, cuore e braccia” de L’Oasi del Randagio, un rifugio a Mascali in provincia di Catania, pubblicano quotidianamente suoi video e foto che ne testimoniano i progressi. È stato in questo modo che anche la Giovannini è venuta a conoscenza dell’accaduto e, come lei stessa afferma, “ho subito colto il suo dolore simile al mio, il suo abbandono che era stato anche il mio, la sua paura, così uguale alla mia. Attraverso Lazzaro io ho raccontato forse anche me stessa e la sua rinascita è un po’ anche la mia”. Da qui lo spunto per realizzare questa pubblicazione parte dei cui proventi sono stati devoluti all’Oasi del Randagio.

Nel libro, scritto in maniera semplice e scorrevole, con la  prefazione di Gianluca Felicetti, presidente LAV, è lo stesso Lazzaro che narra in prima persona le sue vicende da quando, ormai impossibilitato a camminare a causa di anni di percosse e sevizie, viene abbandonato in un dirupo agonizzante dopo un salto di sei metri da un ponte, chiuso dentro un sacco nero, legato con delle corde e avvolto in coperte, il corpo martoriato dai lividi e dalle piaghe da decubito, fino al ritrovamento da parte di Giacomo Scuderi che lo ha portato all’Oasi dai genitori  i quali se ne sono presi cura nonostante alcuni avessero consigliato l’eutanasia.

Il tenero narratore racconta i primi momenti, seguiti al rinvenimento, con un passaggio sul “Ponte dell’Arcobaleno”, leggendario luogo misterioso di passaggio attraversato dai nostri animali nel momento del trapasso, da cui però sarebbe tornato indietro perché non ancora il arrivato il suo momento di attraversarlo, e rinato grazie alle cure amorevoli di Alfia e Angelo, i suoi genitori umani.

Piano piano Lazzaro, il cui nome è emblematico, narra la sua rinascita, lenta e difficile. Nonostante la condanna a non poter camminare più, la mamma e il papà non si sono arresi e, grazie all’aiuto di tanti specialisti veterinari che lo seguono ininterrottamente e di Francesco, un artigiano della zona, che ha creato per lui un carrellino rosso, la Ferrari, la vita ha cominciato a sorridergli.

Lentamente, non senza difficoltà, sta recuperando sia da un punto di vista fisico che psicologico, riuscendo a riacquistare fiducia nei confronti degli esseri umani.

Grazie al web la storia di Lazzaro è diventata virale e moltissimi si sono adoperati, con donazioni in denaro e in materiali vari, per sostenere l’Oasi, un rifugio per i tanti, troppi randagini della zona.

La seconda parte del libro “La posta di Lazzaro” è una raccolta di testimonianze e pensieri pervenuti da tutta Italia e non solo. Sono stati inviati anche dei disegni alcuni semplici e ingenui dei bambini che seguono la storia, altri di veri artisti, che probabilmente entreranno a far parte di nuove iniziative editoriali.

Ma il miracolo più grande è che Rinato è diventato un best seller, acquistato in maniera entusiastica in tutta Italia, quell’Italia che, nonostante tutto, ancora riesce ad amare e a commuoversi.

di Bruna Fiorentino


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