Incontro a Perugia con il poeta e giornalista Vincenzo Luciani

Il 24 maggio 2012 con la partecipazione delle poetesse Ombretta Ciurnelli e Anna Maria Farabbi e del titolare della cattedra di Dialettologia Antonio Batinti
Enzo Luciani - 2 Giugno 2012

Il 24 maggio 2012, presso la Sala Goldoniana di Palazzo Gallenga, si è svolto un incontro con il poeta e giornalista Vincenzo Luciani sul rapporto tra poesia e dialetto. A promuovere l’iniziativa la Cattedra di Dialettologia del Dipartimento di Scienze del Linguaggio dell’Università per Stranieri di Perugia.

Il tema è stato affrontato da osservatori privilegiati, a cominciare dal professor Antonio Batinti, titolare della cattedra di Dialettologia che, oltre a occuparsi di dialetti sul piano filologico e sociolinguistico, è particolarmente attento al passaggio dall’oralità, propria delle lingue dialettali, alla scrittura il cui contesto comunicativo per eccellenza è quello letterario.   All’incontro ha partecipato Anna Maria Farabbi, poetessa in lingua e in dialetto, che ha al suo attivo numerose e intense pubblicazioni e che da tempo la critica riconosce come autentica voce dialettale dell’Umbria.   Ricca e significativa è l’esperienza di Vincenzo Luciani maturata in un lungo arco di tempo e in  molteplici attività. Curatore de I poeti del parco (www.i poetidelparco.it), un sito web particolarmente attento alla poesia dialettale del nostro paese, Luciani nel 2002 ha fondato insieme al poeta Achille Serrao il Centro di Documentazione "Vincenzo Scarpellino" che raccoglie presso la Biblioteca "Gianni Rodari" di Roma pubblicazioni in dialetto provenienti da tutte le regioni italiane. Inoltre è l’organizzatore del premio "Città di Ischitella-Pietro Giannone", tra i più prestigiosi in Italia per la poesia inedita in dialetto. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni sul dialetto della sua terra d’origine (Ischitella) e su quelli della provincia di Roma. È del 2011 la ricchissima e documentata ricerca Dialetto e poesia nei 121 comuni della provincia di Roma, per le Edizione Cofine. È egli stesso poeta in lingua e in dialetto; ricordiamo le raccolte Il paese e Torino (1984), Frutte cirve e ammature  (2001), Tor Tre Teste ed altre poesie (1968-2005) e sta per essere pubblicata la sua ultima raccolta La cruedda. Non va, infine dimenticato il suo lavoro di editore. La Casa Editrice Cofine, di cui è direttore responsabile, è impegnata in attività informativa e letteraria. In più di 25 anni ha pubblicato raccolte dei più importanti poeti dialettali del nostro paese, oltre alla rivista trimestrale "Periferie" che registra con puntualità le voci poetiche della nostra migliore dialettalità e della poesia in lingua.   Al centro dell’incontro, coordinato dalla poetessa Ombretta Ciurnelli, è stata l’intervista di Anna Maria Farabbi a Vincenzo Luciani, intervallata dalla lettura di alcune poesie tratte da La cruedda, recitate in lingua italiana dalla bellissima voce di Mariella Chiarini e in dialetto garganico dallo stesso Luciani.   Anna Maria Farabbi ha esordito descrivendo la personalità e l’opera di Vincenzo Luciani, tra le più importanti del panorama letterario italiano per la sua onestà intellettuale e per la sua estensione espressiva – poeta, critico letterario, editore, organizzatore di eventi -, e sottolineando l’autorevolezza del Prof. Antonio Batinti, docente di Dialettologia Italiana, Fonetica e Fonologia della Lingua Italiana. "Questo affiancamento – ha aggiunto – innesca immediatamente un significato imprescindibile di studio verticale dentro la parola dialettale nella propria e altrui officina creativa, oltre al rigore della documentazione e dell’attenzione al confronto tra oralità passata e presente e scrittura contemporanea. E’ chiaro, inoltre, che un luogo come L’Università degli Stranieri, nella sua essenza di molteplice transito culturale e linguistico, pone il canto dialettale di Vincenzo Luciani come uno dei tanti semi linguistici fecondi soffiati nel mondo, in tensione aperta. Nessuna chiusura localistica, nessuna elezione della propria origine culturale e territoriale. Anzi, totale flessione della propria identità nello spirito della relazione. Dopo questa premessa indispensabile, proprio perché motiva la generosa e impeccabile organizzazione di Ombretta Ciurnelli e accomuna i caratteri della poesia dialettale di Vincenzo Luciani, della stessa Ombretta Ciurnelli ai miei, voglio citare i quattro punti cardinali, i cardini cioè, della personalità di Vincenzo Luciani: 1) studio costante, ostinato, tenace e amorevole; 2) umiltà intelligente e confronto con l’opera degli altri; 3) autoironia che emana leggerezza calviniana e tenerezza gentile; 4) generosità e responsabilità nel portare la poesia degli altri, diffondendola e valorizzandola".   Dopo aver messo in evidenza la valenza simbolica dell’Università per Stranieri in quanto luogo cosmopolita per eccellenza che può valorizzare la poesia dialettale, senza chiusure localistiche, in una "totale flessione della propria identità nello spirito della relazione", la riflessione si è incentrata sulla "confusione di qualità" che a volte si genera in ambito dialettale. Troppo spesso si scribacchiano testi bozzettistici con quadretti lirici venati di vacua nostalgia evocativa, oppure si mettono in versi barzellette, scambiando tutto ciò per poesia. Altre volte sono proposti testi che altro non sono che la traduzione in dialetto di "pensieri" in lingua, dimenticando che il "vecio parlar", come diceva il grande poeta Andrea Zanzotto "ha nel suo sapore / un goccio del latte di Eva" (à inte’l tó saór / Un s’cip del lat de la Eva).   È stato ribadito con forza che per evitare inopportune e gratuite cadute di stile e di qualità sono necessari uno studio costante, una forte passione, un’intelligente umiltà e soprattutto il confronto continuo con l’opera di altri scrittori di cui con generosità e responsabilità si è tenuti a diffondere e valorizzare la voce poetica.   Questi in sintesi i nuclei su cui Anna Maria Farabbi e Vincenzo Luciani hanno intessuto la loro trama di riflessioni che non ha mancato di toccare anche aspetti di carattere storico e sociolinguistico, nella consapevolezza che la poesia dialettale si colora dei sapori e dei suoni di piccole realtà antropologiche e che, sebbene i rapidi mutamenti sociali ed economici ne abbiano impietosamente cancellato la struttura, in essa resta forte il legame con la terra d’origine (sia essa campagna o città); luoghi che sembrano quasi ritrovarsi nelle parole, a volte aspre e terrose, a significare anche la "scontrosità" dei paesaggi.   La conversazione si è conclusa con una riflessione sulla valenza della scrittura dialettale. Se con la poesia si ha il passaggio dall’oralità alla scrittura, è inevitabile che a ciò segua il ritorno all’oralità affinché la pagina scritta non cristallizzi emozioni e si possa avvertire tutta "l’energia, la potenza, la memoria, il fiato di un popolo e dei propri avi".   Il folto pubblico ha seguito con interesse la conversazione e il professor Antonio Batinti ha concluso auspicando che a questo primo incontro faccia seguito nel prossimo anno accademico un approfondimento del tema anche attraverso altre voci poetiche. 

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