Inflazione al 2%, i risparmiatori snobbano le banche e puntano su nuovi strumenti per investire

A. D. M. - 23 Febbraio 2019

Inflazione al 2%, i risparmiatori snobbano le banche e puntano su nuovi strumenti per investire. Vediamo perché.

L’inflazione è un tema che, a livello economico, caratterizza il dibattito italiano praticamente a partire dal secondo Dopoguerra.

L’inflazione negli scorsi decenni

Grazie ad una gestione molto generosa dell’inflazione, l’Italia ha potuto sperimentare alti tassi di crescita, culminati con il boom degli anni ‘60, al centro del trentennio glorioso del capitalismo novecentesco.
Gli effetti della scala mobile sono stati sapientemente inglobati all’interno di una strategia che, in virtù del meccanismo della scala mobile dei salari, è riuscita per un certo periodo a tenere insieme capra e cavoli, risparmio e reddito, investimenti e domanda interna.
Una vera e propria manna dal cielo, di cui oggi i più anziani detengono ancora preziosa memoria.

Ma a un certo punto, qualcosa è cambiato, più che andare storto, ed il giochetto è stato interrotto.

Inutile ripercorrere le tappe che hanno portato l’Italia ad essere uno dei paesi avanzati a più bassa crescita. I momenti topici li conoscono ormai tutti.

A partire dall’introduzione dello SME, prodromico alla nascita della moneta unica, si è stabilito che l’inflazione dei paesi della Comunità Europea avrebbero dovuto conoscere un riallineamento progressivo, di pari passo con il riallineamento dei cambi (si ricordi, en passant, che la svalutazione non significa inflazione).
Il segreto italiano fu messo a nudo, colpevolmente o meno, poco camuffato dai governanti di allora.

Senza inflazione, il paese ha smesso di crescere. La scala mobile è stata smantellata pezzo per pezzo, strumento valutato ormai inadeguato alla nuova maturazione dei tempi, ed anziché puntare sull’equilibrio domanda-investimenti, che aveva fatto grande l’Italia, si è preferito puntare solo sugli investimenti. Il fallimento di questa strategia è sotto gli occhi di tutti.

Per tanti economisti, l’inflazione è la tassa più iniqua, perché colpisce tutti, andando a danneggiare soprattutto le fasce più deboli della popolazione.
Un giudizio netto, che tuttavia non corrisponde al vero. O meglio, corrisponderebbe al vero in una situazione di totale deregolamentazione, ma la formula magica sperimentata dal nostro paese dimostra che, con una certa gestione, l’inflazione ha un effetto benefico sull’economia dello Stato.

Risparmio e inflazione

Chiaramente, risparmio ed inflazione, su un piano prettamente astratto, non vanno d’accordo. Il motivo è presto detto: con un’inflazione al 2% annuo, ad esempio, il valore di un capitale lasciato in una banca diminuirebbe del 2% (se ho 100, l’anno dopo ho sempre 100, ma ciò che potevo acquistare con quella somma adesso mi richiederebbe 102), e sicuramente non c’è da stare troppo tranquilli con tali premesse.

Ma il risparmio non è scollegato dalle attività economiche di contorno. Esso richiede un certo reddito, e il reddito cresce se crescono i prezzi. L’economia, fondamentalmente, si riduce a queste semplici verità fattuali.

Nuove forme di investimento dei risparmi

Ad ogni modo, il risparmiatore ha buon gioco se, anziché tenere i soldi sotto al mattone, decide di investirli in uno dei molteplici strumenti economici messi a disposizione da un mercato in continua evoluzione.

Ad esempio, sorprendentemente rispetto alle previsioni, e nonostante l’impossibilità di emetterne di nuovi, in attesa dei decreti attuativi alla legge di Bilancio, il rendimento dei PIR nel primo mese del 2019 è in crescita, e ciò ha consentito di recuperare parte delle perdite del 2018.

I PIR sono dei piani di risparmio pensati per favorire le imprese italiane, soprattutto quelle piccole e medie. Nello scorso anno non erano mancate delle perplessità sull’efficacia di questi strumenti, ma a quanto pare qualcosa si sta muovendo in questa direzione.

Naturalmente, esistono altre opzioni, tutte interessantissime, che variano da Fondi Comuni e gli ETF ai Piani di Accumulo Capitale e non solo.

Insomma, se proprio l’inflazione spaventa così tanto, i modi per tenersene alla larga non mancano. Il 2% non è un dato casuale, essendo il massimo consentito dalla BCE, così come stabilito dai Trattati alla base dell’Eurozona.

Sull’opportunità o meno di mantenere un tasso così basso di inflazione rimandiamo ad apposita letteratura, che sull’argomento è singolarmente abbondante.


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