Insieme e uniti nel tempo della crisi

Come non far sentire sole le persone di fronte alle attuali difficoltà, provare a non farle deprimere, a non farle arrendere
di Fabio Mollicone - 20 Novembre 2012

BARKATULLAH CHOWDHURY, per gli amici “Barka”, viene dal Bangladesh, uno dei Paesi più popolati al mondo, con oltre 160 milioni di abitanti, ed anche uno dei Paesi più poveri.

Qualche anno fa Barka, ha rilevato nel mio quartiere, in periferia, un piccolo e vecchio negozio di profumeria che ha trasformato in un mini market aperto con orario continuato, tutti i giorni dalle 9 alle 22.30.

Ha tre figli di 5, 9 e 14 anni e una moglie. Fino a qualche giorno fa dava lavoro ad un suo connazionale che ha dovuto licenziare.

L’altra sera ho visto i suoi occhi lucidi e stanchi, il suo viso malinconico… era triste come mai. “Non ce le faccio più.” – mi dice – “Temo per i miei figli, ho paura di non riuscire più a guadagnare abbastanza per farli mangiare e mandarli a scuola. Le persone prima entravano e spendevano 5 euro oggi ne spendono solo uno!! Sono mesi che va avanti così… sono disperato!”.

Barka come Marco o Giorgia, come tanti altri che vivono REALMENTE e in maniera ormai drammatica la crisi.

Qualche giorno fa ho lanciato un appello in rete per aiutare un carissimo amico in difficoltà. Questo il testo: “Ecco quello che sta producendo la crisi economica! Andrea (nome di fantasia) un mio fraterno amico 51 anni, tre figli, casa in affitto e moglie con lavoretti saltuari, fino a poco tempo fa con uno stipendio garantito e sufficiente, oggi disoccupato, finisce la cassa integrazione a dicembre e verrà licenziato! Una situazione che mi fa soffrire moltissimo. Andrea è un bravissimo tornitore e fresatore, ragazzo forte e disponibile con molta esperienza nel suo lavoro. Vi allego il suo curriculum. Forse qualcuno di voi amiche/i può aiutarlo. Grazie molto”.

I casi reali e concreti di cosa significhi ora questa crisi li tocchiamo con mano e ci riguardano sempre più da vicino in maniera drammatica. A rischiare di diventare poveri sono persone in carne e ossa che non hanno tutele e garanzie alle spalle. Non è più possibile far finta di niente.

Ho ricevuto molte risposte a questo mio appello, anche di amici con responsabilità politico/istituzionali. Queste persone hanno avuto la sensibilità di rispondermi e di provare ad attivarsi per una soluzione. Molti hanno aggiunto anche parole di solidarietà nei confronti del mio amico e comunque il messaggio non è passato inosservato. Sono sincero pensavo che nessuno rispondesse, sono rimasto sorpreso proprio da questa attenzione, da questa sensibilità. E’ un aspetto positivo della nostra società, che mi fa pensare che siamo consapevoli, forse, che veramente solo con la solidarietà possiamo ridurre i danni. Solo INSIEME possiamo superare questo momento drammatico. E’ una consapevolezza etica prima che politica.

Non far sentire sole le persone di fronte a queste difficoltà, provare a non farle deprimere, a non farle arrendere. Ci sentiamo quasi obbligati verso gli altri in un abbraccio di solidarietà che diventa di fraternità. Non si tratta di elemosinare qualcosa, concedere parte del superfluo. Si tratta di condividere, partecipare, vivere insieme. Solo insieme possiamo affrontare il futuro mettendo al centro la persona ed il suo benessere che in questo momento si chiama lavoro. Se non dovessi più vedere Barka nel suo negozio o sua moglie che accompagna i figli a scuola e se vedessi senza speranza il viso del mio amico fraterno, beh, sarà il momento che anche io starò male e la sofferenza sarà di tutti.

E’ una sfida enorme e fondamentale per il futuro delle generazioni e per la nostra società ma dobbiamo affrontarla con questo spirito, tutti, soprattutto chi è più garantito, dal semplice lavoratore al primo ministro.  


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