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Inter – Roma, sfida tra le ultime in classifica

Le due squadre cercheranno di rialzare la testa dopo un avvio stentato. Gasperini rischia. Luis Enrique: “Sento la fiducia”. Ancora Out Lamela
di Lorenzo Censi - 16 Settembre 2011

Sabato 17 settembre 2011 alle 20.45 a San Siro andrà in scena quella che fino ad un paio di anni fa era la partita più importante dell’intero campionato e che spesso assegnava lo scudetto. Ora Roma ed Inter sono due squadre in difficoltà, per motivi opposti.

L’Inter è alla fine di un ciclo, negli ultimi anni ha praticamente vinto tutto in Italia, in Europa e nel mondo. La squadra è logora, alcuni dei senatori hanno perso forma e voglia ed i nuovi acquisti non sembrano convincere: per il poco visto fino ad ora Zarate sembra un ectoplasma, Alvarez, Johnatan e Castaignos sono troppo acerbi, Forlan è un buon giocatore ma non certo Eto’o, campione in grado di vincere le partite da solo. In più, Gasperini non riesce a tenere il timone della barca nerazzurra sull’orlo del naufragio, che potrebbe essere imminente in caso di sconfitta con i giallorossi.
La società non mostra fiducia e le critiche di Moratti sul modulo non fanno che destabilizzare ulteriormente l’ambiente, che sta cominciando a perdere la pazienza.

Il supporto della società e dell’ambiente tiene invece ben saldo Luis Enrique sulla panchina della Roma. Dopo la debacle in Europa League i primi nuvoloni cominciavano a intorbidire i cieli di Lucho, vuoi per alcune scelte discutibili, vuoi per il classico nervosismo che aleggia intorno a Trigoria. Ora invece la squadra si è stretta intorno al suo allenatore che ha ricevuto credito in fatto di tempo e fiducia da parte della società, DiBenedetto in primis.
Il progetto Roma è a lungo termine, per cominciare a vedere risultati tangibili ci vorrà del tempo. Ed i tifosi questo sembrano averlo capito. L’idea tattica dello spagnolo è affascinante ma di difficile applicazione in Italia e la partita col Cagliari domenica scorsa lo ha dimostrato: contro difese arcigne e squadre che si rintanano nella loro metà campo il possesso palla diventa una sterile melina se i meccanismi non sono ancora ben oliati.
L’inserimento dei nuovi acquisti richiede tempo, senza il quale la fluidità di manovra ed i movimenti giusti per il 4-3-3 saranno pura utopia.

Ma se tra i due c’è un allenatore che sta con l’acqua alla gola, questo è Gasperini. La partita di domani è da dentro o fuori. Se sarà fuori, è già pronto Ranieri. Ma attenzione a non sottovalutare i nerazzurri, che nella loro centenaria storia non hanno mai perso quattro partite consecutive (ora sono a quota tre).

La Roma che scenderà in campo domani sera sarà priva di Jose Angel che verrà sostituito da uno tra Heinze e Cassetti. Accanto a Burdisso probabilmente esordirà Kjaer, mentre a centrocampo salgono le quotazioni di Pizarro per affiancare De Rossi e Pjanic. Ma il vero enigma che forse anche Luis Enrique deve ancora decifrare è legato all’attacco: sembrano sicuri del posto Totti e Borini (apparso in forma e motivato nel finale di partita contro il Cagliari) visto che Luis Enrique li ha sempre provati in allenamento questa settimana. Accanto a loro si sono alternati Borriello e Osvaldo, che con ogni probabilità si contenderanno l’ultima maglia del tridente.
A causa delle deludenti prestazioni di inizio stagione Luis Enrique è orientato a lasciare in panchina il suo pupillo Bojan, apparso troppe volte avulso dal gioco, molle e poco incisivo.
Lamela e Juan rimangono ancora a Roma.

Gasperini, accantonata la difesa a 3 su “consiglio” del presidente, è indeciso se schierare il tridente (con Zarate) o il trequartista (Snejder) dietro la coppia Pazzini-Forlan. In difesa è possibile il rientro di Chivu, altrimenti è pronto Nagatomo, con Johnatan a destra. A metà campo sono ai box Stankovic e Thiago Motta, quindi spazio per Obi con Zanetti e Cambiasso.

La Roma è partita alle 17 da Fiumicino destinazione Milano.
Alle 13 aveva parlato Luis Enrique: “Andremo a Milano per fare una bella partita e tornare con una vittoria”.
Sulla stabilità della sua panchina: “E’ importante, quando si inizia un progetto e si sceglie una persona per portarlo avanti, che questa abbia la fiducia della società. La settimana scorsa ho ringraziato i dirigenti per questo, abbiamo una relazione molto franca e quando la società non crederà più in me risolveremo subito il problema. Non voglio restare aggrappato alla panchina, sono qui per passione e per fare il mio calcio”.
L’applicazione del 4-3-3 di blaugrana memoria fa discutere: "Se mi dovessi accorgere che per ottenere risultati dovrei cambiare lo farei. Sempre tenendo un modulo offensivo, ma adattandolo alle caratteristiche dei giocatori. Cercherò sempre di giocare almeno con tre attaccanti, ma potrei metterne di più.”
La cena sulla Tuscolana per cementificare lo spogliatoio è piaciuta all’asturiano: ”Quanto più è unita la squadra, quanto più feeling c’è, tanto meglio. Ha organizzato Totti, mi ha fatto piacere, una cosa da grande capitano".


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