Intervista a Fabrizio Donati Capogruppo di SEL in Quinto Municipio

di Giacomo Di Daniele - 25 Luglio 2011

A 10 giorni dalla decisione di SEL di uscire dalla Giunta e dalla maggioranza consiliare del Quinto Municipio, abbiamo incontrato il 24 luglio 2011 il capogruppo Fabrizio Donati, al fine di capire quali siano le considerazioni svolte in questi giorni da SEL in merito alla crisi ormai interminabile del Quinto Municipio.

Consigliere Donati, voi di SEL denunciate un ormai totale immobilismo istituzionale ed una gestione della crisi che, nella sua soluzione attuale, non tiene conto della volontà popolare. Come si è giunti a tale situazione?
Innanzitutto vorrei iniziare con una considerazione che può suonare come un’autocritica: il Centrosinistra naturale (PD, SEL e IDV) con l’ingresso dell’API in giunta si è spaccato. La crisi a dicembre 2010 si avviava verso una sua naturale ed inesorabile conclusione.
Con l’ingresso in Consiglio di ulteriori membri API (oltre all’assessorato assegnato all’API, ed alla Presidenza, anch’essa in quota API) la situazione è definitivamente degenerata.
E’ paradossale che in un momento di crisi, dopo 6 mesi l’API non abbia rispettato un accordo di mediazione sugli equilibri di giunta (2 assessori al PD 1 a SEL e 1 all’IDV) che pure era stata faticosamente ricercata al fine di garantire stabilità nella gestione di governo del Municipio.
L’errore del Centrosinistra nell’accettare il procrastinarsi di tale squilibrio rispetto al voto popolare del 2008, ha comportato fibrillazioni che hanno visto cedere PD e SEL e accettare l’assegnazione di un assessorato all’API.

In tutto questo però si inserisce la inusuale elezione di un membro dell’opposizione a Presidente dell’Aula, che con una maggioranza coesa non sarebbe avvenuta.
Come ho detto, c’è autocritica su come è stata gestita questa fase della crisi, ma ciò non giustifica l’atteggiamento tenuto – ad esempio – dall’IDV in merito alla votazione del Presidente dell’Aula, che, a quanto ne so io, ha dirottato il suo voto sull’esponente PDL Bacchetti, poi risultato eletto.
Ciò ha determinato per SEL un punto di non ritorno perché quanto avvenuto è dimostrazione palese di un trasversalismo sempre più predominante all’interno del Consiglio.

A questo punto Caradonna dimostri che tipo di maggioranza lo sostiene; è un atto dovuto sia nei confronti dell’elettorato di centrosinistra che verso quello di centrodestra; per usare un’espressione di Nichi Vendola “è una questione di igiene politica”.

In questa fase, quindi, qual è il vostro atteggiamento nei confronti dell’attuale Giunta Caradonna?
Noi ormai siamo fermamente all’opposizione, ma pensiamo che Caradonna debba ugualmente fare chiarezza. Anche quando eravamo in Giunta abbiamo più volte chiesto un passaggio in aula per confermare il programma di governo del municipio. A maggior ragione – e con maggior determinazione – lo chiediamo ora.

Cosa vi aspettate dai vostri ex-alleati di maggioranza? Quale atteggiamento chiedete che assumano per dare un contributo al superamento di questa situazione?
Aspettiamo di sapere dal gruppo PD come intende comportarsi per il proseguo della consiliatura.
Ritengo che gli organismi dirigenti del PD abbiano dimostrato, con la candidatura di un loro esponente (Sansalone n.d.R.) alla Presidenza dell’aula, di avere senso di responsabilità per risolvere la crisi, ma come noi sono stati vittima del trasversalismo che – sottolineo – ormai regna sovrano.
Ora per il PD è il momento di fare chiarezza. Dopo l’elezione di Bacchetti la misura è colma e non ci sono più scuse per nessuno.
Quando sei in un Municipio (teoricamente) di centrosinistra, in cui il PDL ricopre il maggior numero di cariche tra Presidenza di Aula e Presidenze di Commissione (5 su 9 n.d.R.), c’è solo una strada da percorrere: l’allontanamento netto e deciso da tale situazione, prendendo atto senza mezzi termini che sulla maggioranza del 2008 è stata posta una pietra tombale.

E quali atteggiamenti chiedete di assumere al Presidente Caradonna?
Alla luce di quanto detto, chiediamo al Presidente Caradonna di attuare la procedura delle dimissioni e di chiedere conseguentemente, a norma di regolamento, la fiducia in Aula entro 20 giorni. A quel punto i cittadini avranno ben chiaro il rapporto di forza degli schieramenti presenti in Consiglio.
Vorrei infine sottolineare l’assurdo immobilismo del PDL in merito a questa crisi: in qualsiasi partito veramente d’opposizione, si sarebbe usata l’elezione di un proprio Presidente d’Aula e di propri Presidenti di Commissione come elemento cardine per chieder le dimissioni del Presidente. Se ciò non accade è perché il PDL si sente forza di governo a tutti gli effetti.


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