Io ci sono, carissimo Alvaro Aquili, per salvare l’Organo di Pieve Torina

Vincenzo Luciani - 7 novembre 2018

Antefatto: Alvaro Aquili, poeta e imprenditore, a Centocelle in via dei Pioppi, dopo il terremoto del 2016 che ha colpito numerosi centri tra cui il suo paese natale Pieve Torina, distruggendo molte case, è impegnato da allora nel salvataggio dell’Organo della chiesa parrocchiale e ha invitato cento suoi amici (tra i quali il sottoscritto) a sostenerlo.

Il suo progetto si articola in tre fasi: la prima quella del coinvolgimento di Cento Amici; la seconda la pubblicazione di un libro di circa 200 pagine a tiratura limitata con foto dei personaggi che sostengono il progetto, di prossima uscita; la terza la ripubblicazione del libro in 1000 copie, tante quanti saranno i sottoscrittori procurati dai cento amici (dieci ciascuno) per la ristrutturazione dell’antico organo. Chi intende effettuare una sottoscrizione può farlo al C/C postale intestato alla parrocchia di Santa Maria Assunta – 62036 Pieve Torina (MC) IBAN IT38HO845669080000010109693 (causale: fondo ristrutturazione antico organo).

Ed ecco la mia adesione al progetto

Io ci sono, carissimo Alvaro.

E come potrei non esserci?

Diversi sono i motivi che mi spingono a sostenerti, ad essere della partita.

Innanzitutto l’amicizia, franca e sincera fin dal primo istante in cui le nostre strade si sono incrociate, nel quartiere di Roma, Centocelle, che condividiamo tu per residenza e lavoro e io per il mio lavoro giornalistico con il mensile “Abitare A” che dura dal 1987.

Poi la passione per la poesia (che si alimenta essenzialmente di memorie).

Poi l’amore per i nostri paesi. Li abbiamo dovuto abbandonare da piccoli e oggi siamo spinti a fare “qualcosa” per loro, così generosi e disinteressati con noi, bambini, trasmettendoci valori che mantengono inalterati il loro pregio, primo tra tutti il dovere della solidarietà e di porgere un aiuto a chi sta in difficoltà.

Io ti comprendo, Alvaro, anche se ti confesso, in un primo momento ho osato considerare ardito, anzi persino folle il tuo desiderio di restituire al tuo paese un oggetto, un organo, che può apparire ‘superfluo’ a fronte delle impellenti necessità della tua comunità, quali quella di dare una casa a chi ha visto crollare la propria, a causa dell’ondata distruttrice e brutale del sisma.

Ma poi mi sono detto: come puoi considerare folle un sogno, un disegno che, coinvolgendo gli amici più cari, vuole preservandolo dalla distruzione e ripristinare l’Organo della Chiesa di Santa Maria Assunta di Pieve Torina e di risentirlo risuonare?

Proprio tu – mi sono detto – che sei andato a raccogliere di bocca in bocca dagli anziani del tuo piccolo paese garganico le parole, i proverbi, i modi di dire, i soprannomi, per evitarne la dispersione e per trarle in salvamento? Proprio tu che hai tentato la stessa cosa per molti comuni della provincia di Roma e del Lazio?

E allora eccomi qua a condividere il tuo sogno, Alvaro, di recuperare questo tuo antico strumento musicale, a te così caro, e che ha sottolineato i momenti gioiosi e dolorosi di tutta una comunità, oggi dilaniata nelle cose, nelle case e negli affetti.

Quell’organo può ben rappresentare un simbolo di rinascita per tutto un paese.

Ma io ci sono, carissimo Alvaro, perché voglio condividere con te quel dolcissimo ricordo di un bambino che sfidava quelli più grandi a pompare più forte per consentire all’organo di emettere in pieno la sua possente ed armonica voce.

E condivido pure lo strazio che, dopo il disastro del terremoto, provoca in te, tra le rovine della chiesa, la visione di “quella stanga di legno che fuoriesce da un’asola verticale della fiancata sinistra contenente il sistema di pompe”, oggetto di quella fanciullesca contesa. Quell’organo deve ritornare a suonare per te e per tutti quelli che verranno dopo di te.

Vincenzo Luciani


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