Iran: censura e carcere per My Teheran for Sale

Protagonista condannata a un anno di prigione e a 90 frustate. Cirinnà: “Mozione di solidarietà in Aula e foto in Piazza del Campidoglio"
di Laura Fedel - 13 Ottobre 2011

Dalla capitale iraniana arriva l’obbligo del ritiro della pellicola My Teheran for Sale, film che racconta le difficoltà dei giovani artisti nella Repubblica Islamica. Marzieh Vafamehr, l’attrice protagonista della storia e che ha contribuito a portare nello schermo una realtà vera e complicata, non solo è stata condannata a un anno di prigione ma anche a 90 frustate. La motivazione è aver preso parte al film. Marzieh Vafamehr è la moglie di Nasser Taghvai, un noto regista e sceneggiatore iraniano, che aveva prodotto la “scottante” pellicola con la collaborazione di una società australiana. Secondo le fonti ufficiali del governo iraniano il film non aveva ricevuto alcuna autorizzazione per poter essere proiettato ed era stato distribuito illegalmente. La storia non si allontana molto dalla realtà, è noto infatti quanto le donne islamiche trovino difficoltà a emanciparsi o solo a essere rispettate.

“Esprimo la mia personale solidarietà anche in qualità di Presidente della commissione delle elette di Roma Capitale all’attrice iraniana Marzieh Vafamehr, nuova vittima del regime feudale di Teheran – dichiara Monica Cirinnà Presidente della Commissione delle Elette del Comune di Roma – Le punizioni corporali, inflitte per provocare dolore ed umiliazione, sono un anacronistico e macabro retaggio del passato con le quali il regime iraniano tenta di annullare anche la dignità degli oppositori esposti a volte ad un orrendo spettacolo pubblico. Presenterò all’Assemblea Capitolina una mozione di condanna – prosegue la Cirinnà – di questa nuova violazione dei diritti umani alla quale aggiungo un appello affinché siano evitate a Marzieh Vafamehr sia il carcere che la bieca punizione. Intanto, in segno di solidarietà con l’attrice iraniana, chiedo al Sindaco di esporre la foto di Marzieh Vafamehr nella piazza del Campidoglio”.
 


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