Israele arresta uno studente di Gaza diretto a Tor Vergata: «Ha partecipato al 7 ottobre»

Il giovane viaggiava verso Roma con un corridoio universitario. Bloccato dalle forze israeliane a Kerem Shalom: l'Idf lo accusa di essere un miliziano di Hamas

Il suo nome era inserito nella lista ufficiale dei corridoi umanitari accademici, un visto regolare in tasca e un futuro già scritto a Roma, dove lo attendevano le aule della facoltà di Medicina dell’Università di Tor Vergata per un percorso di specializzazione.

Ma il viaggio di Mahmoud al-Najjar, brillante studente palestinese originario della Striscia di Gaza, si è spezzato bruscamente mercoledì 3 giugno prima ancora di poter salire su un volo per l’Italia.

Il giovane è stato arrestato dai soldati israeliani mentre superava i rigidi controlli di sicurezza del valico di Kerem Shalom, l’avamposto meridionale che collega la Striscia al territorio di Tel Aviv.

La notizia, rimbalzata inizialmente sui canali giornalistici arabi, è stata confermata ufficialmente dalle Forze di difesa israeliane (Idf).

Secondo il portavoce militare, dietro il profilo dello studente universitario si celerebbe in realtà un quadro ben più inquietante: Al-Najjar è stato indicato come un presunto membro operativo della Brigata Settentrionale di Hamas, accusato di aver preso parte in prima persona ai massacri transfrontalieri condotti nel sud di Israele il 7 ottobre 2023.

Foto Lapresse

Il blitz al check-point con i sistemi di riconoscimento facciale

L’arresto è scattato durante le complesse procedure di screening a cui vengono sottoposti i pochissimi civili autorizzati a lasciare l’enclave palestinese.

Mahmoud al-Najjar aveva superato un lunghissimo iter amministrativo, ottenendo il via libera internazionale per i programmi di protezione e continuità dello studio promossi dal Ministero degli Esteri e dalla rete degli atenei italiani.

Secondo le prime ricostruzioni dei media locali, il ragazzo sarebbe stato tradito dall’incrocio dei dati biometrici e dai sistemi di riconoscimento facciale predittivi utilizzati dall’intelligence israeliana (Shin Bet) ai check-point, progettati per mappare capillarmente l’identità di chiunque sia transitato nei kibbutz assaltati all’inizio del conflitto. Al momento, lo stato maggiore israeliano non ha rilasciato ulteriori dettagli sulle prove specifiche a carico del giovane.

Il dramma della famiglia e il silenzio sulla detenzione

Subito dopo il fermo, lo studente è stato bendato, preso in custodia e trasferito in una località segreta per essere sottoposto agli interrogatori di rito.

Da quel momento, sulla sua sorte è calato il silenzio assoluto: la famiglia del giovane ha denunciato pubblicamente di non aver ricevuto alcuna notifica ufficiale da parte delle autorità israeliane o delle organizzazioni internazionali.

Restano del tutto ignoti il luogo fisico della detenzione, i capi d’imputazione formali scritti sul fascicolo e le sue attuali condizioni di salute.

Una sorte diametralmente opposta a quella toccata agli altri studenti palestinesi che viaggiavano nella stessa delegazione.

Il resto del gruppo ha superato indenne i controlli di frontiera, ha completato il trasferimento verso l’aeroporto ed è sbarcato regolarmente in Italia nelle scorse ore, venendo preso in carico dalle strutture di accoglienza universitarie per iniziare i corsi.

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