Joseph Tusiani, novantuno anni colmi di poesia

Quattro testi recenti del poeta in quattro lingue
di C. S. - 13 Gennaio 2015
Joseph Tusiani

Joseph Tusiani

Oggi, 14 gennaio 2015, Joseph Tusiani, poeta in quattro lingue, compie novantuno anni. Mai compleanno fu più prolifico. Negli ultimi dieci mesi Tusiani ha composto centocinquanta e forse più composizioni, prevalentemente in italiano – un inequivocabile risucchio delle radici –, ma anche in inglese e latino, e qualcuna in dialetto garganico.

Egli fa risalire questa vena irrefrenabile a un episodio clinico. Colpito da ictus nel febbraio del 2014, e ristabilitosi, per quanto costretto a semi-immobilità, durante la stessa degenza in ospedale ha preso a comporre liriche, sullo stesso episodio occorsogli, sulle pratiche riabilitative, sulla ripresa della vita, sul mutare dei giorni e nelle stagioni, sui ricordi del proprio essere passato, sulle prospettive del proprio essere presente, sulla New York megalopoli della propria vita, sul Gargano arcaico della propria infanzia. Il tutto all’insegna del binomio-calembour ictus-invictus, quasi la forza della mente che prevale sull’infermità, ed esorcizza il timore della fine nell’atto stesso in cui ne parla.

Da questo corpus, tuttora largamente inedito (tranne la silloge latina citata oltre), abbiamo selezionato quattro liriche esemplari dell’atteggiamento poetico di Tusiani. E le pubblichiamo qui, come nostro fervido augurio di compleanno.

 

Ictus-Invictus

Nunc mage limpida adest per morbum visio vitae,

Nunc tandem vitae miracula et omina splendent.

La Sposa di Maria Pia

 

Gaudete, et primum date amicitiam renovatam,

Mortales socii qui materiem tremebundam,

Cui nomen Terra est, Caelum nunc redditis altum.

Quid fuit in nobis? Quae nos nova vita redemit?

 

Hoc de me dico: ceu arbor fulmine fracta,

Matutina ictus sum festa luce renata.

ICTUS? Sed resonat ceu syllaba nominis almi ―

INVICTUS, velut indomitus, numquam superatus.

 

Victor sum. Ingenium percussum percutit aethram

Et me ipsum renovat meus hymnus cunctaque viva.

 

Mensis Maii die xxi, MMXIV

 

Ictus-Invictus

 

Ecco, è una malattia che rende più limpida la visione della vita,

ed ecco della vita splendono finalmente auspici e prodigi.

 

Allegria, e prima di tutto concedetemi la vostra rinnovata amicizia,

amici mortali che rendete Alto Cielo

la tremula materia che ha per nome Terra.

Cosa è avvenuto in me? Quale nuova vita mi ha redento?

 

Questo dico di me: come albero da un fulmine spezzato,

sono stato colpito da festiva luce rinata al mattino.

ICTUS? Ma ciò risuona quale sillaba di eccelsa parola ―

INVICTUS, come mai domato, come mai superato.

 

Sono vincitore. Il genio percosso percuote il cielo

E il mio inno rinnova me stesso e ogni cosa vivente.

 

New York, 21 maggio 2014

 

(Trad. E. Bandiera, da Iosephi Tusiani Neoeboracensis, Ad Maiorem Baculi Gloriam, Scelta. Presentazione, Traduzione di Emilio Bandiera, Melpignano, Le, Amaltea Edizioni, 2014)

 

 

Culmine d’ombra

 

Culmine d’ombra e vicinanza d’alba

è stata, ed è, la mia cadente vita,

e forse, noto e ignoto,

in bilico sul vuoto,

ogni essere, ogni cosa

muta e operosa

è e sarà soltanto

culmine d’ombra e vicinanza d’alba.

Culmine d’ombra e non di luce? E allora

qual nome darò mai

al mio semplice istinto

che mi sostiene avvinto

al sole che mi guida e rassicura

e consiglia e governa?

Sarà forse la luce legge eterna

che non comprendo a incutermi paura?

Più familiare e più vicina è l’ombra,

che precedeva i miei passi di bimbo

ed ora segue il mio

lento lentissimo andare.

 

New York, 3 ottobre 2014

 

 

Waiting for the Morning

 

How do I tell that the new morning’s here—

only by a new color in the sky

that, slowly overwhelming the last cloud,

asserts itself at last as winning light?

What would I do then if I were to see

no change whatever in the firmament,

no lessening of dark, no sign at all

of brightness peeping through from anywhere?

Would I at once remember that the sun,

though shrouded in a gloomy pall of night,

is still up there, still waiting to arise

and in its fullest victory appear?

And—question of all questions—how would I

tell my own mind: “Be patient,” and my soul:

“Think not of death! The morning WILL be here”?

 

New York, Christmas Eve 2014

 

In attesa del mattino

 

Da cosa vedo sorgere il mattino ―

un colore diverso su nel cielo

che, sommersa la nuvola residua,

si afferma infine in vittoria di luce?

E che farei se non vedessi affatto

cambiamenti lassù nel firmamento,

né allentarsi il buio, né alcun segno

di chiarità che penetra qui dentro?

E mi ricorderei subitamente

che il sole, pur avvolto nella notte,

è pur sempre lassù, pronto a risorgere

ed apparire nella piena gloria?

E ― domanda suprema ― saprei dire

a me stesso: “Pazienta”, ed al mio animo:

“Non pensare alla morte, ma al mattino!”

 

New York, Vigilia di Natale 2014

 

(Trad. Cosma Siani)

 

Accucchia e scucchia II

 

Ma questa mente mia chi la capisce?

Vuleve sule dice che a stu munne

ce stà chi accumenza e cchi funisce,

chi àdda jesse quadrate e cchi tunne.

 

Cu lla borza ‘li libbra va alla scola

lu uagliuncedde che joje accumenza,

ma ji sacce– e sso jjome de parola–

nu vecchje che ha ffenute e ancora penza.

 

Penza che cchi ha ffenute, n’ata vota

accumenza, ma dova e ccome e quanne?

E cchi la fa ggerà sta vecchia rota?

Po jèsse ninne che jè ttataranne?

 

Putime chiamà vive chi jè mmorte?

Allora ènne alluvere: la vita tè doj pòrte.

 

New York, 1 giugno 2014

 

Ragionare e sragionare II

 

Chi la capisce questa mente mia?

Volevo dire che su questa terra

c’è chi finisce e c’è chi comincia,

chi nasce tondo e chi nasce quadrato.

 

Coi libri in borsa se ne va alla scuola

Il ragazzino che comincia oggi,

ma io conosco, e sono di parola,

un vecchio che ha finito, e pensa ancora.

 

Pensa che chi ha finito, ricomincia

daccapo, ma da dove e come e quando?

E questa vecchia ruota, chi la gira?

Può esserci un bambino che è un vecchietto?

 

Possiamo dire vivo chi è morto?

Allora è vero: la vita ha due porte.

 

(Trad. Cosma Siani)

TusianiTraduttoreCopertina

Ricordiamo che di Joseph Tusiani è stato pubblicato recentemente il libro L’arte della traduzione poetica


Commenti

  Commenti: 1

  1. Domenico Cofano


    Sbalordito e commosso di fronte alla vena inesauribile di Tusiani, all’armonia e perizia dei suoi versi.
    La sua umanità aperta e generosa, pensosa e sofferta, ma anche dolce e ironica, è un punto di riferimento prezioso per quanti hanno avuto il privilegio di conoscerlo o, almeno, di leggerlo.

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