Konrad Krajewski l’elettricista

Dare la luce (intesa non solo come corrente elettrica) a chi ha freddo, fame e sete di giustizia. Il gesto del cardinale elemosiniere del Papa, sebbene illegale, rientra tra le sette opere di misericordia corporale
Francesco Sirleto - 13 Maggio 2019

A Roma, fortunatamente, non si respira soltanto, in questi giorni, una maleodorante ventata di odio e di disprezzo (che molto spesso si traduce in palesi atti di aggressione) nei confronti dei più poveri e dei più disperati.

Vi sono anche manifestazioni di segno opposto: coloro che si mobilitano in sostegno delle famiglie assegnatarie di alloggi popolari a Torre Maura e a Casal Bruciato, contrapponendosi ai funerei presidi di organizzazioni neo-naziste, proprio quelle che non fanno alcun mistero della loro nostalgia per i bei tempi nei quali funzionavano a pieno regime i forni crematori; l’intervento della Sindaca di Roma a Casal Bruciato; il papa che riceve in Vaticano i rappresentanti delle varie etnie rom.
Ultimo di questi gesti di solidarietà è stato quello che ha visto protagonista, nella giornata di sabato 11 maggio, un cardinale di Santa Romana Chiesa, l’elemosiniere mons. Konrad Krajewski.

Costui, in visita per ragioni del suo ufficio presso il palazzo occupato (da ben 450 disperati, e tra questi un centinaio sono bambini), essendo stato informato che nello stabile era stata interrotta da 15 giorni l’erogazione dell’energia elettrica per eccesso di morosità (a quanto pare circa 300.000 euro), preso atto della situazione di grave disagio, anche a livello sanitario, di moltissimi occupanti (e rispolverando le sue competenze di ex operaio elettricista), si è calato in un pozzo, ha tolto i sigilli affissi dagli inviati dell’ACEA, e ha ripristinato il flusso di corrente elettrica, lasciando infine il suo biglietto da visita come assunzione di responsabilità in vista di eventuali procedimenti di natura penale.

Ora, è chiaro che il gesto del cardinal Krajewski risulta, di fronte alla legge, palesemente illegale ed egli, a norma dell’art. 27 della nostra Costituzione (“La responsabilità penale è personale”) ne risponderà certamente sul piano personale. Questo per sgombrare il campo da qualsiasi illazione (che pure è stata immediatamente avanzata) relativa ad un ipotetico ordine proveniente addirittura da Papa Francesco. Tuttavia non sussiste dubbio che quanto fatto dal cardinale risulta essere perfettamente in linea con l’impostazione che, da qualche anno, l’attuale pontefice si sforza di offrire alla Chiesa cattolica: un rinnovato e rafforzato impegno a favore dei poveri e dei diseredati, ma anche a protezione della natura e dell’ambiente, contro l’egoismo neocapitalistico e il razzismo. Inoltre è necessario aggiungere che un gesto simile non si può giudicare soltanto applicando i consueti parametri della corrispondenza o meno alla legge scritta (su questo piano sarebbe solo da condannare); è la legge morale che, in questo caso, deve prendere il posto della legge scritta, quella legge morale che, dettata dalla ragione, ci obbliga in ogni circostanza a soccorrere il nostro prossimo che si trova in stato di estremo bisogno.

D’altronde questa legge morale di cui parlo non è altro che la versione moderna, o per meglio dire kantiana, dell’antico e purtroppo molto spesso dimenticato (soprattutto da certi sedicenti “difensori della civiltà cristiana”) precetto evangelico “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

A questo principio, (tanto per rendere più attuale e più corrispondente al caso in cui è stato coinvolto il cardinal Krajewski, visto che molti degli occupanti abusivi del palazzo sono stranieri), si può aggiungere anche un altro richiamo al Vangelo; precisamente al Vangelo di Luca, là dove Gesù, mettendo a confronto il dettato della legge mosaica con quello che, invece, era lo spirito della sua predicazione (coincidente con la legge morale di cui sopra), così si esprime: ”Vi è stato comandato anche l’amore verso i vostri amici e la vostra nazione ma nel contempo l’odio verso gli uomini a voi nemici o stranieri. Io vi dico invece: rispettate l’umanità anche nei vostri nemici, se non potete amarli”.

Alla luce di questi richiami, non vi è dubbio che il cardinal Konrad si è trovato, nel pomeriggio di sabato 11 maggio, di fronte alla necessità di scegliere tra due opposte obbligazioni: o ottemperare alla legge dello Stato che vietava la rottura dei sigilli apposti al contatore della corrente elettrica, oppure sottomettersi alla superiore legge morale (o “divina” se vogliamo considerarla dal punto di vista dei credenti) che gli imponeva di prestare soccorso immediato a coloro, soprattutto bambini, che si trovavano in grave stato di pericolo. Il cardinal Konrad, in altri termini, non ha fatto altro che applicare, in questa circostanza, alcune di quelle opere di misericordia corporale che impongono a tutti gli uomini (non solo quindi ai credenti) di “dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, alloggiare i pellegrini, visitare i carcerati, soccorrere gli ammalati, ecc.). Infine il gesto compiuto dal cardinale, se ci pensiamo bene, assume anche una valenza simbolica: ripristinare la luce nel palazzo occupato significa anche riaccendere, nei disperati, la luce della speranza e della fiducia nell’umanità di tutti coloro che, avendone la possibilità, sono chiamati dalla loro coscienza a soccorrere il “prossimo”.

 

Francesco Sirleto


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