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La ‘campana’ dei rottamatori di viale Togliatti

I vituperati operatori danno la loro versione di come stanno le cose
di Alessandro Moriconi - 22 Luglio 2009

Passando per via dell’Almone a due passi dalle antiche sorgenti "dell’acqua santa" l’odore acre dell’incendio scoppiato nel deposito giudiziario della Romana Recuperi il 12 luglio, arriva ancora alle nostre narici.

Mille autovetture accatastate su più livelli su una superfice di oltre 10.000 mq, sono andate a fuoco ed hanno impegnato per spegnere l’incendio ben 14 squadre di vigili del fuoco per oltre 30 ore di durissimo lavoro.

Si è subito attivata la magistratura chiamata ad accertare eventuali responsabilità dolose e (udite,udite!… ) verificare se le istituzioni (Comune, Provincia e Regione) abbiano fatto quanto demandato loro dalle leggi, per eliminare "spostandole fuori dal GRA, una sessantina di attività divenute ormai incompatibili con il tessuto urbano della città.

Lunedì 13 luglio 2009 presso il cinema Broadway il Prefetto nonché Commissario del Governo alle problematiche dei Rom, dott. Pecoraro è intervenuto per rassicurare i cittadini sulla delocalizzazione del campo di Casilino 900 e dei rottamatori presenti ormai fin dagli anni 70.

Particolarmente duri, furono in quella occasione gli interventi del presidente del Comitato di Quartiere Tirre Spaccata, Dott. Di Venuta e della ex consigliera del Municipio VIII A. Maria Addante (per errore non citata nell’articolo del 12 luglio) che da anni si battono contro i fumi provenienti dal campo Rom e sull’attività dei rottamatori resa maggiormente incompatibile con l’istituzione di quella corsia preferenziale che anche rappresentanti comunali definiscono folle. Tanto è vero che sia il Sindaco Alemanno e sia il presidente della commissione urbanistica, on.le Di Cosimo, hanno espresso pubblicamente l’impegno ad eliminarla e a trovare soluzioni alternative indispensabili per la messa in sicurezza. Una promessa che per il momento ha partorito solo l’installazione di alcuni metri di parapedonali. (Ad oggi però all’Atac, ente deputato alla realizzazione, non ne sanno nulla).

Ma torniamo ai rottamatori e alle possibilità di una loro delocalizzazione a breve termine.
25 di essi (su un numero complessivo di 32) sono riuniti da anni in due distinti consorzi, danno lavoro ad una ottantina di persone e sono in regola con tutte le disposizioni che regolano lo smaltimento di sostanze inquinanti. Il sig. Franco Franceschini, presidente di uno dei due consorzi ci ha detto "si potrebbe fare di più" ma gli esigui spazi attualmente a disposizione e l’impossibilità ad eseguire qualunque tipo di lavoro teso al rispetto dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori ci viene impedito. Sono oltre 10 anni che paghiamo una fidejussone per la futura destinazione e sulla quale, tutti i nostri iscritti sono disposti a trasferirsi. Sfatiamo quindi che i rottamatori rifiutano la delocalizzazione delle attività, ma non possiamo continuare a spendere soldi in progettazioni che certamente non per nostra colpa, vengono poi cestinate. Le responsabilità sono tutte del Comune e della Regione che hanno cambiato di continuo, per i motivi più vari, i luoghi dove dovremmo andare a posizionare le nostre attivita".

"Anche noi e i nostri dipendenti – prosegue Franceschini – abbiamo il diritto di vivere in luoghi di lavoro idonei, con tanto di bagni, docce e spogliatoio e non per ultimo con sistemi di sicurezza che impediscano il ripetersi di fatti come quello di via dell’Almone o quello analogo di pochi anni fa, accaduto in via di Tor tre Teste."

"Siamo trattati peggio dei Rom – ci dice un operaio che per motivi di sicurezza vuole rimanenere anonimo – ho visto sostituire decine di volte i bagni chimici e riparare le fontanelle che loro puntualmente sfasciano. Ci accusano che le nostre aziende inquinano e poi siamo stati testimoni di una a dir poco anomala bonifica tel terreno occupato dal campo di Casilino 900. Ruspe in movimento per giorni che hanno seppellito di tutto e quando dico di tutto parlo di ogni tipo di immondizia, calcinacci vari, gomme e pezzi di auto… E poi ci dicono che noi  siamo gli inquinatori dell’ambiente".

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Un altro rottamatore ci guida tra carcasse di auto e pezzi di ricambio già pronti alla vendita, ci mostra gli estintori e i contenitori per la raccolta di olii e ci racconta delle visite ormai quotidiane di Asl, Vigili e forze di polizia: "Tutti ci chiedono di regolarizzare qualcosa… finanche il passo carrabile, che ovviamente, è in regola, sul viale Palmiro Togliatti e in questa situazione non potremo avere mai."

La visita, tra parafanghi, sportelli e pezzi di ricambio di ogni genere, le proteste e le richieste dei cittadini riuniti nei comitati di quartieri e le legittime aspettative dei rottamatori riuniti nei due consorzi mi hanno fatto tornare alla mente un vecchio proverbio, purtroppo in disuso: l’unione fa la forza.

Ecco, vedendo realmente come stanno le cose sulla Togliatti  credo risultati diversi si otterrebbero se in questo momento i consorzi dei rottamatori e i comitati di quartiere si riunissero per una battaglia comune, perché in fondo sembrano avere gli stessi obiettivi: lavorare e vivere in un luogo sicuro e nel rispetto dell’ambiente che li circonda.


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