La Cervelletta e l’inconciliabilità con attività agricole

Un nuovo capitolo di un’altra delle storie infinite della Capitale
Federico Carabetta - 15 Aprile 2016

Nel dicembre del 2006, tra non molto fanno dieci anni, al Casale della Cervelletta, guardando mestamente le travi tolte dai tetti dell’edificio, Marina Tranquilli allora custode del complesso e dell’area pertinente nonché presidente di Insieme per l’Aniene, pensava all’avanzare dell’inverno, un altro purtroppo, e dei danni che avrebbe ancora fatto a quelle antiche mura, specie quelle non messe effettivamente al sicuro. Il tempo cronologico e meteorologico infatti non si conciliavano con i tempi dell’elefante burocratico. Era perciò più che comprensibile quell’ansia spasmodica, quel chiedersi quando e con quali risorse il complesso edilizio sarebbe stato sollevato in toto dallo stato di disfacimento.

ruderi2Da poco si erano conclusi i primi urgenti lavori, c’erano ancora le macerie sull’acciottolato del cortile e chi scrive le fotografò perché rivelavano chiaramente i vari interventi manutentivi nei tempi.

Questi lavori purtroppo, data la perenne scarsità di fondi, avevano consentito soltanto la messa in sicurezza della parte più preziosa e antica di tutto il complesso: alla torre giurisdizionale e di avvistamento del XIII secolo era stata messa una specie di tettoia, mentre al corpo principale del casale ed ai grandi fienili erano stati asportati completamente i tetti, le cui grandi e pesanti travature erano visibilmente prossime al crollo.

traviTutto questo materiale in disfacimento, si temeva, piombando sulle strutture murarie sottostanti, avrebbe trascinato nella rovina i solai e gli ambienti sottostanti. Si era pure provveduto, infine, alla provvisoria copertura delle strutture ancora recuperabili, con grandi teloni di plastica per non lasciarle completamente esposte agli elementi.

rudereAllontanato il peggio, si era rimasti di nuovo in attesa che il Comune reperisse i fondi per azioni risolutive per preservare e consegnare ai posteri questo piccolo tesoro storico e culturale. Marina comunque tentava ogni via praticabile ed andava sensibilizzando grossi nomi della cultura e politici, raccoglieva firme, tutto per affrettare le erogazioni di quei benedetti fondi. Un lavorio immane dal momento che all’epoca – se ben ricordo – si parlava di circa 2 miliardi di lirette e possibilmente da ottenere il più presto possibile. Perché, come spesso Marina mi diceva, più passa il tempo e più il conto diventa salato e poi, più diventa salato il conto, e tanto più difficile sarà ottenere soldi.

Poco tempo dopo, un furioso temporale buttava giù quello che avevamo definito necessario ma irriverente copricapo posto a protezione della torre.

Il prossimo dicembre saranno dieci anni dal fatto, di soldi ne sono stati spesi per qualche intervento, ma il Casale è sempre lì che aspetta.

Intanto vari appetiti hanno sbavato, qualcuno era pure giunto ad afferrare la preda, ma ha dovuto mollare il boccone per l’indignazione che aveva provocato.

AreaTenutaCervellettaAssegnataAttivitàAgricoleOra c’è motivo di nuovo sdegno: gli immobili rurali del Borghetto e parte dei terreni della Tenuta sono stati assegnati dal Comune di Roma – anche se in virtù di concorso (nella piantina l’area delimitata in rosso è quella oggetto di bando, dal quale è escluso il Casale. N.d.R.) – ad agricoltori. Quella che era decantata come area umida protetta, vero santuario per specie animali e vegetali, sarà ridotta a futura azienda agricola biologica per la produzione di ortaggi, allevamento di bestiame e rivendita diretta dei propri prodotti.

Ma la storia non può finire così: il Comune di Roma, nel formulare il bando di concorso, non ha tenuto conto di troppe cose, tra cui l’inconciliabilità di attività agricole con la situazione idrogeologica attuale del territorio.

Perciò un nuovo capitolo verrà scritto su un’altra delle storie infinite della Capitale, quella della tenuta della Cervelletta.


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