La città blindata

Roma è stanca di dover ospitare ogni fine settimana uno o più cortei, una o più manifestazioni, uno o più comizi
di Ettore Visbelli - 28 Febbraio 2015

Roma è stanca di dover ospitare ogni fine settimana – o quasi – uno o più cortei, una o più manifestazioni, uno o più comizi che nello stereotipo di una politica democratica sono destinati a non cambiare una virgola di quanto è accaduto e di quanto accadrà.

Lega a Roma: Marino in contatto costante con il questoreMandiamo a casa Tizio, si legge su qualche striscione portato in corteo o altro manifesto propedeutico affisso per tempo sui muri. Mi viene da ridere. Sì, ma come? Accompagnandolo a piedi mentre lo convinciamo a tornarsene in famiglia o chiamando un taxi che lo imbarchi, diretto all’indirizzo di residenza? Certe affermazioni fini a se stesse appaiono come un utopico programma d’intenti senza dettagli operativi, un’inutile sfoggio di retorica che non attecchisce più sull’elettore, stanco di frasi fatte, stufo di demagogia populista. Un giorno magari vedremo sfilare anche l’Associazione Parrucchieri e Coiffeur con striscioni: Basta le permanenti in proprio! La messa in piega è un nostro diritto! Non me ne vogliano i parrucchieri, è solo un esempio portato all’eccesso di ciò che potremmo vedere un fine settimana sfilare per le vie di Roma, come se non fosse un altrettanto diritto acconciarsi i capelli dove e come pare ad ogni cittadino, uomo o donna che sia. In altre parole: un corteo inutile che intasa le vie della città.

scontriRoma è stanca di essere il palcoscenico di scontri inutili quanto violenti che niente hanno a che vedere con contrapposte ideologie, semmai sfogo di facinorosi che non potranno in alcun modo incidere con quanto è stato deciso, o lo sarà, da chi di volta in volta ha in mano il governo del Paese.

Ma poiché in democrazia tutti hanno il diritto di manifestare, non sarebbe male che cortei e comizi, troppe volte conditi da scontri, manganellate a pioggia ‘ndo cojo, cojo e lacrimogeni, fossero ridistribuiti un po’in tutte le città italiane, in modo da permettere a tutte le regioni di godere e beneficiare di uno spettacolo che non può essere appannaggio unicamente della Capitale, come se, manifestare a Roma, sortisse risultati migliori.

Tanto, per quanto una manifestazione possa incidere sui cambiamenti richiesti, varrebbe la pena che le scampagnate dei dimostranti, in arrivo da più parti d’Italia, accontentassero a turno non solo Roma, ma anche i capoluoghi del sud, così come quelli del nord o del centro, in un esodo di fine settimana che permettesse ai dimostranti di visitare bellezze storico paesaggistiche e attrattive gastronomiche, prerogative non soltanto della Capitale.

Ogni fine settimana che Roma trascorre a città blindata viene sistematicamente a mancare quel turismo sano che porta economia, attratto in città dalle sue bellezze sulle quali non solo la Capitale, ma tutto il territorio italiano dovrebbe puntare per il rilancio dell’economia. Un impegno e un programma più volte e da più parti menzionato e promesso, quanto altrettanto disatteso.


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