La Croce “in rosso”

L’organizzazioni verso la privatizzazione; i dipendenti temono la perdita di 3000 posti di lavoro
di Alessia Ciccotti - 8 Novembre 2011

La Croce Rossa sempre più in rosso. Rossi sono i suoi conti; in allarme rosso invece sono volontari e soprattutto dipendenti. La soluzione, più volte annunciata e poi smentita, sembra essere quella dei tagli alle spese e della riorganizzazione strutturale della CRI. Insomma, la privatizzazione di una delle associazioni più grandi e più importanti d’Italia è ormai alle porte. I sindacati sono ai ferri corti con gli organi centrali dell’Ente e da settimane si susseguono proteste e agitazioni dei dipendenti che denunciano il rischio della perdita di circa 3.000 posti di lavoro.

Al centro delle loro preoccupazioni alcuni nodi cruciali del decreto legislativo in discussione in questi giorni tra Governo, amministrazione CRI e sindacati. In base a quanto si legge nella seconda bozza del testo la Croce Rossa Italiana si prepara a una trasformazione di notevole portata.
Il decreto, infatti, insiste in più punti su un “effettivo fabbisogno” come criterio in base al quale verrà riorganizzato l’organico della Croce Rossa, nonché il suo patrimonio immobiliare (che non è ancora mai stato precisamente stimato e censito). La paura è che i dipendenti che non risulteranno “effettivamente necessari” dovranno essere riassorbiti da altre amministrazioni pubbliche che, si sa, di questi tempi non navigano decisamente nell’oro. Scarse sono poi le garanzie, secondo i sindacati, che questo assorbimento venga realmente concretizzato e alto è il rischio della mobilità per centinaia di lavoratori a tempo determinato e indeterminato.

Altro punto cruciale del decreto legislativo riguarda i Comitati provinciali e locali che, come si legge, diventeranno associazioni di diritto privato; ciò significa che assumeranno forme, diritti e doveri delle associazioni di volontariato oggi regolate dalla legge 266 del 1991. Detta così non sembrerebbe un gran cambiamento; c’è da dire però che quella parte di volontariato, che in Italia è sempre più considerevole e fondamentale, non se la passa poi così bene dal punto di vista economico. In base alla legge 266 le organizzazioni da essa riconosciute e registrate negli elenchi regionali, quali dovranno essere anche gli attuali comitati locali della CRI, dipendono in buona parte dai finanziamenti derivanti dalle fondazioni di origine bancaria e da altri provvedimenti pubblici, quali ad esempio il 5X1000. Ma considerati i tagli che negli ultimi anni il Governo italiano ha inflitto alle politiche sociali e al welfare, è forte la preoccupazione per la sopravvivenza economica di queste strutture che si andranno ad aggiungere alle già ‘martoriate’ associazioni di volontariato attualmente esistenti in Italia.
Tagli che il Forum del Terzo Settore, uno dei principali rappresentanti del mondo non profit, ha stimato essere di oltre l’80%, con una diminuzione dai 2,5 miliardi di euro del 2008 ai 538 milioni di euro nel 2011. Già questa estate il Forum denunciava la crisi che le associazioni stanno attraversando e le difficoltà che in molti casi hanno portato alla chiusura di servizi fondamentali rivolti ai cittadini, come varie forme di assistenza a malati o disabili, a causa della mancanza di fondi.

Nel frattempo il Commissario straordinario della Croce Rossa Italiana Francesco Rocca, già riconfermato nel suo ruolo fino al 31 dicembre 2012, si limita a rassicurare tutti i dipendenti con un video sul sito ufficiale dell’organizzazione.


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