La difficile analisi dei numeri ai tempi del coronavirus

Ettore Visibelli - 1 Novembre 2020

Quando nei dibattiti televisivi, si affacciano alla ribalta i cosiddetti esperti a parlare di virus e tamponi, di numeri e percentuali, mi piacerebbe che ci fosse una maggiore serietà nell’analisi di quello che è loro dovere chiarire, affinché il loro messaggio possa essere compreso da chi li segue davanti al video.

Al contrario, è raro ascoltare qualcuno che descriva e faccia comprendere con chiarezza cosa significhi campionare, analizzare il campione e valutarne il responso, su basi veramente statistiche in grado di far comprendere allo spettatore il meccanismo – finalizzato a costruire un modello – tanto da darne almeno un’infarinatura anche alla famosa casalinga di Voghera. Ciò sarebbe davvero utile a diffondere e chiarire cosa sta accadendo e cosa fare per limitare il rischio del contagio.

Ma questo si verifica raramente e poche sere fa  mi ha rallegrato vedere e ascoltare l’intervento in TV di Paolo Giordano, scrittore e matematico, il quale ha tentato almeno di far capire, a chi seguiva la trasmissione, la difficoltà di leggere i numeri, al di là del loro valore assoluto. Giordano ha almeno sottolineato l’importanza di non fermarsi al mero valore numerico, se non si riesce successivamente a collegarlo con gli altri dati complementari, che lo connotano.

Decathlon Prenestina saluta

La statistica può anche affermare, con rigore matematico, che se tu hai mangiato un pollo intero e io no, essendo in due, abbiamo mangiato mezzo pollo a testa; sì, ma tu sei sazio e io ho ancora fame. Questo accade perché la statistica non può fermarsi a sparare un numero secco, valido su tutte le ruote, senza analizzare ogni parametro che lo condiziona. Altrimenti, in tal caso, parlando di pandemia, di tamponi, di asintomatici, di contagiati, di falsi positivi, di morti e guariti si forniscono informazioni incomplete e di conseguenza fuorvianti. Ad esempio, in quale percentuale un prelievo è positivo, quanta carica contiene del virus? Quanta la possibilità di contagiare un altro soggetto?

Il campionamento – il chimico lo sa bene – è forse la parte più delicata di un’analisi, insieme al protocollo di come trattare il campione per la determinazione del risultato, qualora la procedura non sia eseguita col rigore e le stesse modalità, di volta, in volta. Infine, il dato che l’analisi fornisce, deve essere interpretato e correlato alle molte interferenze che possano averlo condizionato.

In un sistema complesso, dove una miriade di fattori si intersecano, la valutazione di qualunque dato emerso non è scontata, senza l’accurata valutazione dei numeri che la completano.

Quanto sopra me lo hanno insegnato i quarant’anni trascorsi nella professione di chimico al servizio dell’industria del farmaco. Infine, lasciatemi suggerire che l’idea di confinare i plurisessantenni agli arresti domiciliari, per salvaguardare le loro fragili difese ed evitare il contagio con i più giovani, potrebbe essere la scelta più deteriore, dal momento che, per loro definizione e abitudini, gli anziani sono già sufficientemente confinati in casa e rigorosi nel seguire le attenzioni per il contenimento del contagio, ripetute fino alla noia dai comitati scientifici. Obbligarli di nuovo in clausura, servirebbe a farli ammalare di sconforto e malinconia, condannati come i veri colpevoli del contagio, da contrapporre agli assolti e innocenti guasconi, giovani o di mezz’età, in giro senza mascherina, talvolta aggregati in plotoni più o meno numerosi e loquaci, ancora non del tutto sbaragliati e sconfitti nelle covide notturne, tra piazze e locali, dove socializzano, come se la socializzazione diurna non potesse funzionare con altrettanta efficienza.

Mi piacerebbe che, chi ci governa, anche in questo caso non si limitasse alla sola lettura dei numeri, ma si soffermasse sull’analisi di come s’intersecano tra loro, imponendo ai vari consulenti di turno, chiamati per un consiglio, di accendere il cervello prima di esprimere il suggerimento.

 

Ettore Visibelli


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti