La discontinuità di Alemanno. Chi l’ha vista?

Diciotto mesi di annunci e decisioni urbanistiche che rilanciano l’espansione a macchia d’olio della città
di Aldo Pirone - 30 Novembre 2009

Discontinuità. Questa è stata la parola magica con la quale il sindaco Alemanno e la coalizione di centrodestra sconfissero 18 mesi fa un centrosinistra esausto e consumato dal veltroniano ‘’modello romano’’ e dalla ricandidatura dell’ex sindaco Rutelli percepita come una minestra riscaldata da un elettorato deluso, dominato da tante preoccupazioni, impaurito e ansioso soprattutto per la propria sicurezza.

Discontinuità in particolare sulla politica urbanistica e di sviluppo. Cominciò, il nuovo primo cittadino, con lo studiare all’ombra dell’ombrellone agostano il libro di Insolera ‘’Roma moderna’’. ‘’In questa ricostruzione storica dal 1870 al 1970 – chiosava Alemanno su ‘’La Repubblica’’ del 12.8.2208 – fatta da un autore di orientamento progressista, emerge con chiarezza il trauma subito da Roma nella trasformazione dal grande e pittoresco ‘paesone’ dei tempi dello Stato Pontificio al compito di essere una moderna Capitale europea.

Una trasformazione compiuta in ritardo rispetto alle altre capitali del nostro continente e, purtroppo, largamente segnata da una logica di speculazione fondiaria senza un’ autentica programmazione urbanistica e una precisa idea di sviluppo’’. La sinistra, proseguiva il Sindaco, non era riuscita, malgrado le promesse, ad emendare la città ‘’da quelle gravi distorsioni che avevano generato, attorno al centro storico più bello del mondo, una periferia informe e largamente invivibile, recuperando un disegno urbano che ridistribuisse funzioni su tutto il territorio’’.

Missione non sbagliata ma incompiuta, quindi, e che Alemanno dichiarava esplicitamente di assumersi. La nomina di assessore all’urbanistica di Corsini – un tecnico, avvocato dello Stato, ex assessore del centrosinistra a Venezia – sembrò dare corpo a questo nobile intendimento. La prima promessa fu quella di convocare, entro sei mesi o un anno, una conferenza urbanistica cittadina che procedesse a rivedere le politiche veltroniane precedenti. Poi, sulla scorta della sarkozyana commissione Attali, cercò di vararne una simile per i grandi progetti guidata anche qui da un prestigioso esponente del centrosinistra: Giuliano Amato. Ma la cosa abortì con la scolorita presidenza Marzano, subentrato ad Amato.

Da quel momento in poi i segnali che sull’argomento sono arrivati alla città sono stati del tutto contraddittori con le premesse e promesse estive.

Si è cominciato, tanto per dare un colpo alla ‘’speculazione fondiaria’’, con il bando per reperire nuove aree edificabili nell’agro romano dove soddisfare il bisogno di case. Social housing lo hanno chiamato, che in inglese fa più fine e nasconde meglio la rendita parassitaria. Poi sono arrivati i progetti della faraonica commissione Marzano (53 esperti, 23 dispensatori di pareri, 15 le personalità accolte in audizione, 6 i coordinatori dei gruppi di lavoro oltre ai tanti che hanno lavorato nelle strutture di supporto) che hanno partorito un tomo di 5 Ambizioni, 14 Obiettivi, 142 Decisioni e 39 schede progettuali.

Un supermarket di progetti fra cui: (decisione 7) ‘’una corona di isole artificiali potrà fissare definitivamente (al largo di Ostia n.d.r.) una nuova linea costiera’’ e conseguentemente ‘’prefigurare la possibilità di nuovi interventi costruttivi in aree con cattiva qualità urbana’’; l’Archeostoria, (scheda progetto 15), un parco tematico vicino all’aeroporto Leonardo da Vinci per ‘’comprendere i grandi fenomeni storici’’; una ‘’Città del gusto’’ propedeutica alla creazione di una ‘’fiera internazionale del Gusto’’ e, per non dimenticare i sofferenti, ‘’l’ora di offerta a prezzi scontati’’.

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All’inizio dell’anno si prospetta la Formula uno all’Eur tra le proteste degli abitanti e, poco dopo, di mandare al diavolo 750 ha di agro romano per realizzare i due nuovi stadi della Roma e della Lazio contornati da case, alberghi, campi sportivi, parcheggi, piscine, uffici, musei tematici per centinaia di migliaia di mc. pronubi i costruttori Scarpellini per i giallorossi (140 ha in località Monachina-Massimina) e Mezzaroma per i biancazzurri (600 ha sulla Tiberina). Nell’estate ci si oppone fieramente al vincolo paesaggistico apposto dal Ministero per i Beni culturali su 5.400 ettari tra le vie Laurentina e Ardeatina.

A fine ottobre nelle linee strategiche del Piano per la mobilità sostenibile (sic!) si ripropone il secondo GRA da Guidonia alla Pontina come nuovo confine espansivo e pedemontano della città, mentre si approva una variante al Piano regolatore che trasforma la località Tenuta La Perna, a Tor de’ Cenci, in area edificabile; a novembre arriva, sempre come annuncio, il Parco del cinema su 150 ettari a Castel Romano sulla Pontina. Insomma tutti segnali urbanistici fortemente espansivi che costruttori e industriali romani colgono al volo affrettandosi a dire per bocca del loro Presidente Aurelio Regina che ‘’bisogna allargare Roma ai confini del Lazio realizzando un’unità geografica di riferimento’’.

Tutto il contrario di quello che suggeriva Insolera e con lui la cultura ambientalista. E tutto il contrario di ciò che chiede il movimento partecipativo di associazioni e comitati dei cittadini presente nella città.

Qualche illuso aspetta ancora la promessa Conferenza urbanistica. Troppo impegnativo discutere con la città. E’ meglio programmare e contrattare a tu per tu con industriali e costruttori. Dopo 18 mesi la piatta e paludosa continuità di Alemanno ha inghiottito tutto anche il mai apparso assessore Corsini.


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