La Giornata della Memoria degli Alpini

Inopportuno celebrarla il 26 gennaio
Giorgio Giannini - 19 Aprile 2022

Il nostro Calendario Civile ha un’altra Giornata della Memoria, quella degli Alpini, che ricorre il 26 gennaio, cioè il giorno precedente il Giorno della Memoria, istituito con la Legge 20 luglio 2000 n. 211  in ricordo della Shoah.

La Legge per istituire la Giornata della memoria e del sacrificio degli Alpini è stata approvata dal Senato il 5 aprile scorso all’unanimità (con 189 voti favorevoli ed un solo astenuto, su 321 Senatori, dei quali 315 eletti e 6 a vita).

La Proposta di Legge era stata presentata alla Camera l’11 maggio 2018 da una settantina di Deputati, soprattutto della Lega (primo firmatario l’On. Golinelli), ed aveva il n. 622. È stata approvata rapidamente ed all‘unanimità il 25 giugno 2019, con alcune leggere modifiche. In particolare si è stabilito che le celebrazioni della Giornata si svolgono, di norma, “l’ultima domenica del mese di gennaio”, probabilmente per evitare la sovrapposizione con il Giorno della Memoria del 27 gennaio (Art. 1, comma 2), coinvolgendo, ove possibile, “l’Associazione Nazionale Alpini nella promozione delle iniziative” (art.2, comma 2).

Invece l’iter parlamentare al Senato (dove è diventato Disegno di Legge n. 1371) è durato quasi 3 anni, ma non ci sono state modifiche rispetto al testo approvato dalla Camera il 25 giugno 2019. In verità era stato presentato un solo emendamento dai Senatori Gasparri e Berardi di Forza Italia, per istituire altre “Giornate della memoria e del sacrificio” per gli altri Corpi delle Forze Armate (Bersaglieri, Carabinieri, Fanti, Granatieri, Paracadutisti, Aviatori), non prevedendo però (per banale dimenticanza?) i Marinai, e per le altre Forze del Comparto della Sicurezza (Polizia, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco), la cui “sensibilità” era stata probabilmente “lesa” con la Proposta di Legge che riguarda solo gli Alpini. L’emendamento è stato ritirato in seguito all’impegno del Relatore (il Sen. Vattuone-PD) di trasformarlo in un Ordine del Giorno, accolto anche dal Governo, rappresentato dalla Sen. Stefania Pucciarell (Lega), Sottosegretario al Ministero della Difesa, che è stato approvato all’unanimità.

Analizziamo il testo della Legge.

In base all’art.1 “La Repubblica riconosce il giorno 26 gennaio di ciascun  anno quale Giornata nazionale della memoria e del sacrificio degli Alpini, al fine di conservare la memoria dell’eroismo dimostrato dal Corpo d’armata alpino nella battaglia di Nikolajewka durante la seconda guerra mondiale, nonché di promuovere i valori della difesa della sovranità e dell’interesse nazionale nonché dell’etica della partecipazione civile, della solidarietà e del volontariato, che gli alpini incarnano”.

Innanzitutto si deve precisare che la battaglia di Nikolajewka, anche se combattuta con grande coraggio, e vinta, dagli Alpini della Divisione Tridentina, al comando del Generale Reverberi, che  con la loro abnegazione e determinazione consentirono di sfondare l’ultimo accerchiamento fatto dai soldati russi per catturare i nostri soldati in ritirata dal fronte del Don, insieme con reparti tedeschi, rumeni ed ungheresi, non andava ricordata perché è stata combattuta durante la guerra di aggressione all’URSS, iniziata con l’Operazione Barbarossa del 22 giugno 1941, che è stata, soprattutto da parte nazista, una “guerra di annientamento” della popolazione di religione ebraica (ed anche di etnia Rom) che viveva nel territorio sovietico (soprattutto in Ucraina e Bielorussia), ed anche con lo scopo di sottomettere e schiavizzare la popolazione slava in quello che, per i nazisti, doveva diventare lo “spazio vitale” per l’espansione ad Oriente della Grande Germania creata dal Terzo Reich.

Pertanto gli Alpini dall’estate 1941 erano “invasori” dell’URSS e quindi non hanno combattuto il 26 gennaio 1943 a Nikolajewka per salvare il proprio Paese (come hanno fatto i Russi), ma per salvare, con la “forza della disperazione”, la vita e tornare alle proprie case, in Italia, dove pochi mesi dopo, nell’autunno 1943, dopo la proclamazione dell’Armistizio dell’8 settembre, molti di loro hanno fatto la “scelta”, in questo caso “giusta”, di combattere contro l’occupante nazista ed il risorto fascismo (che li aveva mandati a morire “con le scarpe di cartone” in Russia) per liberare il proprio Paese e riconquistare la democrazia. Al riguardo, ricordo che la tragedia della drammatica “ritirata” dal fronte del Don e la successiva “scelta” antifascista ed antinazista sono state raccontate molto bene nelle opere di Nuto Revelli.

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Nella Resistenza attuata dagli Alpini si può riconoscere, giustamente, la “difesa della sovranità e dell’interesse nazionale”, indicata nell’art.1, 1 comma, della Legge.

Inoltre, per ricordare l’impegno costante profuso dagli Alpini, anche quelli in congedo attraverso l’Associazione Nazionale Alpini-ANA, in tutte le calamità che hanno colpito il nostro Paese dal dopoguerra, il loro importante ruolo nella struttura della Protezione Civile, e per valorizzare anche “l’etica della partecipazione civile, della solidarietà e del volontariato, che gli Alpini incarnano”, come ricordato nell’art.1 della Legge, si sarebbe potuto scegliere una data diversa dal 26 gennaio, ad esempio il 9 ottobre, giorno del disastro del Vajont nel 1963, oppure il 9 maggio, giorno del terremoto in Friuli nel 1976, che li ha visti accorrere subito in soccorso delle popolazioni colpite.

Per evitare che in occasione della Giornata si parli solo o prevalentemente della battaglia di Nikolajewka del 26 gennaio 1943, confidiamo che l’Associazione Nazionale Alpini, il cui coinvolgimento è previsto specificamente dalla Legge, ricordi anche, e soprattutto, il ruolo svolto dagli Alpini nella lotta di Resistenza al nazifascismo ed il loro importante impegno in tutte le calamità che hanno colpito il nostro Paese.


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  1. Gianfranco Nicoletti


    Bene ha scritto

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