

Dai dati Cityrailways emerge un cortocircuito strutturale: a fronte di oltre venti chilometri di binari realizzati in più rispetto al 2010, gli ingressi ai tornelli sono crollati da 345 ad appena 165 milioni
Il colpo d’occhio è quello delle grandi opere di ingegneria contemporanea: fermate iconiche che somigliano a veri e propri spazi museali sotto la superficie della Capitale, come i nuovi scali di Porta Metronia o Colosseo.
Eppure, dietro il prestigio delle architetture sotterranee, la realtà quotidiana del trasporto pubblico romano restituisce l’immagine di banchine e vetture progressivamente più vuote.
A scattare la fotografia di questa contraddizione sono i rilevamenti di Cityrailways relativi ai passaggi registrati ai tornelli della rete cittadina. Una tendenza che mette a nudo l’incoerenza tra lo sviluppo fisico delle linee e l’effettivo utilizzo da parte della cittadinanza.
Il confronto statistico a distanza di quattordici anni mostra la misura della contrazione del traffico sotterraneo:
Il quadro del 2010: Con la sola spina dorsale formata dalle linee A e B, la rete stradale sotterranea copriva 36,2 chilometri di tracciato, arrivando a movimentare ben 345 milioni di viaggiatori all’anno.

L’estensione al 2024: Con i progressivi lotti della terza linea e il prolungamento da 3,6 chilometri verso il cuore del centro storico, la rete si è allungata fino a toccare i 59,4 chilometri totali.
Il crollo delle presenze: A fronte di oltre 20 chilometri di nuova infrastruttura, i viaggiatori annui sono scesi a quota 165 milioni, segnando un netto dimezzamento dei volumi complessivi.
Il calo degli accessi non si può imputare unicamente alle conseguenze post-pandemiche o alla diffusione del lavoro da remoto.
Se già nel 2019 i passaggi totali avevano registrato una flessione attestandosi a 210 milioni, la soglia attuale indica l’esistenza di un problema più profondo che tocca la credibilità complessiva del sistema.
Il divario tra la maestosità dei nuovi cantieri e le difficoltà operative quotidiane spinge infatti una quota crescente di utenti a rinunciare al mezzo pubblico, privilegiando alternative private e riaprendo il dibattito sull’efficienza e sulla gestione della mobilità urbana nella Capitale.
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