La lapide delle vittime della Fiorentini dimenticata in un deposito

A ritrovare la memoria storica della strage di 120 operai del 3 marzo del 1944 è stata una équipe di ricercatori di Bunkerdiroma
di Federico Carabetta - 1 Marzo 2014

Perplessità e indignazione; non possiamo provare altro di fronte ad un fatto del genere. La lapide ricordo delle vittime del bombardamento della Fabbrica Fiorentini, giaceva dimenticata in un deposito, restante parte della Fabbrica, e prossimo alla demolizione, sito nell’area della cosiddetta Cittadella della piccola e media impresa, sorta tra via del Forte Tiburtino e via Filippo Fiorentini nel IV municipio. A ritrovare la memoria storica della strage di 120 operai è stata una équipe di ricercatori di Bunkerdiroma, associazione che si occupa di esplorare, studiare e recuperare le strutture blindate sotterranee della Seconda Guerra Mondiale. Mentre i ricercatori studiavano i ricoveri di triste memoria, in particolare quelli che venivano utilizzati per proteggere le maestranze delle fabbriche dai bombardamenti nemici, messisi sulle tracce della Fabbrica Fiorentini, hanno ritrovato la lapide a perenne memoria della strage avvenuta il 3 marzo del 1944 in cui perirono116 uomini e 4 donne.

Ricordiamo così, nel 70esimo anniversario uno degli episodi più tragici della storia di tutti i bombardamenti aerei subiti dall’Italia. Il 3 marzo 1944 venerdì, alle ore 11 circa, gli aerei angloamericani tornarono a bombardare i quartieri Tiburtino, Prenestino e Ostiense, zone industriali impegnate nella produzione bellica. L’incursione aerea impegnò184 aerei alleati che in un’ora e mazza sganciarono 1800 bombe.

Sulla via Tiburtina, nei pressi del cavalcavia sullo scalo ferroviario, c’era lo stabilimento della famiglia Fiorentini che produceva escavatori. Quando suonarono le sirene dell’allarme aereo, 180 operai e tecnici, si affrettarono a scendere nel ricovero sotterraneo dello stabilimento.

Una bomba di oltre 200 kg colpì in pieno l’ingresso del ricovero. Le cronache scrivono che fu un ”tiro di rara precisione” in seguito al quale il rifugio si trasformò in un inferno di fuoco e la copertura di terra collassò seppellendo vivi gli operai. I Vigili del Fuoco impiegarono tre giorni ad estrarre le vittime tra cui anche i genero del fondatore della fabbrica che in seguito morì di crepacuore seguito dopo qualche settimana dalla moglie.

Insieme con i discendenti della famiglia Fiorentini e con i parenti delle vittime, sollecitiamo il Comune di Roma Capitale affinché provveda a restituire dignità e visibilità a quella preziosa e tragica testimonianza storica e valorizzi così la memoria di quella strage.


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  1. Per la verità a ritrovare la lapide, anzi a non dimenticarsene mai sono stato io, e la richiesta di informazioni inoltrata da Lorenzo Grassi (Bunkerdiroma) all’ Ing. Filippo Fiorentini è rimbalzata a me, in quanto sapevo dove si trovava la lapide. Io ero già in contatto con Fabio Menchella Monaldi che è uno storico motivato, oltre dalla sua attività, dal fatto che il nonno era perito in questo triste evento.
    Molti altri dettagli possono essere forniti dal’Ing Filippo che conosce bene le evoluzioni che ci sono state per questo evento, che per ragioni di correttezza non posso citare, Filippo ha anche fatto stampare un libro con la storia di alcuni fatti salienti di questa fabbrica romana che ora non esiste più se non per il nome della via, ma che è stato un polo importante a Roma come la Olivetti lo è stato per Ivrea o Ferrari per Modena e lo dico come ex dipendente della Fiorentini e della Olivetti.
    Al momento, da quello che mi risulta, Fabio si stà ancora interessando per dare una giusta e permanente collocazione alla lapide per non essere distrutta come tutto il resto.
    Debbo però far notare che è stato un vero peccato non riservare uno spazio dello stabilimento dedicandolo alla archeologia industriale, sarebbe bastato mantenere alcune macchine di cui lo stabilimento era ben fornito e che probabilmente sono state cedute a prezzo di ferro vecchio. Attrezzature come torni, frese, pantografi per taglio termico multiplo, tornio a giostra per lavorazioni delle ralle, etc che potevano restare come esempio di una Italia che ha conosciuto una ingegneria e industrializzazione di degno rilievo internazionale.
    Distinti saluti
    Roberto Maggini

  2. Roberto Carsetti


    Buonasera, sono il nipote di una delle vittime, Tommaso De Viti, che il 3 Marzo del 1944 non aveva compiuto neanche 15 anni, ma lavorava già nelle officine Fiorentini, e che come tanti altri suoi compagni di lavoro, morì sotto quel bombardamento. Anch’io vorrei sapere se è possibile vedere quella lapide, e dove. Voglio rendere memoria a colui che non conobbi ma che è sempre vissuto in noi, grazie ai racconti dei miei
    nonni e di mia madre.
    Grazie


  3. ..mio nonno ha lavorato presso questa Azienda fino al 19 luglio del 1939 XVII..il giorno prima del bombardamento era stato convocato per veder se ci fosse stata la possibilità di un suo rientro in Azienda..quando la morte non ti vuole non ti vuole..alla notizia per una settimana mia madre mi raccontò che non disse una parola..fra l’altro l’Officina di mio padre collaborava con l’ing.Filippo..per la realizzazione di pistoni oleopneumatici per il ribaltamento dei cassoni dei camion…

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