Categorie: Costume e Società

La Nazione e il cittadino

Il documento questi giorni firmato da Orban, Salvini e Meloni è un trionfo delle “Nazioni”, delle “famiglie”, del “popolo con la stessa lingua”, ma non contiene neanche una volta il vocabolo “cittadino” e diritti del singolo e lotta ai soprusi da lui subiti.
Il singolo essere umano, coi suoi diritti ed i rischi di essere strumentalizzato, schiacciato, offeso, non esiste in quel libro, non fa parte di quel mondo.
Una signora leghista si chiedeva: “Perché quelli che arrivano da noi conservano la loro cultura e noi dobbiamo subirla?”
Ho risposto che coloro che decidono, con profondo discernimento e con ferma decisione, di cercare di arrivare in Italia, posseggono una cultura radicata e costruita con sofferenza e sacrifici, temprata da esperienze di vita inimmaginabili; noi, no.
Il nostro modo di vivere è rabberciato, il nostro interagire col mondo è distratto e superficiale, i nostri valori sono annebbiati e dilavati, i nostri ragazzi in viaggio premio a Dubai risultati positivi al Covid sputano sulle maniglie e sui tavoli comuni, la nostra coesione sguaiata e urlata la raggiungiamo solo con un rigore parato da un ventiduenne milionario!
Pertanto la nostra cultura non c’è, l’abbiamo dimenticata, non l’abbiamo mai praticata e non abbiamo strumenti per ricostruirla, per non-subire e per capire che non sono i “negri” e i “musulmani” che ci impongono qualcosa, ma siamo noi che non sappiamo offrire un nostro schema di vita (quello che Mancini ha offerto a tutti le nazionali europee, vincendo), nostre regole condivise.
Per questo siamo rozzi sulle proposte rabberciate di “nazione senza cittadini”: non abbiamo mai studiato, pensato il modo migliore per discernere sul da farsi, per capire, per rifiutare le idee che uccidono i diritti dei singoli, che creano i privilegi, che schiacciano le individualità a favore dei privilegiati.
Abbiamo cancellato la nostra cultura.
Siamo degli illusi che si difendono chiudendosi dentro le proprie mura e impedendoci la conoscenza del mondo.
Soluzione: capiamo l’importanza dello stato di diritto, impariamo quali sono i nostri veri interessi, scegliamo come guide politiche, non i demagoghi ignoranti e faciloni, ma i migliori dei nostri cervelli, e pungoliamoli con le nostre proposte, controllando il loro operato e le riforme che cercano di fare.
Vedrete allora che nessuno caccerà dall’Italia nessuno, anzi si farà coesione ed accoglienza, confronto e integrazione, creando una cultura più alta, sintesi della nostra, ritrovata, e di quella degli “altri”, preziosa.
Saremo migliori.
Non andremo all’estero a fare gli untori di virus, non capiremo solo di calcio, ma anche di arte e letteratura e poesia e musica e di vita vera.

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