La nostra “rivoluzione d’ottobre”

L'Italia che scende in piazza
Alice Sola - 29 Ottobre 2020

È arrivato l’autunno, e con lui una “gelata”. Il virus più insidioso di prima, che ha inserito il 2020 negli annali, è tornato (non se ne era mai andato). Il nostro governo, ha dovuto privarci ancora una volta di qualche nostra libertà per permetterci e garantirci una sicurezza sanitaria che non porti al collasso la nostra Penisola. Bar, palestre, teatri, ristoranti: chiusi. Che cosa significa questo? Famiglie a casa, senza lavoro. Firmato il nuovo Dpcm, ci siamo sentiti tutti ri-capultati a marzo, all’inizio di tutto, quando nessuno poteva credere che il mondo si potesse fermare. E invece, così è stato.

Ma ora la gente è stanca, molti non riusciranno a sopravvivere economicamente a questo inverno che si preannuncia gelido e duro, e quindi molti (soprattutto le categorie colpite da queste nuove misure) hanno scelto di scendere in piazza. Da Napoli a Roma, la “rivoluzione”. Se da una parte i cortei che si stanno susseguendo in tutto il Paese sono pacifici e ben organizzati, dall’altra c’è chi approfitta del momento per soffiare sul fuoco della disperazione.

Forze dellÕordine al presidio in piazza del Popolo a Roma, 24 ottobre 2020

Farmacia Federico consegna medicine

Padri e madri di famiglia che chiedono di poter continuare a lavorare in sicurezza, non vengono quasi ascoltati, non arrivano ai titoli del telegiornale, perché c’è chi urla più forte. E chi urla più forte? La violenza. Sì, la violenza è scesa in piazza con ultras, estremisti e malavitosi che hanno messo a ferro e fuoco il Paese, città dopo città. Ieri sera a Roma, a piazza del Popolo, c’è stato un acceso scontro tra “manifestanti” e polizia. Bombe carta, cassonetti incendiati, fumogeni, gli agenti hanno disperso la folla con gli idranti e sono stati 16 i fermati: tra loro militanti di estrema destra e ultras della Lazio. La fame delle famiglie che sono in ginocchio, dà da mangiare a queste figure che sono palesemente in astinenza da stadio.

Però un’altra parte di Italia, vuole avere voce: come i ristoratori che oggi si sono ritrovati a piazza della Rotonda, al Pantheon. Sì, perché se il governo chiede di chiudere alle 18 allora i ristoranti apparecchiano in strada. Il ristorante sparecchia a fine pomeriggio e apparecchia a terra: è stato questo il sit in dei ristoratori per rispondere al Dpcm della Presidenza del Consiglio che obbliga, come già detto, bar, locali e ristoranti a chiudere prima del solito orario di cena. Tovaglie stese sui sampietrini davanti al Pantheon, rispecchiano l’anima di questi imprenditori che sono letteralmente “a terra”.

La Fipe Confcommercio ha organizzato questa manifestazione nel cuore della Capitale e in altre 24 città italiane. Cuochi, titolari di bar, camerieri, baristi che chiedono di lavorare e sui cartelli espongono in cifre la perdita del fatturato di questa crisi economica che li sta trascinando a fondo. Noi cittadini possiamo continuare a tenere a galla queste realtà, andando a pranzo fuori, continuando a fare colazione al bar…e se (giustamente) temiamo un contagio: ordiniamo il delivery e gustiamo la cena sul nostro divano. Non lasciamoci soli, aiutiamoci tutti.

La nostra rivoluzione d’ottobre è arrivata; l’inverno più freddo del decennio sta per iniziare.


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