La protesi acustica nella storia

Uno spassionato consiglio, rivolgersi sempre ad aziende note per la serietà e l’affidabilità, diversamente si sprecano solo soldi senza averne l’utilità funzionale
Vittorio Polito - 19 Luglio 2020

L’orecchio, com’è noto, racchiude le importantissime funzioni dell’udito e dell’equilibrio ed ha il compito di trasmettere qualsiasi vibrazione della membrana timpanica, attraverso la stimolazione delle terminazioni del nervo acustico, fino a farle giungere al cervello per l’identificazione e la conseguente elaborazione.

 

Le ipoacusie sono di varia natura e spetta all’otorinolaringoiatra o all’audiologo certificarne il tipo, la terapia e l’eventuale prescrizione della protesi acustica che, in assenza di patologie può essere valutata anche dall’audioprotesista. Il tecnico che, secondo la legge 668/94, deve verificare l’estensione del campo dinamico del soggetto, scegliere la protesi acustica più adatta e istruirlo, assicurandosi che le prestazioni restino inalterate e diano il progressivo miglioramento previsto.
I moderni apparecchi acustici sono considerati dei gioielli della tecnologia, ma i primi esemplari di apparecchi acustici risalgono a qualche secolo fa. La prima menzione “ufficiale” di apparecchio acustico appare in un libro pubblicato nel 1588, intitolato “Della Magia Naturale”. Qui, l’autore Giovanni Battista Porta, descrive degli apparecchi acustici in legno che hanno la forma delle orecchie di animali dotati di un udito superiore.

Nel corso di un secolo sono stati fatti passi da gigante nel campo delle protesi acustiche. Inizialmente, per venire incontro alle necessità del paziente ipoacusico, era disponibile solo un grande e scomodo apparecchio a forma di imbuto che convogliava i suoni all’orecchio.

L’avvento dell’elettricità e dell’elettronica ha dato un essenziale contributo alla risoluzione del problema, permettendo la costruzione di apparecchi sempre più piccoli e potenti, al punto che, oggi, la tecnologia digitale ha reso possibile protesi affidabili e pressoché invisibili (almeno per certi tipi di ipoacusia).

Negli anni ’30, misurare la perdita uditiva era molto difficile. Il dottor Leland Alfred Watson, dopo essersi laureato all’Università di Minnesota inizia a lavorare a Minneapolis nella Sonotone Minnesota Corporation. Essendo figlio di un otorinolaringoiatra, si rese ben presto conto che occorreva sviluppare apparecchi più semplici per i test audiometrici, poiché quelli già in commercio richiedevano complessi calcoli per la misurazione della perdita uditiva dei pazienti. Nel 1937, lo stesso Watson fonda la Medical Acoustics Instruments Company (più tardi conosciuta come MAICO). Inizia a produrre a mano i primi audiometri. La giovane azienda dispone già di due piccoli punti vendita, uno dei quali a Chicago. L’impresa si ingrandisce e apre la prima officina tecnica nel Sexton Building, dove vede la luce l’audiometro D-5, il primo audiometro ad essere riconosciuto dall’American Medical Association (AMA) e dal National Bureau of Standards (ora conosciuto come National Institute of Standards and Technology).

Il 1944 la U.S. Navy conferisce alla MAICO il Navy “E” Award, un’onorificenza riconosciuta alle aziende che si sono distinte nel rifornimento di materiali utilizzati durante la II Guerra Mondiale con la motivazione di aver fornito il 90% degli strumenti per test uditivi al governo federale USA. Nel 1951, Maico mette in produzione il Chromalizer, utilizzato nella scuola per bambini sordi di Knoxville nel Tennessee per permettere di associare le parole pronunciate ai colori, aiutando gli insegnanti a correggere le forme espressive. Nel 1953 la stessa azienda mette in produzione il Transist-Ear, il primo apparecchio acustico al mondo ad essere realizzato interamente con i transistor: omologato dall’American Medical Association ottiene una serie di primati che costituiscono le pietre miliari nella “lotta alla sordità”.

L’anno 1957 viene reinventato lo stile dell’apparecchio acustico attraverso un prodotto più elegante, più sottile e più leggero: gli “occhiali indossabili”, che vincono il premio dell’Industrial Design Magazine. L’esperienza e la tecnologia approdano anche in Italia: nascono i primi Centri Acustici e Maico diventa sinonimo di apparecchio acustico perché le nuove soluzioni per l’udito sono più discrete, più confortevoli e più semplici da utilizzare.

Nel 1971 viene depositato il nuovo brevetto del ‘Dephasing Microphone’ per rendere gli apparecchi acustici sensibili ai suoni che provengono dalle varie direzioni. L’ascolto direzionale permette alle persone di sentire i suoni desiderati. Mentre nel 1988 viene introdotto sul mercato il primo apparecchio al mondo programmabile digitalmente. La tecnologia digitale entra prepotentemente a far parte del cuore degli apparecchi acustici permettendo una personalizzazione ampia e precisa.

Nel 1997 viene lanciato il primo apparecchio acustico 100% digitale. Finalmente anche l’elaborazione del suono diventa digitale, permettendo un ascolto maggiormente confortevole negli ambienti rumorosi e privo dei fastidiosi fischi.

Il 2005, grazie all’intelligenza artificiale, gli apparecchi acustici si adattano agli stili di vita del paziente, implementando automaticamente tutti i controlli perché sono in grado di riconoscere i contesti in cui ci si trova. Il 2010 introduce l’avvento della tecnologia Wireless e Bluetooth, tecnologia che ha comportato una rivoluzione nel mondo degli apparecchi acustici, permettendo di connettere direttamente alle soluzioni audiologiche la TV, il cellulare e tutti i moderni dispositivi di riproduzione audio.

Il 2017 la tecnologia offre prestazioni superiori ai limiti imposti dalle regole di classificazione ambientale, e capace di comprendere il parlato, anche in ambienti rumorosi e con cambiamenti sonori improvvisi, assicurando il giusto comfort ed affaticando meno il cervello. È l’era della tecnologia IFTTT: in cui l’apparecchio acustico è in grado di interagire con dispositivi di uso comune che integrano internet con una serie di servizi per semplificare la vita di tutti i giorni.

Oggi gli innovativi apparecchi acustici concentrano, in pochissimo spazio, sofisticate tecnologie di punta. Ne esistono di forme, design e funzionalità diversi, a seconda dell’esigenza per cui sono stati creati. Tutti, però, comprendono gli stessi componenti: un microfono, un amplificatore e un altoparlante. Inoltre, i moderni apparecchi acustici digitali integrano sempre un potente microprocessore per l’elaborazione dei segnali audio.

Infine, uno spassionato consiglio, rivolgersi sempre ad aziende note per la serietà e l’affidabilità, diversamente si sprecano solo soldi senza averne l’utilità funzionale.

 

Vittorio Polito

 

Fonte: https://www.giornaledipuglia.com/2020/07/la-protesi-acustica-nella-storia.html


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