La Rai dal servizio al possesso – “Non necesse” – Consulenze e deontologia

Fatti e misfatti di gennaio 2013 di Mario Relandini
Enzo Luciani - 18 Gennaio 2013

La Rai dal servizio al possesso 

"Il canone – sta tempestando di annunci, su tutte le sue reti, la Rai – è un’imposta obbligatoria legata al possesso dell’apparecchio televisivo".

Ma è proprio così? Secondo quanto a suo tempo pattuito tra il Ministero delle comunicazioni e la Rai, infatti, il canone va inteso come il corrispettivo di un servizio pubblico e non come una imposta di possesso. La Rai, dunque, va affermando un principio del tutto inesatto in punto di fatto e di diritto. Che, ove invece lasciato passare, potrebbe addirittura aprire la strada a conseguenze addirittura folli. Perché, se i cittadini vengono costretti a pagare l’imposta alla Rai per il solo fatto di possedere un televisore, a qualcuno, uno strano giorno, potrebbe anche venire in mente di estendere l’imposta di possesso sul frigorifero, sulla lavatrice, sulla lavastoviglie, sull’aspirapolvere che elettrodomestici sono classificati alla stregua di un televisore. Ipotesi improbabile e suggestiva? Sperabile. Intanto, però, sarebbe bene che la Rai fosse più precisa e meno scorrettamente intimidatoria nei suoi annunci. E, giacchè c’è, facesse sapere, ritenendo l’imposta a lei dovuta obbligatoria, quali sono mai le imposte non obbligatorie. Questo sì che sarebbe, per i suoi utenti, un servizio utile ed interessante.

"Non necesse"

"Non è necessario – ha precisato l’Agenzia delle entrate – avere conservato e continuare a conservare gli scontrini di ogni spesa fatta dal 2009".

Gli italiani, dopo questa precisazione, hanno tirato un grosso sospiro di sollievo. Si erano già disperati per avere gettato via gli scontrini del lattaio, del panettiere, del verduraio non solo di ieri, ma perfino del 2009. Di non avere adibito a "scontrineria" un buon reparto della loro libreria o del loro armadio dei vestiti. La precisazione, dunque, è giunta opportuna. Ora si è davvero tutti più tranquilli. Si può tornare a dormire sereni. Addio, maledetta ansia da "antico scontrino del 2009".

Consulenze e deontologia

"Al leghista Matteo Salvini il quale stava proponendo – durante l’ultima puntata di "Servizio pubblico" – la regolamentazione e la tassazione delle prostitute come avviene in tutta Europa, il conduttore Michele Santoro gli ha suggerito di chiedere una consulenza alla Minetti".

Ora la consigliera regionale Nicole Minetti – fra l’altro tuttora implicata nel processo sul cosiddetto "caso Ruby" e sulle cosiddette "notti a luci rosse" nella berlusconiana villa di Arcore – non può essere definita, per carità, una santa vergine e martire. Il presentatore Michele Santoro – fra l’altro tuttora sotto tiro della sinistra per il suo favore involontario reso una settimana fa a Silvio Berlusconi e, quindi, alla disperata ricerca di un perdono – non può essere definito, però, non tanto un gentiluomo di vecchio o nuovo stampo quanto un giornalista deontologicamente corretto nei confronti di una persona assente. Fosse anche la Minetti.


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