La Regione Lazio al terzo posto nella classifica della malasanità

La Commissione di Inchiesta Errori Sanitari: su 570 casi monitorati in Italia 63 si sono verificati nel Lazio
di Patrizia Miracco - 23 Gennaio 2013

Il Lazio è in testa alla classifica per un maggior numero di casi di malasanità. Su 570 casi monitorati. 63 si sono registrati nel Lazio. Questo è quanto emerge dal dossier presentato martedì, 22 gennaio 2013, dalla Commissione di inchiesta ‘Errori sanitari’ a Roma, a Palazzo San Macuto.

Il dossier pone il Lazio ai primi posti nella classifica delle regioni peggiori per malasanità. Viene dopo soltanto alla Sicilia (117 casi con 84 decessi) e alla Calabria (107 con 87 decessi). Il rapporto della Commissione parlamentare sugli errori sanitari infatti mette in luce che in quattro anni, da aprile del 2009 a dicembre 2012, nel Lazio si sono verificati 63 incidenti in corsia, di cui 42 con decesso del paziente e 6 episodi relativi al pronto soccorso e al 118.

Eppure il Lazio è tra le regioni che hanno il più alto rapporto tra personale sanitario e posti letto, 11,3 medici ogni 10 posti letto. Per la Commissione di inchiesta il disservizio spesso è dovuto a strutture inadeguate, ad inefficiente servizio di eliambulanza, a lunghe attese al pronto soccorso, alle infezioni ospedaliere ed a difficoltà nel trasferire il paziente da un ospedale ad un altro.

"Le regioni che spendono di più – considera la Commissione di inchiesta nel dossier presentato – non necessariamente hanno un’assistenza migliore, mentre la minore qualità dell’assistenza costa in termini di risarcimenti e assicurazioni. E’ lecito manifestare, quindi, il timore che le riduzioni di bilancio e la riorganizzazione dei servizi provochino una diminuzione dell’offerta di cure e un possibile ulteriore scadimento della qualità delle medesime, fenomeno che rischia di creare un circolo vizioso e che deve essere assolutamente evitato attraverso politiche di riduzione degli sprechi e di aumento dell’efficienza ancora più incisive nelle regioni a rischio". In Italia inoltre, lamenta la Commissione, manca una banca dati per conteggiare i casi e rivelare sul nascere la malasanità.


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