La rivoluzione di Beppe – Dopo tre schiaffi, due pugni al fegato – Casta e sfrontata – Se lo Stato è meno uguale…

Fatti e misfatti di settembre 2012 di Mario Relandini
Enzo Luciani - 23 Settembre 2012

La rivoluzione di Beppe

"Da qui – ha urlato, durante il suo comizio, in Piazzale della Pace a Parma, un sempre più esagitato Beppe Grillo – è partita oggi la rivoluzione".

Rivoluzione è una parola grossa, ma soprattutto seria. Beppe Grillo avrebbe fatto bene a non evocarla. Anche perché, al suo comizio in Piazzale della Pace a Parma, c’erano appena mille presenti e con appena mille è sì possibile far partire una spedizione per Marsala, ma è difficile far partire una rivoluzione. E anche perché, poi, un comico può rivoluzionare, tutt’al più, il suo repertorio di battute più o meno gradevoli. Tutt’ al più.

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Dopo tre schiaffi, due pugni al fegato

"Mai tradire – ha ritenuto opportuno ricordare Benedetto XVI, ricevendo il Comitato esecutivo dell’Internazionale democristiana con il suo presidente Pierferdinando Casini – tutti quei principi che non sono negoziabili". "Per realizzare un nuovo soggetto politico – ha invece ritenuto opportuno sottolineare l’arcivescovo di Milano, Angelo Scola – bisogna che ci siano le condizioni e non so se oggi ci siano le condizioni per un altro partito".

Dopo i recenti famosi schiaffi ricevuti in sequenza da Corrado Passera, Luca Cordero di Montezemolo e Pierluigi Bersani, ecco dunque, per il sempre più solo e confuso Pierferdy, due non indifferenti colpi al fegato da Oltretevere. Non ancora il colpo del ko finale, certo, ma due colpi da lasciare un primo segno. Un primo avvertimento: "Pierre, fai il bravo…"

Casta e sfrontata

"A proposito di Regione Lazio – è stato giustamente osservato – nessuno ricorda, però, che ci sono 180 ex consiglieri, assessori e presidenti i quali, quando hanno compiuto il loro cinquantacinquesino anno di età, hanno cominciato a percepire un vitalizio che è di 2.231 euro per chi abbia ricoperto l’incarico solo per pochi mesi, di 3.150 euro per chi abbia completato una legislatura, di 5.890 euro per chi ne abbia completate più di due. Per una spesa attuale complessiva, a carico dei cittadini del Lazio, di ben sedici milioni di euro".

Non è finita, però, qui. Quando la Regione, in armonia con la riduzione dei compensi dei consiglieri in carica, ha deciso di decurtare di trecento euro queste loro "pensioni d’oro", loro, i 180 ex, si sono così irritati ed offesi che hanno promosso una sorta di "class action" all’Avvocatura regionale per opporsi alla "terribile" decurtazione. E lo hanno fatto giovandosi di quella loro Associazione che accomuna tutti – a qualsiasi partito appartengano – e che addirittura ha un lussuoso ufficio in via del Giorgione. Anche questo a carico, naturalmente, dei cittadini del Lazio. Quelli che si sono visti aumentare in busta paga e nella pensione, sì, l’addizionale regionale. Evviva…

Se lo Stato è meno uguale…

"Concreto passo avanti – il primo sì è arrivato alla Camera – per il disegno di legge che, recependo una direttiva comunitaria, fissa l’obbligo del pagamento di quanto dovuto alle imprese entro trenta giorni".

Le imprese, dunque, potranno essere pagate finalmente entro trenta giorni anche dallo Stato loro debitore? No, anche se la direttiva comunitaria lo prevede espressamente, dallo Stato no. Il disegno di legge se n’è "dimenticato". Lo Stato, insomma,potrà continuare ad esigere subito dalle imprese anche di più, ma non a dover dare quanto spetta loro neppure entro trenta giorni. E poi c’è anche chi si irrita, all’interno del Governo, quando un’impresa non ce la fa ad andare avanti ed è costretta a chiudere.


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