La stazione di Salone resta desolatamente chiusa

Prevedibile la paralisi della Tiburtina
di Federico Carabetta - 18 Dicembre 2009

È passato più di un anno da quando i mass media lanciavano la notizia della riapertura della stazione di Salone, per il 23 febbraio 2009, dopo quasi nove anni di forzata inattività.

Subito dopo però il Ministero dell’Interno emanava un contrordine, in forza del quale la stazione sarebbe rimasta chiusa per motivi di sicurezza.

Quell’importante scalo del servizio pubblico doveva rimanere ancora relegato nei sogni delle migliaia di utenti che avrebbero potuto utilizzare la Stazione FR2 che collega Roma con Guidonia e Tivoli fino ad Avezzano.

Perché dal vicino ed omonimo campo “nomadi” (tanto per dire), incredibile per una capitale di una nazione civile, non si era in grado di portare alla legalità i nugoli di individui che borseggiavano, sbeffeggiavano e talvolta terrorizzavano i passeggeri.

La stazione era sempre chiusa, con treni che continuavano a passarvi regolarmente senza neppure accennare ad un rallentamento. E mentre i convogli si susseguivano accolti da tutte le segnalazioni luminose ed acustiche in funzione, i cittadini si rodevano al pensiero di non poterne fruire mentre i nomadi di via di Salone sarebbero saliti ugualmente su quel treno raggiungendo pedibus calcantibus la vicina stazione di La Rustica.

E si angustiavano pure per quei 3 milioni di euro spesi per rendere nuovamente agibile la stazione. Milioni che seguivano, come quelle carrozze ferroviarie, il destino delle molte altre migliaia (improponibile fare una stima) spese inutilmente e pensavano pure allo stillicidio di denaro pubblico dissipato tra i danneggiamenti continui agli immobili, al materiale rotabile, alla rete idrica, a quella elettrica ferroviaria e stradale, ecc ecc; senza mettere in conto che, in nome dell’accoglienza ed integrazione, il famigerato campo costituiva da decenni una sorta di buco nero che si ingozzava di un fiume di bei soldi, tra l’altro perché fosse decoroso, igienico, attrezzato e dotato di mini appartamenti su ruote.

La speranza che le cose cambiassero venne in agosto di quest’anno quando il Prefetto Pecoraro, in occasione della conferenza stampa del Sindaco Alemanno e del Ministro agli Interni Maroni, tenutasi in agosto di quest’anno presso lo stesso Campo Nomadi di via di Salone, dichiarò che non sussistevano più le condizioni di pericolosità per l’ordine pubblico perché il Campo Nomadi era stato ridimensionato, ristrutturato e sottoposto a controlli efficaci.

Siamo arrivati a dicembre ed i cittadini continuano a sottoporsi a disagi non comprendendo perché la stazione debba restare desolatamente chiusa!

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Allora inviano almeno mille fax all’Assessore alla Mobilità della Regione Lazio, al Sindaco di Roma ed al Prefetto, sperando nell’apertura della Stazione con l’entrata in vigore dei nuovi orari invernali del 14 Dicembre. Invano. Sembra anzi che non se ne parli nel nuovo contratto di servizio sottoscritto dalla Regione con Trenitalia a conferma che la Stazione resterà chiusa sine die.

Eppure è l’unico mezzo di trasporto su ferro disponibile per le migliaia di lavoratori della Tiburtina Valley ed i residenti di Case Rosse e Settecamini e rappresenta pure un’importante valvola di sfogo al traffico della via Tiburtina, soprattutto ora che è compromesso a causa dei lavori per il suo raddoppio.

Ai Comitati non resta che presentare ricorso alla Corte dei Conti per lo sperpero di denaro pubblico, mentre ai Cittadini viene negato il diritto ad una mobilità più umana.

Tutto, anche i locali per un presidio fisso di polizia. Il complesso appare però vuoto e completamente sbarrato nella sua recinzione ancora intatta. Il silenzio irreale di quel deserto, viene rotto unicamente dai convogli che sfrecciano senza rallentare, come se tutto quell’apparato di banchine e apparecchiature luminose, tutte in funzione, non esistessero.

Le operazioni per ricondurre il servizio nei canoni di funzionalità e sicurezza, erano cominciati nell’ottobre 2007, e conclusi poco più di un anno dopo, nel dicembre 2008, per l’urgenza di mettere a disposizione di un operosissimo quadrante cittadino, quel trasporto su ferro tanto invocato, essendo imminente l’avvio dei lavori per il raddoppio di Via Tiburtina.

Ma la stazione non funzionerà. I problemi di traffico diventeranno sempre più pesanti, e tutto per quel campo nomadi imposto dal Sindaco Rutelli nell’agosto 1997 con la promessa che non avrebbe ospitato più di 20 roulotte e che, al contrario, per un certo periodo è stato il più grande d’Europa con quasi 2000 occupanti.

Così, un settore della Città sempre più popoloso a cui necessitano sempre più urgentemente infrastrutture per il trasporto pubblico, è costretto a fare i conti con chi di integrazione e di regole non ne vuole proprio sentire.

È inoltre il caso di chiarire che se la mancata apertura di Salone dovesse protrarsi, sono prevedibili anche grosse ripercussioni sulla produttività delle numerose aziende della Tiburtina Valley, trainanti per l’economia. Non solo cittadina.


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