La verità su taxi e Ncc a Roma: pochi mezzi, molte attese e una città divisa

A sciogliere questi interrogativi è il nuovo rapporto della Fondazione Caracciolo, presentato il 21 novembre alla presenza dell’assessore ai Trasporti, Eugenio Patanè

Quanti taxi e quante auto Ncc attraversano davvero le strade della Capitale? Chi li utilizza, quanto si aspetta e perché alcuni preferiscono gli uni agli altri? A sciogliere questi interrogativi è il nuovo rapporto della Fondazione Caracciolo, presentato il 21 novembre alla presenza dell’assessore ai Trasporti, Eugenio Patanè.

Un’indagine che mette a fuoco punti di forza, debolezze e contraddizioni del cosiddetto “trasporto pubblico non di linea”, uno dei servizi più discussi – e spesso contestati – dai romani e dai visitatori.

Turisti delusi, residenti divisi: il servizio non convince del tutto

Il primo dato che balza agli occhi riguarda la percezione degli utenti. Tra i non residenti il verdetto è netto: oltre la metà (54%) boccia l’esperienza con taxi e Ncc. Chi vive a Roma, invece, si divide in due blocchi quasi equivalenti:

il 30,5% assegna il voto massimo,

il 29,5% esprime un giudizio molto negativo.

Una spaccatura che racconta bene quanto il servizio sia vissuto in maniera discontinua, spesso legata all’orario, alla zona o alla fortuna del momento.

E cambiano anche le preferenze:

i romani puntano più volentieri sui taxi, percepiti come più immediati e meno costosi;

i turisti prediligono gli Ncc, attratti dalla puntualità, dalla chiarezza delle tariffe e da un servizio considerato più prevedibile.

Chi usa il taxi? Gli adulti. I più giovani e gli anziani lo evitano

Lo studio sfata anche qualche falso mito. Il taxi non è una scelta elitista: è utilizzato soprattutto da chi ha tra i 26 e i 35 anni, mentre sia i più giovani (18-25) che gli over 66 lo impiegano raramente.

Il reddito incide, ma non in maniera determinante. Chi guadagna oltre 100mila euro lo usa di più, ma numericamente sono molti di più gli utenti con redditi tra i 20 e i 40mila euro, che rappresentano la fetta più ampia degli intervistati.

Il vero problema: si aspetta troppo

Il nodo principale resta l’attesa. Un terzo degli intervistati, romani e turisti, dichiara di aspettare tra i 3 e i 5 minuti.

Ma la situazione cambia tra chi non vive in città: il 31% attende più di 10 minuti, un tempo che pesa inevitabilmente sul giudizio complessivo e alimenta il malcontento.

Roma ha pochi taxi: la comparazione europea è impietosa

Il rapporto entra poi nel vivo dei numeri: a Roma circolano 8.436 taxi, equivalenti a 30,6 vetture ogni 10mila abitanti.
Un valore decisamente lontano dagli standard di molte capitali europee:

Madrid ne ha quasi il triplo,

Parigi più del doppio,

Barcellona oltre il doppio.

La densità racconta ancora meglio la realtà:

Roma: 6,6 taxi per km²,

Milano: 26,7,

Parigi: 169,6.

In una città così vasta, con quartieri periferici e distanze significative, la carenza di mezzi si traduce in una copertura necessariamente discontinua.

Pagamenti elettronici e tecnologie: ciò che gli utenti chiedono

Il dossier sottolinea anche l’importanza delle tecnologie digitali: strumenti che migliorano trasparenza, tracciabilità e sicurezza del servizio.

Pagamenti elettronici, maggiore controllo e sistemi di prenotazione più efficienti sono indicati come elementi fondamentali per un vero salto di qualità.

La presidente dell’AC Roma e della Fondazione Caracciolo, Giuseppina Fusco, lo riassume così: «Questa ricerca fotografa un servizio indispensabile, con aspetti positivi ma ampi margini di miglioramento. Roma è in una fase di cambiamento: servono regole attuali e soluzioni digitali adeguate alla grandezza della città».

Patanè: “1000 nuove licenze, attese in calo e più mezzi per la disabilità”

L’assessore Patanè, dal canto suo, rivendica gli interventi della giunta Gualtieri: «Abbiamo aumentato l’offerta con 1000 nuove licenze e circa 600 doppie guide, incrementando il servizio del 20% e riducendo i tempi di attesa».

Un dato particolarmente rilevante riguarda i mezzi destinati alle persone con disabilità: passati da 40 a 240, un aumento di sei volte ottenuto grazie alle nuove disposizioni del bando.


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