La via della seta

Ettore Visibelli - 15 Marzo 2019

Confesso francamente la mia perplessità nel comprendere, nel bene e nel male, cosa essa veramente sia. Ancora una volta, mi sembra che la definizione celi la volontà di dire e non dire, di lasciar trasparire Marco Polo, dietro il velo della mistificazione, un po’ come quando fu ideata la globalizzazione, una parola affascinante che tuttavia non lasciava intendere le vere intenzioni dei protagonisti, affannati nell’offrirla su di un vassoio d’argento ai commensali affamati che, poi, della portata erano destinati a non assaggiarne manco una cucchiaiata.

Se si crede davvero nel libero mercato, non vedo quale tranello dovrebbe riservare a coloro che intendessero beneficiarne. Ma, poiché gli affari abitualmente si fanno in due, è d’uopo prestare la massima attenzione affinché nessuno dei due contraenti sia un baro; o, per essere espliciti, vigilare nel controllo che uno dei due non abbia in mano moneta falsa e l’altro non nasconda un dito sotto il piatto della bilancia per rubare sul peso. In ogni accordo bilaterale, solitamente è difficile condurre in porto una trattativa che alla fine ricompensi entrambi, secondo le aspettative della vigilia, perché la carne – si sa – è debole e la fregatura sempre in agguato. Questa nuova via della seta, nasconde purtroppo più di un’insidia: che il pesce più grosso alla fine mangi il più piccolo; che si guastino equilibri di economia internazionale; che la forza delle valute in gioco detti la legge del più forte; che il debito portato da ognuno dei contraenti sulle spalle condizioni l’esito degli accordi sottoscritti.

L’Europa, dimostra una volta di più, di non essere affatto Unita. Fa pensare ad un’orchestra allo sbando, dove gli archi s’intrecciano con gli ottoni, le percussioni entrano fuori tempo, il piano strimpella un foxtrot, mentre il direttore si è assopito, convinto di dirigere la Nona Sinfonia di Beethoven. O se preferite, ognuno dei mugnai tira l’acqua al proprio mulino, tutti convinti di produrre farina più a basso prezzo e migliore in qualità di quella del vicino.

Per ora, la Russia sembra disinteressarsi della voglia matta che la Cina non nasconde nel volersi espandere: ma sarà proprio così?

Gli Stati Uniti si affannano a suonare la campana antincendio, allertando i propri, cosiddetti alleati a non ascoltare il canto delle sirene. Paventano l’intrusione dei musi gialli nei dati sensibili di casa loro e nostra, quando ancora non si è concluso il processo interno per il Russiagate, con protagonista il Presidente in persona.

In definitiva c’è chi in quella via, che porta a Pechino, è convinto di vedere un bozzolo dorato, pronto a dipanare un ghiotto filo di seta e chi, al posto del baco, intravede un verme malefico.

Al momento, chi ci capisce qualcosa è bravo. Non mi vergogno di ammetterlo: non sfuggo al gruppo di coloro che non sanno.

 

Ettore Visibelli


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  Commenti: 1

  1. Giuseppe Moschini


    Analisi chiara, sintetica, espressa in linguaggio piacevolmente scorrevole. Molto interessante.

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