L’affondamento della corazzata Novorossiysk: incidente o attentato?

Sebastopoli 1955: una tragica pagina della guerra fredda
F. S. - 4 Gennaio 2019

Quasi nessuno, in Italia, conosce l’episodio che costò la vita a più di 600 marinai russi – a quel tempo “sovietici” – nella notte tra il 28 e il 29 ottobre del 1955, nel porto di Sebastopoli (oggi, come ieri, città sul Mar Nero della Crimea, la quale da alcuni anni è ritornata a far parte della Federazione Russa). Forse neanche gli storici di professione, intendo quelli che si occupano della “guerra fredda” e dei suoi anni più terribili, i Cinquanta, hanno mai sentito parlare di questo tragico avvenimento o, se ne hanno avuto notizia, hanno dato ad esso l’attenzione che invece meriterebbe. Anche perché in questo evento in qualche modo è coinvolta l’Italia o, per meglio dire, la Marina Militare italiana.

copertina corazzata

Infatti la nave affondata in quella tremenda notte, la corazzata sovietica Novorossiysk, era stata, fino a qualche anno prima, il gioiello della nostra Marina: si chiamava infatti Giulio Cesare, era nata nei cantieri navali di Genova nel 1911, ed era diventata sovietica a seguito del trattato di pace del febbraio 1947, trattato che aveva obbligato l’Italia a ridurre considerevolmente le sue Forze Armate e a cedere alle potenze vincitrici, come risarcimento, molti dei suoi migliori “pezzi” di armamento.

Il mistero della corazzata russa: fuoco, fango e sangue

L’amico Luca Ribustini, giornalista e documentarista, nonché esperto di vicende storiche relative ai vari paesi dell’ex Unione Sovietica, ha ricostruito, attraverso una serrata, lunga e difficoltosa indagine d’archivio (ma anche andando alla ricerca di possibili testimoni e sopravvissuti), quel tragico evento nel suo ultimo libro, dal titolo “Il mistero della corazzata russa: fuoco, fango e sangue”.
La tesi di Ribustini, che emerge fin dalle prime righe del testo, è del tutto in contraddizione con le conclusioni ufficiali alle quali pervenne l’indagine condotta dagli inquirenti sovietici del tempo, che sostenevano essersi trattato di un incidente (la nave sarebbe andata a sbattere contro una potente mina tedesca abbandonata dal 1944 nei fondali del porto di Sebastopoli, e ciò avrebbe provocato la tragedia).
Ribustini, al contrario, sostiene che a far colare a picco la nave sarebbe stato un attentato, organizzato e realizzato da ex militari appartenenti alla famigerata X Flottiglia Mas, uno dei corpi scelti della Marina Militare italiana, formato da audaci incursori che, a bordo di piccoli sommergibili, diedero gran filo da torcere alle Marine degli alleati anglo-americani. A guidare questi sopravvissuti al secondo conflitto mondiale, ma ancora in piena attività nel dopoguerra (molto spesso per conto degli Americani), era il celebre comandante Junio Valerio Borghese, giudicato come criminale di guerra ma ben presto, come molti altri fascisti nostrani, amnistiato e in giro per il mondo ad organizzare trame eversive che avevano come obiettivo l’instaurazione di una dittatura militare in Italia (famoso, a questo proposito, l’episodio del fallito golpe dei forestali nel 1970 in Italia). Ribustini, dunque, mettendo insieme vari documenti d’archivio (italiani, sovietici, ma soprattutto provenienti dagli archivi della CIA), e raccogliendo testimonianze sia di ex marinai sovietici che di un ex incursore della X Mas, costruisce un mosaico di indizi che, in qualche misura, demoliscono la tesi ufficiale dell’incidente e suffragano, viceversa, l’ipotesi dell’attentato.

Il libro risulta di facile ed avvincente lettura; più che un saggio storico (apprezzabile perché ricostruisce, in maniera scientificamente corretta, un’intera epoca), può essere considerato un lungo reportage d’inchiesta ma anche, perché no?, la trama di un giallo politico-spionistico. Da consigliare soprattutto ai giovani che affronteranno, alla fine di quest’anno scolastico, il nuovo esame di maturità.

F. S.


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