L’ammirazione

GiProietti - 24 Febbraio 2021
In questi ultimi tempi sono colpito molto dall’atteggiamento di tanti amici e colleghi studiosi, anche non italiani, e di persone che incontro nei social. Un atteggiamento che è caratterizzato sempre più palesemente dalla grande influenza che hanno sull’umore di ciascuno la percezione di sé e l’ammirazione di sé che si riscontrano in chi si incontra, dal portiere di casa all’edicolante, dal tassista al cameramen che ci inquadra, dal correlatore al convegno alla segretaria che ti passa un messaggio.
In ogni coppia di occhi che incrociamo, facciamo del tutto per tutto per apparire “al meglio” e scrutiamo e osserviamo come ci sorridono, ci sbirciano e poi con che tono si rivolgono a noi, o, ancora più importante, come parlano di noi a terzi.
E anche nelle interviste in radio o Tv, o nei post di FB, fateci caso, i Vip non parlano mai o quasi di concetti, di merito delle questioni, ma di “come il Presidente ha reagito al mio intervento”, di “come mi ha guardato il ministro dopo il dibattito”, di “come mi sono sentito a mio agio tra tante personalità, di “come nelle mie foto pubblicate sono proprio uno schianto”…etc.
Se leggete testi di Cartesio, Giordano Bruno, Tommaso Campanella, per es, non trovate mai una digressione sulla autosuggestione di sé, sulla luce che gli altri danno alla vanità del filosofo, che invece sembra talmente preso dalle questioni fondamentali, che non si cura della sua sorte immediata (carriera accademica, guadagni o salvezza della vita a Campo di Fiori), e continua imperterrito a sentirsi parte del Mondo Reale ed Eterno, che è infinitamente più importante del misurare l'”ammirazione” di sé, che ai tempi nostri invece è tutto.
Quanti like? Quanti mi piace? Perché non capisci che se sei prolisso nessuno ti legge?
Ricordo che una decina di anni fa il Cardinal Ravasi, per stigmatizzare l’ammirazione citava il Dizionario del Diavolo di Ambrose Bierce (la sua lettura la renderei obbligatoria alle tantissime persone che cercano il successo), che recita: “L’ammirazione è la nostra cortese ammissione che un’altra persona ci somiglia”!
Ecco perché’ ai grandi pensatori non interessa: loro sono unici, come la verità.

Dicci cosa ne pensi per primo.

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