L’ATAC abolisce la fermata di via del Plebiscito

Per garantire la sicurezza del premier, da lunedì 28 dicembre, è stata soppressa la storica fermata, snodo cruciale per raggiungere il centro storico
di Alessandra De Salvo - 28 Dicembre 2009

Foto di Federico Ridolfi

Dal 28 dicembre l’ATAC ha ufficialmente soppresso la fermata di via del Plebiscito “per ragioni di sicurezza” legate alla vicinanza della residenza del Presidente del Consiglio. Oltre una quindicina le linee interessate dalla variazione. Gli autobus 30, 62, 63, 64, 70, 81, 87, 130, 186, 492, 571, 628, 810, n5, n6, n7, n15 e n20, non fermeranno più su via del Plebiscito ma tireranno dritto fino a largo Argentina. Infatti, non è stata istituita nessuna fermata sostitutiva tra piazza Venezia e largo Argentina, in quello che è un tratto di strada strategico per i collegamenti, per il turismo e per i tanti lavoratori che quotidianamente si recano in centro per svolgere le loro attività. La soppressione della fermata ha, da subito, suscitato disagi e proteste tra i residenti, i commercianti e tra i tanti cittadini romani che da sempre scendono in via del Plebiscito per raggiungere via del Corso, piazza Venezia o l’antistante museo.

“Pensavamo ad uno scherzo di pessimo gusto – ha dichiarato Vito Nicola De Russis, presidente dell’Associazione Diritti dei Pedoni – nell’apprendere che volevano far scomparire la fermata dei bus ATAC di via del Plebiscito, forse la fermata più importante di Roma visto che è posta all’entrata di Palazzo Venezia e del Museo di Palazzo Venezia, ovvero nel punto fondamentale del turismo mondiale. Siamo bravi a farci del male in campo mondiale e la scomparsa di questa importantissima fermata nella tragica mobilità romana, renderà ancora più ridicolo il nostro Paese.”

Mentre l’ATAC si giustifica dicendo che l’intervento è necessario ed ha “l’obiettivo di fluidificare il traffico per ragioni di sicurezza, legate alla vicinanza della residenza del Presidente del Consiglio”; l’Associazione Diritti dei Pedoni rincara la dose con una nota in cui dichiara: “è un gravissimo attacco all’art.3 della Costituzione perché aggrava sensibilmente le già numerose disparità tra i cittadini. E’ un atto che mette in discussione il livello di rispetto di quel diritto della dignità delle persone sancito nella Dichiarazione universale dei diritti della persona umana. Da molti anni è interdetto ai pedoni il marciapiede davanti la residenza del premier. Da molti anni assistiamo ad un premier superscortato nei suoi spostamenti mentre, all’estero, i suoi pari circolano liberamente tra la gente dei loro democratici e liberi Paesi.”

Sul piede di guerra anche i residenti della zona che, già irritati a causa del divieto di accesso di piazza Grazioli alle auto private, hanno fatto sentire la loro voce attraverso un comunicato stampa emanato dall’associazione Abitanti del Centro Storico: “La politica al servizio del cittadino, questo lo sentiamo annunciare da tempo, ma come pensare di togliere un servizio, come accade in via del Plebiscito dove sono soppresse le fermate del trasporto pubblico? Non possiamo pensare che l’incolumità del Premier dipenda essenzialmente dal non permettere ai mezzi di trasporto di fermarsi in via del Plebiscito, ma chi si è così solertemente adoperato conosce la viabilità della zona? La sicurezza deve essere garantita per tutti e chi governa questo Paese deve aiutarci a vivere meglio, a non essere costretti a fare rinunce a favore, ma usando semmai i privilegi già a disposizione: perché non vivere a Palazzo Chigi?”

“A quando l’edificazione di un muro divisorio?”, commenta sarcastico Pino Sgobio del PdCI, “la soppressione della fermata in una zona vitale del trasporto urbano di Roma, crocevia di enorme importanza per la mobilita’ e’ il modo migliore per rendere antipatica la politica ai cittadini. Il rischio concreto e’ di creare un fossato ancora maggiore tra persone semplici e potenti. La politica che ha paura dei cittadini, e che si isola in una torre d’avorio, non e’ un bell’esempio”.
 


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