Le cipolle e i righi musicali

GiProietti - 28 Agosto 2022

Tutte le persone che dialogano con me, prima o poi, mi parlano del terribile problema delle diverse capacità analitiche e quindi della diversa cultura, che contraddistinguono sempre di più gli uomini.

Premesso che questo problema riguarda particolarmente gli Italiani, mi sembra che la forbice, tra chi capisce e chi banalizza, cieco e sordo, sia sempre più larga. Non abbiamo saputo ingranare la marcia e andare avanti e siamo infelici, taluni con più coscienza e sofferenza.

Un modello, che secondo me chiarisce il problema, potrebbe aiutare a fare un passo avanti.

Siamo come coloro che mangiano, per pigrizia e ignoranza, solo lo strato superficiale delle cipolle o che leggono solo un rigo degli spartiti musicali, anche i più semplici.

Nel primo caso ci nutriamo solo di ciò che è a contatto col terreno, rischiando di nutrirci della parte più sporca, senza avvalerci del sapore e della capacià nutrizionale della parte più interna e tenera.

Nel secondo caso, sempre per pigrizia o ignoranza, leggiamo solo un rigo e alcune note, le più monotone, e cantiamo una canzone che non è musicale, melodiosa, armonica, ma un guaito, un raglio, tanto per rendere l’idea (l’uomo non è un animale).

E chi si sforza a leggere note su più righi – da due fino a cinque – coglie la bellezza e l’arte della composizione, intende la complessità del lavoro del compositore e sa apprezzare chi interpreta quella musica in modo profondo e irripetibile.

Come diceva Yates, siamo un popolo di ciechi amministrato da sordi (o viceversa), cioè mangiamo lo strato esterno più terra terra della cipolla e leggiamo solo le note di un rigo, le uniche che la pubblicità o violenza politica ci propinano e ci indirizzano, a noi monostrati, di ripetere a cantilena.
Allora, così, il risultato è molto variegato.

La fetta piu’ grande, il 40% degli italiani, è analfabeta funzionale, cioè legge poco, solo su un rigo, e non capisce quanto legge.

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Della quota rimanente, taluno taglia la cipolla, con qualche ovvia lacrima, o prova a leggere le note su tre righi, ma naturalmente arriva solo ad una prima sensazione, segnata da perplessità e dubbi.

Gli ultimi, pochi e sempre di meno – che hanno trovato il modo di arrivare ad assaporare tutta la cipolla senza versare lacrime, o sono stati sempre più curiosi di cogliere tutto il motivo musicale, leggendo l’intero spartito, ricanticchiandolo e facendosi capire dagli altri musicisti, toccando le vette delle sinfonie e scoprendo la complessità del mondo – sanno cos’è il vero sapore e la vera conoscenza dell’arte, della poesia, della sinfonia, della politica pulita e trasparente, della società armoniosa e generativa, del bene comune. Ma parlano e non sono capiti, agiscono bene e sono isolati, cercano di proporre soluzioni sempre più adeguate e sono derisi.

Perché la maggioranza mangia cipolla e terra, strilla come un animale e non canta, non immagina neppure la libertà di suoni che procura la cultura.

I più fortunati non godono di questa situazione, anzi ne soffrono, perché sanno che la cipolla intera deve nutrire tutti, che la sinfonia più meravigliosa deve entrare in ogni orecchio.

Ciascun uomo è chiamato alla dignità, che è un sommo bene solo se tutti ne sono consapevoli.

Se vi siete annoiati leggendomi, allora stiamo su righi diversi.

GiProietti


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